fumata bianca tra Radovan Vitek e Unicredit. E soprattutto addio a Luca Parnasi e alla sua più che ingombrante ombra. Ieri alle 15 si è consumato il primo atto di una giornata convulsa che ha portato all'uscita di scena poche ore dopo della famiglia Parnasi.

Tutto ha avuto inizio appunto con il Cda di Unicredit che ha approvato l'accordo che sancisce il passaggio di Capital Dev e Parsitalia al magnate ceco ed alla sua Cpi Property Group. Operazione da circa 250 milioni con cui il gruppo ceco ha rilevato dall'istituto di credito i debiti delle società dei Parnasi e con essi le relative proprietà. Un affare vero e proprio vista la stima dell'operazione nello scorso gennaio, quando il gruppo era stato valutato dalla banca oltre 500 milioni. Ma anche qui la pandemia mondiale ha portato la Unicredit ad accettare un'offerta al ribasso pur di recuperare parte dell'esposizione accumulata negli anni dai Parnasi. Poco dopo le 18 poi il passaggio di Eurnova (per circa 50 milioni) che rende Vitek il nuovo interlocutore per quel che riguarda lo stadio della Roma.

Con Eurnova infatti, Cpi ha acquisito anche la posizione di proponente del progetto ed i terreni di Tor di Valle su cui sorgerà l'impianto. L'accelerata è stata possibile grazie allo sblocco del cantiere del Centro Commerciale Maximo, fermo da oltre un anno, ormai prossimo all'inaugurazione, e vero gioiello del gruppo Parnasi. E questo nonostante una mozione presentata giovedì scorso in Campidoglio dal capogruppo del Pd Giulio Pelonzi sulle opere pubbliche ancora da realizzare nell'area. Una mozione che, ci è stato chiarito dallo stesso Pelonzi, «non vuole in alcun modo ostacolare investimenti stranieri nella nostra città», ma che anzi «è volta proprio a favorire l'arrivo trasparenti di nuovi capitali e nuovi imprenditori». E forse proprio queste rassicurazioni hanno consigliato a Vitek di rompere gli indugi. Quattordici contratti in totale quelli firmati tra il ceco, la banca e i Parnasi. Un vero e proprio valzer di documenti gestito e orchestrato dall'avvocato Federico Dentons, a rappresentare la CPI. Fatto sta che da ieri quindi niente più Luca Parnasi e niente più inchieste a frenare sullo stadio. 

Nulla osta

Una notizia fortemente attesa dalla pubblica amministrazione capitolina che sperava, pur senza mai ammetterlo pubblicamente, di vedere il cambio di interlocutore prima del voto in Aula dei due documenti che mancano all'appello per lo stadio. Parliamo sempre dell'adozione della Delibera di Determina della Conferenza dei Servizi (con al proprio interno la Variante al Piano Regolatore Generale della città) e l'approvazione della Convenzione con i proponenti. Dallo scorso agosto, indipendentemente dalle rassicurazioni della prima cittadina, nulla sembrava volersi muovere, con le sub convenzioni ancora non sottoscritte dalle controparti e i documenti fermi ancora prima di arrivare in Giunta. Ora però si attende l'effetto domino determinato dall'arrivo di Vitek. Non è un caso che proprio in questi giorni anche i consiglieri di opposizione siano riusciti ad accedere alle due diligence volute dalla sindaca sullo stadio (come confermato ancora da Pelonzi). Passaggio quest'ultimo propedeutico al voto dei documenti prima in Commissione e poi in Assemblea. Per Virginia Raggi ed il suo gruppo in Comune non ci sono più scuse. Nemmeno quella di un presunto ripensamento dei Friedkin sull'area scelta per il nuovo stadio. Nonostante alcune voci degli ultimi giorni infatti da Viale Tolstoj arrivano secche smentite. La prima scelta resta Tor di Valle. E lo testimoniano i numerosi incontri in questi mesi tra i nuovi proprietari del club giallorosso e i rappresentanti di Vitek. Del resto sarebbe folle buttare al vento quasi dieci anni di lavoro proprio quando sembra che la meta sia realmente alla portata.