Riavvolgiamo la pellicola. Di un film le cui riprese sono andate avanti per un anno o giù di lì. Protagonista Chris Smalling. Produzione Associazione Sportiva Roma. Al botteghino il Manchester United. Regista Jozo Palac, aiuto (decisivo) regista Tiziano Pasquali. Attori non protagonisti tanti, anzi troppi.

La storia ripercorre le vicende di una trattativa di mercato infinita, vissuta tra alti e bassi con contorni da spy story che hanno tenuto il pubblico in sala, quasi tutto colorato di giallorosso, con il fiato sospeso e un groppo in gola. Per concludersi, poi, con un finale ricco di colpi di scena, a causa di un documento sparito e poi riapparso come se dietro il magico occhio della cinepresa ci fosse un amico di Harry Potter. Ogni riferimento a persone reali non è assolutamente casuale. Il primo ciak, interno, sede del Manchester United, è stato girato il 30 ottobre scorso, in pratica poco meno di un anno fa. Il protagonista, Chris Smalling, da qualche mese si era trasferito a Roma, formula del prestito secco, nessun diritto di riscatto messo nero su bianco. Lo aveva voluto Gianluca Petrachi, un direttore sportivo che dopo pochi mesi dal suo arrivo a Trigoria, aveva già cominciato a sentire traballante la sua posizione, al punto da scomparire nella parte finale della storia. Erano state sufficienti poche settimane per toccare con mano come l'intuizione Smalling fosse stata, pur a fronte di una spesa di tre milioni, di quelle giuste, il tutto confermato dal pollice alto di una platea esigente e rumorosa come quella romanista. E allora, sempre Petrachi, perché non provare ad anticipare i tempi per acquistare il cartellino del protagonista? Il primo a dire sì fu proprio Smalling al quale erano state sufficienti le stesse settimane per innamorarsi di Roma, della Roma, dei tifosi con tanto di sostegno della sua famiglia, a partire dalla moglie. Si passa all'azione su precisa indicazione di Petrachi.

Un emissario della Roma (italiano) il 30 ottobre scorso si presenta nella sede degli antipatici Red Devils (in ogni film che si rispetti c'è qualcuno che deve assumersi il peso di essere antipatico, lipossinammazzà). Sa che farà un buco nell'acqua. Perché conosce bene gli antipatici e sa con certezza che l'offerta che dovrà presentare allo United non sarà sufficiente: otto milioni di euro. Gli antipatici interpretano loro stessi e rispondono con un no sdegnato, aggiungendo che soltanto i consolidati e buoni rapporti con l'agenzia che sta conducendo l'affare gli impediscono di mandare a quel paese la Roma. Petrachi, sempre più traballante, incassa e decide di rimandare al mercato di gennaio il secondo ciak. Che però fa lo stesso buco nell'acqua del primo. Al botteghino il Manchester continua a chiedere venti milioni, non uno di meno. Per questa ragione, in quel periodo, il regista prova a consigliare la Roma di lasciare fuori per qualche partita il protagonista: «Magari il Manchester così si fa più morbido». Compare in scena un nuovo personaggio, Paulo Fonseca, che dice chiaro e tondo come lui a mettere in panchina Smalling non ci pensa proprio.

Bisogna, quindi, cambiare i numeri dell'offerta, nonostante lo stesso Ceo giallorosso Guido Fienga si presenti in un paio d'occasioni (una recentissima) a Manchester per cercare di trovare un accordo. Qui, però, nasce un problema, come in qualsiasi spy story. Il procuratore del protagonista, tal James Featherstone, non risponde più al telefono, fa il prezioso, non dà segnali neppure a fronte delle telefonate del Ceo. Entra in scena con tutta la sua personalità Jozo Palac, il mediatore a cui era stato dato mandato di chiudere l'affare. Due suoi collaboratori partono per l'Inghilterra, obiettivo stanare Featherstone (c'è bisogno di conoscere il suo parere e, pure, quanto pretenderà di commissione). Lo trovano e in maniera piuttosto brusca gli fanno capire che è meglio rispondere a Fienga. Si riallacciano i contatti. Ma qui, roba dei mesi scorsi, subito dopo il lockdown, entrano in scena un altro paio di personaggi non previsti. Sono due mediatori italiani che provano a forzare la mano con il Manchester sperando che, dopo, possano mettersi seduti al tavolo delle commissioni. L'affare si complica. Anche se la Roma dà il mandato di aumentare l'offerta arrivando a dodici milioni e mezzo più altri due e mezzo di bonus facilmente raggiungibili. Gli antipatici, però, oltretutto straniti pure dal continuo via vai di mediatori, rispondono nella stessa maniera: per Smalling ci vogliono venti milioni, altrimenti rimane qui anche se non fa più parte del nostro progetto.

Si rischia la rottura definitiva. Ma rientra in scena Jozo Palac. Riparte il confronto con gli antipatici. Ma non si riesce a trovare un punto d'incontro anche a fronte di un ulteriore rialzo a quindici milioni senza bonus, che sono pur sempre un'incognita per chi li deve incassare. Offerta che viene pure accettata dagli uomini mercato degli antipatici, Ed Woodward e Matt Judge, che però vengono respinti al mittente dal presidente dei Red Devils che, infuriato, pretende venti milioni. I giorni passano, il giallo si infittisce, il mercato italiano sta per chiudere, a cento minuti dal gong finale Jozo Palac pare alzare bandiera bianca, game over, ma come, questa storia non finisce con il classico "e vissero tutti felici e contenti"? Colpo di scena finale come si conviene a un film che vuole incassare al botteghino: a sessanta minuti dalla chiusura del mercato, si riapre tutto, si chiude a quindici milioni più un bonus da cinque in caso di vittoria da parte della Roma della Champions League (ma al presidente dello United lo hanno detto?): cinque milioni, diciamocelo, che noi tifosi giallorossi saremmo pronti a pagare di tasca nostra. È finita? Ennesimo colpo di scena. Un documento, l'indicatore di liquidità, non sarebbe arrivato in tempo. Panico. Solo due ore dopo la chiusura, quel documento ricompare negli orari giusti. Una magia. Smalling è della Roma. E per noi pure da premio Oscar.