Prima di approdare al Milan, Bryan Cristante ha militato nella Liventina, club dilettantistico di Motta di Livenza (TV). Nel percorso di crescita del centrocampista, Alberto Romano (quasi un segno premonitore) è stato uno dei protagonisti più importanti. «Ho allenato Bryan circa tre anni, nell'età forse più delicata, tra i 12 e i 14 anni. Ha fatto due anni negli Esordienti e un anno nei Giovanissimi con me».

Quanto è stata importante la Liventina per Bryan?
«La Liventina attualmente è un centro di formazione dell'Inter, precedentemente lo è stato anche di Atalanta e Milan. È una società dilettante, ma tra le migliori in Italia che ultimamente ha sfornato anche Matteo Rover, l'attaccante della Primavera nerazzurra che io ho allenato per quasi tre anni».

Ci descriva il primo Cristante
«L'ultimo anno che è stato da noi, aveva fatto già qualche apparizione nell'Under 15 dell'Italia, nonostante giocasse nei dilettanti. Caratterialmente si è visto subito che era un leader. Lo è sempre stato, un ragazzo metodico. L'allenamento per lui era qualcosa di importante. Si applicava sempre e nella testa aveva l'obiettivo. Per lui fare la partitina voleva dire giocare per vincerla, non tanto per giocarla e si arrabbiava quando i compagni non si impegnavano. È uno che in campo non te le manda a dire. Sono ventotto anni che faccio l'allenatore e questi ragazzi con spiccata personalità mi sono sempre piaciuti, perché solo loro possono venire fuori. Non contano solo la tecnica e la fisicità. Dava consigli e motivava i compagni, lottando sempre per il risultato. Anche da piccolo quando ovviamente andava modulato un po'».

In che ruolo lo utilizzava?
«Con me ha sempre fatto il centrocampista centrale alla Busquets, davanti alla difesa con un grandissimo piede e un ottimo lancio. Riusciva a vedere prima l'azione, ma aveva un'altra caratteristica davvero incredibile».

Quale?
«A livello organico e di tenuta fisica è impressionante. Molto probabilmente non è velocissimo nei primi passi, ma ha un allungo importante come si vede anche dai suoi inserimenti senza palla».

Si aspettava questa esplosione sotto porta?
«Ha trovato in Gasperini l'allenatore che lo ha valorizzato al 100%, perché è un tecnico che pretende molto e che lavora bene con i giovani. Molto probabilmente allenatori così tenaci non vanno sempre bene con giocatori già formati, mentre sono fondamentali per calciatori più giovani che vogliono darsi da fare. Bryan da questo punto di vista è un faticatore, gli piace lavorare. Da piccolo si vedeva già che aveva voglia di essere protagonista. Le qualità tecniche gli permettevano di fare quello che voleva con la palla, ma quello che ha fatto con l'Atalanta deriva anche dall'intuizione di un maestro come Gasperini».

Come lo vede nella Roma?
«Bryan è un centrocampista moderno, tra i più importanti in circolazione perché ha davvero tutto, anche un ottimo stacco di testa. In tutte le squadre sui rinvii del portiere lo mettono sempre largo per andare a colpire la palla e spizzarla e anche in area si fa rispettare. Batte poche punizioni, ma nelle giovanili del Milan se non ricordo male ha fatto bei gol anche da fermo, ha un grande piede. Sono sicuro che si adatterà al gioco della Roma. Lui ha bisogno di esprimersi, di muovere la palla e di andare dentro a cercare l'inserimento. Sono contento per questa occasione, anche perché ho sempre detto che era un ragazzo di valore. Ho fatto anche il professionista nella Reggina e nel Padova, allenando Nicolas Viola, Barillà e altri e posso dire che lui è uno di prima fascia».

Cosa ha consigliato a Cristante quando è arrivato il Milan?
«Bianchessi è stato il suo mentore, lo hanno sempre visto come un profilo importante. Gli ho detto di essere sempre il primo della fila, di proporsi e di parlare senza aver paura del grande salto, di non nascondersi e di essere sempre se stesso, rispettando i dettami di società e allenatore. Lui ancora adesso parla quasi sempre del gruppo e mai di sé, nonostante dentro sia solido e forte. Ricordo un racconto della mamma, Liana. Un mese dopo il suo arrivo a Milano, mi disse che il mister aveva fermato il gioco dicendo ai suoi compagni che era più pronto lui in un mese che tutti gli altri che erano lì da tre anni. Non a caso dopo poco aveva già la fascia da capitano».

Lo sente ancora?
«È un po' che non lo vedo. Non sono uno di quei tecnici che chiama spesso i suoi ex giocatori. Due o tre anni fa è venuto a trovarmi a casa e mi ha fatto molto piacere. È una persona tranquilla, che non ama apparire. Un professionista dentro e fuori dal campo».

Ha qualche aneddoto particolare?
«C'è un episodio che la mamma mi ricorda spesso e ancora mi rimprovera per quello che ho fatto. Lui portava sempre i capelli lunghi e una volta prima di una partita gli ho detto: "Tu vuoi giocare oggi? Se vuoi giocare ti devo tagliare un po' i capelli". Lui ha accettato, ma la madre è ancora arrabbiata con me (sorride, ndi). L'altro giorno le ho mandato un messaggio, dicendole che con un mister che fa Romano di cognome, era destino che finisse alla Roma».