Rispetto alla squadra dello scorso anno, la Roma nella sessione di mercato che si è appena chiusa ha perso un titolare (Kolarov) e ne ha guadagnati due: Kumbulla, che nel nuovo sistema tattico andrebbe a sostituire proprio il difensore serbo, e Pedro, che rileva invece i due mezzi titolari che si alternavano al fianco o alle spalle di Dzeko: Kluivert e Ünder.

Contemporaneamente ha mantenuto intatta la struttura del gruppo dei cosiddetti titolari, da Mancini a Smalling (ma che fatica!), da Ibanez a Spinazzola, da Veretout a Pellegrini, da Mkhitaryan a Dzeko, puntando su un giovane già affermato come Borja Mayoral per garantire un'alternativa offensiva migliore di Kalinic e senza dimenticare gli altri due rinforzi di gennaio 2020 che, a differenza del brasiliano, non sono ancora titolari fissi, ma il cui talento è stato già apprezzato quasi in ognuna delle apparizioni che Fonseca ha garantito loro: Villar e Carles Perez.

Ce n'è abbastanza per considerare la Roma più forte di quella dello scorso anno, al netto delle perplessità che derivano dalla mancata risoluzione di alcune problematiche, tipo quella del portiere e degli esterni di difesa, su cui la società è stata costretta a "scommettere" non avendo gli strumenti economici adatti per "risolvere". In questo senso però la scommessa maggiore è stata fatta sull'allenatore: dopo un primo anno di assestamento, in cui il portoghese ha portato la squadra su buoni livelli di rendimento, mancando però nella sostanza tutti gli obiettivi che erano stati prefissati, è stata con lui concordata la conferma del blocco squadra puntellato da qualche acquisto in modo di poter garantire quella continuità tecnica che viene ormai considerata un valore quasi più di quello che garantisce un fuoriclasse acquistato sul mercato. In questo senso la Roma oggi forse più che essere sicuramente più forte si "sente" più forte. Del resto, è ormai chiaro che dal punto di vista economico e finanziario la Roma, a prescindere da chi ne detiene la maggioranza delle azioni, non può permettersi investimenti tecnici ingenti se prima non ha corroborato il bilancio con cessioni di primo livello, scommettendo magari sulla competenza dei dirigenti chiamati ad occuparsi dei periodici rinnovamenti della rosa. È bastato sbagliare due acquisti in una sessione (Pastore e Nzonzi) per mandare fuorigiri prima la squadra e poi il club, fino ad arrivare ai quasi insostenibili livelli di indebitamento di quest'anno, che ovviamente l'emergenza Coronavirus ha ulteriormente aggravato.

Tra vendere pezzi grossi e poi cercarne di più forti a miglior prezzo, oltretutto con un ds prima in bilico e poi esautorato, oppure conservare intatto il nucleo principale puntando sulla continuità e su un paio di acquisti mirati, magari limitando le uscite ai giocatori considerati in esubero, è stata scelta questa seconda strada, mettendo in conto magari, solo la cessione di Dzeko (e del suo costoso ingaggio), ma con l'idea di sostituirlo con uno più giovane, meno oneroso e potenzialmente altrettanto forte, Milik. La rosa andava poi consolidata definendo le operazioni puntualmente portate a casa dei giocatori in prestito, come Veretout, Mancini, Perez, Ibanez, Mkhitaryan e Smalling, cinque titolari e mezzo della Roma di oggi.

Essendo decaduto per quest'anno l'obbligo di realizzare gli oltre 100 milioni di plusvalenze, con conseguente spostamento dell'obiettivo temporale alle prossime scadenze di dicembre e giugno 2021 (ecco perché sono stati mandati molti giocatori in prestito col semplice diritto di riscatto, sperando in una loro rivalutazione tecnica) e avendo centrato l'altro obiettivo della sostanziosa riduzione del monte ingaggi (spiegato nel dettaglio nell'articolo a fianco), resta solo da capire quali siano i punti deboli della rosa. Se non ci saranno nuove incredibili congiunture astrali sotto forma di decine di infortuni traumatici o muscolari (oltretutto con Zaniolo il conto con la malasorte è già ampiamente in credito), Fonseca ha a disposizione diverse alternative per ogni ruolo, con qualche dubbio che resta soprattutto sugli esterni di difesa e tra i pali. A destra di tre esterni non c'è ancora il titolare designato, a sinistra Spinazzola sta convincendo tutti, ma lascia qualche timore la sua periodica tendenza agli infortuni: nel caso l'alternativa, il promettente Calafiori, non sembra già in grado di giocare spicchi di stagione da titolare, ma merita di poter crescere con gradualità. In porta, infine, Mirante è di sicuro al momento più affidabile di Pau Lopez, ma il portiere spagnolo andrebbe recuperato anche per non buttare a mare i più di 20 milioni spesi per il suo acquisto. Una gatta che Fonseca dovrà pelare senza rimaner graffiato.