Questione di attitudine. Pedro Rodriguez ha quella di incidere. Sempre. Dai primissimi passi di una carriera scintillante all'ultima gara disputata, sabato sera a Udine. Non poteva che essere lui a sbloccare la Roma e riportarla alla vittoria. Non tanto (o non solo) perché il suo nome si lega a filo doppio alle reti determinanti, quanto per come si presenta nella Capitale.

Non sceglie parole di facciata quando è chiamato per la prima volta a rispondere da Trigoria alle curiosità dei cronisti. Ha il coraggio di smontare i cliché e di abbattere il recinto degli obiettivi prefissati. Tutto appare possibile per chi ha la forza di non fissare limiti. Come potrebbe mai porli uno che in una sola stagione passa dalla Segunda B (la terza serie spagnola) al Barcellona più forte di sempre, vincendo sei titoli e diventando il primo giocatore nella storia a segnare in tutte le diverse competizioni nello stesso anno? Il destino lo mette accanto a Messi, Xavi, Iniesta e compagnia. Ma sono capacità personali e carattere a elevarlo da comprimario a protagonista. Fino all'ultima gara in blaugrana, decisa ancora da un suo gol: l'ennesimo che vale un trofeo, la Supercoppa europea in quel caso. L'inerzia potrebbe farlo cullare sugli allori (molteplici) della bambagia catalana, forte di un contratto rinnovato da poco e di un ambiente che tende a coccolare i prodotti (vincenti) fatti in casa.

Ma Pedro vuole rimettersi in gioco in Premier: campionato troppo fisico, dicono; non adatto a un "folletto" come lui, dicono. Dicono male. Ancora una volta il canario ribalta le previsioni e centra l'en plein internazionale, sollevando al cielo l'unico trofeo mancante di una collezione stellare. Nell'atto finale di quell'Europa League vinta col Chelsea c'è ancora la sua firma. Tanto per cambiare. A non cambiare è la fame, che lo porta a esplorare l'altro torneo continentale fra quelli top. Anche da queste parti c'è qualche pregiudizio da smontare, su età e tenuta atletica. L'infortunio alla spalla nell'ultima coi Blues non aiuta, la fiducia di Fonseca che lo manda in campo fin dall'esordio veronese sì. Pedro mostra subito numeri d'alta scuola, si muove come fosse giallorosso da sempre, trovando nei compagni di reparto giocatori che parlano lo stesso linguaggio calcistico. Nella seconda con la Juve il rendimento sale, nella terza a Udine timbra la prima vittoria stagionale. E a fine match ancora una volta non si nasconde, ribadendo che nulla è precluso. Parole lontanissime da chi teme rinfacci di sorta. Non da chi sa come si costruiscono i successi. Questione di attitudine. E di mentalità.