Appuntamento in Data room. Ma non cercate l'indirizzo, neppure il più aggiornato navigatore al mondo potrà darvelo. Perché la Data room altro non è che l'indirizzo telematico a cui possono rivolgersi i pretendenti all'acquisto della Roma per trovare le informazioni, soprattutto economiche, che servono per poter avere un'idea di massima su cosa si andrebbe incontro nel caso si decidesse di soddisfare le richieste cash di James Pallotta. Il presidente della Roma tornato negli ultimi tempi a manifestare il suo pensiero con una serie di tweet mai così frequenti (strana 'sta cosa, no?), continua a vagliare tutte le manifestazioni di interesse (pare che ne siano arrivate perlomeno una dozzina) che Goldman Sachs gli propone. L'obiettivo è quello di dire sì alla migliore. Non solo dal punto di vista economico, che pure il suo peso ce l'ha eccome, ma anche per il futuro del club giallorosso al quale, nonostante tutto quello che si dice in giro, l'imprenditore bostoniano è comunque affezionato. Per quello che si sa, siamo arrivati alla fase finale di un processo di vendita cominciato ormai oltre un anno fa. Processo, peraltro, che era giunto anche alla sua conclusione alla fine del febbraio scorso con la cessione al gruppo Friedkin per circa settecentoventi milioni di dollari. Poi c'è stata la pandemia a stoppare tutto e, pure, inevitabilmente, a cambiare i numeri dell'affare. Pallotta da un pezzo ha deciso di vendere, ma soprattutto lo hanno deciso, per certi versi preteso, i suoi soci nell'avventura, ormai quasi decennale, in giallorosso. Nella Data room creata dal club giallorosso, già in diversi sono entrati sfruttando le necessarie credenziali (fornite dalla Roma) per potervi accedere e verificare i numeri dell'eventuale deal.

In questo teorico chi offre di più, cosa che a Pallotta non può che far piacere, sono almeno tre più uno, per quello che ci risulta con ragionevole certezza, i soggetti interessati ad andare in fondo, arrivando cioè a formalizzare un'offerta. Che, secondo una fonte piuttosto importante, a parte il gruppo Friedkin, almeno un'altra sarebbe stata formalizzata. Anzi, ci sarebbe di più. Il gruppo in questione (probabilmente arabo) avrebbe chiesto tempo fino al prossimo dieci agosto per esaminare nel miglior modo possibile i numeri giallorossi. Alla scadenza di questa data, poi, il gruppo in questione deciderebbe di mettere nero su bianco la sua offerta. Che se davvero dovesse essere formalizzata, molto probabilmente risulterebbe quella vincente (sempre la stessa fonte fa sapere che il cash sarebbe sicuramente superiore a quello fin qui offerto dal gruppo Friedkin). In corsa, poi, ci sarebbe anche una misteriosa cordata sudamericana, composta sembra da imprenditori uruguaiani, brasiliani ed ecuadoregni (bah), cordata che attraverso i suoi canali ha parlato già molto (cosa non gradita da Pallotta) facendo sapere che il primo atto che farebbe nel momento che diventasse proprietaria della Roma, sarebbe quello di portare Cavani a Trigoria: allo stipendio dell'uruguaiano ci penserebbero loro. Ci sarebbe poi, a curiosare nella Data room, anche un quarto, misteriosissimo, gruppo, quello che secondo qualcuno molto vicino alle vicende giallorosse, sarebbe il più solido e quello in grado di dare le maggiori garanzie per il futuro del club.

È tra questi quattro soggetti che molto probabilmente uscirà il nome della nuova proprietà giallorossa. Con il gruppo Friedkin che non è assolutamente fuori dai giochi. Sussurri a stelle e strisce, garantiscono che già da un paio di giorni sarebbero stati riavviati i contatti con Pallotta con l'obiettivo di trovare un punto d'incontro che non faccia fare brutta figura a nessuno. L'attuale presidente ha fatto sapere che i quattrocentonovanta milioni dell'ultima e penultima offerta, anche se pagati in una unica e immediata soluzione, non possono bastare per chiudere. C'è bisogno di un rilancio, altrimenti niente, anche perché, i soliti bene informati, fanno sapere che a Pallotta i Friedkin non starebbero troppo simpatici, conseguenza di alcuni comportamenti (troppe soffiate alla stampa) che non sono stati graditi dall'attuale proprietario. Ma se nei prossimi dieci-quindici giorni non dovesse formalizzarsi nessuna nuova offerta, Dan Friedkin tornerebbe prepotentemente in pole-position per l'acquisto della Roma. Un segnale, in questo senso, è arrivato dallo studio Tonucci, come si sa da sempre vicinissimo all'attuale proprietà, dove da quello che ci risulta, da giorni si è tornati a lavorare alacremente sul deal Roma. Lavorare che vuole dire riscrivere tutti i contratti (si tenga presente che acquistare oggi la società giallorossa è assai più complesso che acquisire un appartamento), contratti che erano pronti al momento, febbraio scorso, dell'accordo trovato con i Friedkin. Il lavoro sta andando avanti, c'è solo da aspettare quali nuove cifre da inserire nero su bianco. Non proprio un dettaglio, ma l'impressione è che nel prossimo mese di agosto, quei numeri saranno scritti.