Senza peli sulla lingua. Come sempre. Ruggiero Rizzitelli è così: schietto, libero, con la competenza dell'ex giocatore, ora opinionista, ma capace di arrivare alla pancia del tifoso come pochi, perché da tifoso parla. Prendere o lasciare. Noi prendiamo. E da lui ci facciamo guidare in una panoramica sulla stagione alle porte. Partendo proprio dall'elemento a cui è più legato.

Si ricomincia senza pubblico.
«È triste. Quando ho seguito le partite a porte chiuse, mi sembrava di guardare la Formula 1, se non giocava la Roma mi veniva sonno. Posso convivere col virus, ma non con gli stadi senza tifosi. Un'apertura andrà fatta, anche se graduale».

Il campo propone incognite: può influire la pausa breve?
«È tutto anomalo, non abbiamo precedenti per stabilirlo. Dipende anche dal carattere dei giocatori, sono persone come tutte le altre e ognuno reagisce a modo suo».

Pronti via, proseguiresti con la difesa a tre?
«L'intelligenza di un tecnico sta nel capire il momento della squadra e adattare il sistema di conseguenza. Fonseca ha dimostrato di saper cambiare, l'importante è saper imporre il proprio gioco».

Cosa manca alla Roma per il salto di qualità?
«Continuità e personalità. Giocatori bravi ce ne sono, chi arriva qualcosa di buono deve aver fatto altrove. Ma a Roma c'è bisogno di tirare fuori gli attributi».

Personalità ne hanno Dzeko, Kolarov, Smalling, ma tutti e tre sembrano allontanarsi.
«Ogni estate sembra che vendiamo tutti, ma alla fine non è così. Aspetterei, ma certo i giovani non bastano, va tenuta gente di esperienza».

Uno è Pedro, il volto nuovo.
«Non è che mi piace, di più. Ha un curriculum impressionante, fra club dove ha giocato e trofei. Sento dire che verrebbe a svernare e mi viene da ridere: chi vuole farlo va in campionati esotici, non a Roma».

In questi giorni tiene banco la questione Dzeko: lo scambieresti con Milik?
«Io non lo cederei a prescindere. È un top player, tanto che ogni anno viene cercato da grandi squadre. Milik è giovane, interessante, avere entrambi non sarebbe male, ma fra i due mi tengo Edin. Mi auguro che il mio Capitano resti».

Vedi nell'attacco della Roma un giocatore talentuoso e insieme grintoso, un altro Rizzitelli?
«No. Perché è una questione di sacrificio naturale, non di quelli richiesti dal tecnico. A me dicevano di restare avanti. A Torino segnavo, ma dissi a Sonetti che non ero contento perché io più che di gol vivevo del sorriso dei compagni che mi ringraziavano per il sacrificio. Ovviamente mi prese per matto».

E fuori dalla Roma?
«L'unico che mi somiglia in questo senso è Belotti, mi piacerebbe moltissimo vederlo in giallorosso, anche se sono legato pure al Torino».

Anche al Bayern, a giudicare dalle reazioni post Champions.
«È normale, sono stato bene lì, ho vinto un campionato e due coppe, c'è ancora Rumenigge che è un amico, fra Bayern e Paris non si poneva scelta. Ma resto tifoso della Roma, sia chiaro».

Allora ripartiamo dal futuro di questa squadra: Zaniolo.
«Una forza della natura, migliora ogni giorno e anche se è già una star a livello mediatico non si è montato la testa. Non è ancora un top player, ma se mantiene questa umiltà è destinato a diventarlo entro breve».

L'altro gioiello è Pellegrini.
«Vogliamo tutti che compia il salto di qualità, i mezzi li possiede, spero sia l'anno giusto, anche perché l'anima romanista di questa squadra è sulle sue spalle».

Due perni si sono dimostrati Mkhitaryan e Veretout.
«Micki se ha ancora il passo - quella che io chiamo la "gamba forte" - è devastante, ha esperienza e classe, può fare sempre la differenza. Veretout è un caterpillar, un altro Nainggolan, giocatore fondamentale».

Da loro e dal resto della squadra cosa ti aspetti?
«Tante cose, prima fra tutte una squadra che lotti ogni partita e non aspetti di toccare il fondo per reagire. Si può vincere o perdere, ma in campo devi solo lottare».

E dalla nuova proprietà?
«Mi aspetto cose positive. Solo un folle spenderebbe quelle cifre per divertimento. Significa che vuol fare bene e ci crede. Le prime parole mi hanno suscitato simpatia: quando ha parlato di famiglia Roma, non di azienda, e di vicinanza a tifosi e Curva. Mi ha entusiasmato più delle promesse di titoli».