Sommando: trecentottantotto centimetri; centottanta chili; settantatré anni; millesettecentotre partite ufficali di cui duecentoventotto nelle rispettive nazionali; dieci campionati diversi frequentati, Italia e Inghilterra in comune; novecentoventi gol escludendo quelli con nazionali e squadre giovanili, altrimenti quota mille sarebbe stata scavallata da un pezzo.

Sono questi i principali numeri che sintetizzano la carriera di due campioni, Zlatan Ibrahimovic ed Edin Dzeko, stasera l'uno contro l'altro a San Siro nella sfida che calerà il sipario sul quinto turno di questo campionato che per molti versi continua a essere tutto un quiz.

Uno svedese, l'altro bosniaco, in realtà con radici più simili di quello che si possa pensare visto che il papà di Ibra ha visto la luce proprio dalle parti di Edin, pensate a una Bosnia con questi due a formare la coppia d'attacco, roba he avrebbe spaventato l'Europa. Ma questo Milan-Roma non sarà solo certo Zlatan contro Edin, anche se di sicuro il risultato finale non potrà non passare attraverso i piedi, la testa, i pensieri calcistici, le giocate di questi due che, come pochi altri, sanno come buttarla dentro, in grado entrambi di mettersi sulle spalle la propria squadra, fare reparto da soli, migliorare la qualità di qualunque giocatore gli giochi al fianco. C'è un Milan con Ibra e uno senza, la stessa cosa si può dire di Dzeko e la Roma. Ricordiamoci la squadra rossonera prima che nel gennaio scorso Zlatan ripiombasse in quella Milano da cui era andato via perché c'erano esigenze economiche da far quadrare e, pure, per continuare a inseguire la sua voglia di vincere e arricchire il suo conto in banca. Lo ha ribaltato questo Milan, al punto da riportarlo in Europa e, ora, in testa alla classifica, personalità, qualità, gol, diavoli venitemi dietro e vi porterò in cima al mondo. Stessa cosa, più o meno, si può dire per Dzeko, sono sei anni che ce lo sta facendo vedere, ultimo esempio giovedì scorso, in Svizzera, Europa League, esordio europeo, un'ora di Roma che uno si domandava dove fosse rimasta, poi il bosniaco è entrato (insieme ad altri quattro titolari), Roma e risultato ribaltati, due reti agli svizzerotti, giallorossi tornati a casa con il sorriso.

Ha vinto molto di più lo svedese. Del resto ha vestito le maglie dei maggiori club al mondo, gli manca il Real Madrid, poi non si è fatto mancare niente, Ajax, Juventus, Inter, Milan, Barcellona, Manchester United, pure un paio d'anni negli Stati Uniti a Los Angeles per far vedere agli americani cosa sia davvero il calcio. Ha percorso strade calcisticamente più periferiche, rispetto alla vittoria, il bosniaco: il Wolfsburg in Germania che ha portato al suo primo e fin qui unico scudetto, il Manchester City che non vinceva da decenni e con cui si è tolto la soddisfazione di portarsi a casa due titoli, e poi la nostra Roma, è qui da sei anni e da queste parti, come sappiamo, ancora non ha vinto, ma il tempo volendo c'è ancora, perché mettere limiti alla provvidenza e non provare ad alimentare un sogno che può arrivare fino al trenta giugno del duemilaventidue, sempre mercato permettendo?

Stasera, come sempre, più di sempre, saranno entrambi il punto di riferimento di due squadre che vogliono tornare a respirare l'aria di Champions League. Il Milan, che ne ha vinte sette, ci manca da una vita, la Roma da un paio d'anni, l'obiettivo rimane quello per due squadre che vogliono riscoprire l'effetto che fa essere protagoniste ai massimi livelli. E le rispettive ambizioni passeranno stasera per San Siro, con i due centravanti che molto probabilmente saranno l'ago della bilancia di una sfida in cui i rossoneri vogliono ribadire il loro primo posto in classifica, i giallorossi, al contrario, proseguire nella risalita verso le posizioni che legittimano il sogno Champions.

Sembra che neppure il passare degli anni riesca a ridimensionare le qualità di questi due giganti del pallone. Ibra ne ha trentanove e sta dimostrando di poter essere ancora decisivo. Edin di primavere ne ha trentaquattro ma continua a essere l'attaccante in grado di fare la differenza, il giocatore in grado di migliorare il rendimento di tutta la sua Roma, il numero nove capace di giocare anche da dieci riuscendo a mandare in gol i compagni, ultimo esempio giovedì scorso a Berna con Bruno Peres, oh Bruno Peres, messo davanti al portiere avversario per il gol del momentaneo pareggio. Sarà inevitabilmente una sfida di giganti quella che andrà in scena a San Siro con Zlatan ed Edin che ne saranno protagonisti. Con Pioli e Fonseca che, potete starne certi, prepareranno il loro piano partita con il primo obiettivo di limitare, ridimensionare, possibilmente annullare le qualità del centravanti avversario. Chi dovesse riuscirci, a fine partita potrà brindare.