Daniele De Rossi è stato ospite della trasmissione di La 7 Propaganda Live. Ecco alcune delle sue dichiarazioni.

Formalmente ora cosa sei?
"Ex calciatore, padre a tempo pieno. Mi diverto in questa nuova veste ma spero non duri in eterno".

Confermi che vuoi fare l'allenatore?
"Confermo, c'è un tempo tecnico necessario ma non pensavo ci sarebbe stata una pandemia di mezzo. Avevo in mente di viaggiare, conoscere nuovi allenatori e studiare ma sono tornato dall'Argentina a gennaio e poi è successo tutto questo".

Parlando dei tuoi futuri colleghi, che ne pensi della vignetta sul Covid pubblicata da Roberto Mancini?
"Lo conosco e so che è una persona da seguire per i suoi concetti e il suo stile. Stavolta è scivolato su una buccia di banana, si è scusato prontamente. Ho letto che qualcuno ha chiesto le dimissioni ma mi sembra eccessivo".

Nello sport esiste il negazionismo?
"Io sono dalla parte opposta, tendo a fidarmi di chi ha studiato e di chi ha a cuore la nostra salute. I virologi però dicono tante cose e si crea un clima di incertezza che ci scombussola. Il negazionista nasce così di indole. Conosco una persona intelligentissima, brillante: una volta siamo entrati nell'argomento del calcio e ha iniziato a dire 'Si sa che la Juventus deve vincere per forza, che gli avversari la fanno vincere'. Io gli ho risposto 'Ma come, io mi faccio buttare fuori, faccio la guerra...'. Ci sono persone così".

Quanti scudetti ha la Juve?
"Il numero non me lo ricordo, comunque due di meno".

Cosa ne pensi del campionato passato, interrotto e poi ripreso, e di quello attuale pieno di casi Covid. Sono falsati?
"Sono regolari, sono complicati, non verranno ricordati come i più belli. Lo scorso è da considerare un po' più falsato, con squadre che andavano male prima del lockdown e hanno fatto benissimo dopo, e viceversa. Quest'anno si parte tutti sulla stessa barca. Poi fa un po' ridere, ma chi è più bravo, più attento e più fortunato ad avere meno positivi è avvantaggiato".

Perché è così difficile per un calciatore esporsi pubblicamente mentre invece negli Stati Uniti molti atleti si espongono contro Trump o a favore di "Black Lives Matter"?
"In America il discorso diventa politico, ma nasce dalla questione del razzismo che è presente e pesante. Tante star afroamericane hanno a cuore il discorso politico perché hanno un background di sofferenze e ingiustizie. In Italia ci sono pochi giocatori che si espongono, ma faccio un accenno alla strumentalizzazione. Quando fai un endorsement o un in bocca al lupo - a me è capitato anche di essere accostato all'estrema destra - in qualunque direzione ti muovi prendi 'schiaffoni' . 

C'è una frase che ripetevi quando giocavi?
"Dicevo sempre prima della partita insieme a Vito Scala: 'ndo nun s'ariva coi piedi c'arivamo con le mano".