Lui che ha 22 anni si sente maturato, il connazionale Pedro che di anni ne ha 33 lo vede come un ventiduenne.

Le parole di Gonzalo Villar alla vigilia dell'esordio stagionale in Europa League contro lo Young Boys suonano più paradossali di quanto non siano in realtà. Racconta invece due dati di fatto il giovane centrocampista arrivato a Roma all'inizio del 2020. Lui proveniente dall'Elche e semisconosciuto al grande pubblico, adesso solletica la curiosità di critica e tifosi, che nelle saltuarie occasioni in cui lo hanno visto all'opera, hanno avuto modo di scorgere grandi potenzialità in questo regista scovato dall'ex ds Petrachi. Doti tecniche e caratteriali, frutto di talento, ma potenziate dal salto di categoria, peraltro in un Paese diverso dal suo e in una fase storica difficile come quella attuale. Villar spiega in conferenza come ha dovuto adattarsi: «Sono tipi di calcio diversi. Io ero nella seconda serie spagnola e con la Serie A ho avvertito una differenza di ritmo. Qui è più elevato. Ma rispetto alla scorsa stagione mi sento più preparato. Mi sento bene, mi alleno il più forte possibile e mi sento meglio della stagione passata».

Un aiuto può essere arrivato dalla sensazione di sentirsi a casa, anche lontano dalla terra natia. La colonia spagnola nella Capitale si è infoltita negli ultimi mesi: Pau Lopez, Villar e Perez sono stati raggiunti in estate da Pedro e Borja Mayoral. E se quest'ultimo è un coetaneo dei due giovani approdati in Italia nella scorsa finestra invernale di mercato, l'altro è una vera e propria leggenda vivente. In Spagna e non solo. Vincitore di ogni possibile trofeo con club e nazionale (unico in attività), eppure ancora mosso da atavica fame di vittorie. Caratteristica che fa la differenza fra campioni e fuoriclasse. Villar non nasconde la propria venerazione per l'ex Barça e Chelsea, che fin dall'inizio della sua avventura in giallorosso sta incantando. «È vero che tutti siamo ammirati dal livello a cui sta giocando Pedro. Specialmente per me che sono spagnolo come lui è stata una cosa buonissima che sia venuto qui, ha già segnato due gol.

È stata una cosa incredibile, e non solo per le reti realizzate, ma perché sta giocando benissimo, non si ferma mai, sembra abbia 22 anni come me. Per questo le gioca tutte, sembra un giovane. Per noi è una cosa buona perché per esempio il mio amico Carles Perez lì davanti ha un ottimo esempio per imparare, può dargli tanti consigli». E sembra proprio che questa sera quei consigli possano arrivare in lingua madre anche sul campo svizzero, dove le indiscrezioni segnalano una Roma formato spagnolo. Saranno quattro, se non tutti e cinque, quelli ai quali Fonseca si affiderà per proseguire la striscia positiva e debuttare nel migliore dei modi anche in Europa. Oltre alla certezza Pedro, Pau ha bisogno di riguadagnare considerazione e i tre giovani scalpitano per mettersi in mostra. Villar è pronto. Non solo a parole.