Fa rabbia vedere sfumare proprio alla fine una vittoria così, costruita con attenzione e partecipazione contro la seconda squadra del campionato, e principale rivale probabilmente dell'imminente Europa League, dopo uno sfortunato svantaggio (testa di De Vrij su corner), dopo un primo tempo dominato e recuperato proprio all'ultima azione (Spinazzola, con tocco davanti alla riga di De Vrij), con un vantaggio ottenuto giustamente ad inizio ripresa (dall'incontenibile Mkhitaryan), dopo un altro tempo trascorso in gestione disinvolta, e prendendo un gol all'88' per un rigore causato da un incredibile errore di Spinazzola che dovendo gestire un pallone in area ha fintato il rinvio, per cadere lui stesso nella mossa repentina, culminata con un calcione alla coscia a Moses perché il pallone, invece di essere lì, era stato spostato dal piede sinistro: e Lukaku non ha avuto pietà e ha siglato il 2-2 finale, salutato peraltro da Conte col solito, inascoltabile pianto (stavolta per il calendario...) con cui ha ovviamente evitato di rispondere sui temi specifici della partita, in cui l'Inter ha combinato davvero poco. Eppure aveva cambiato tre giocatori rispetto all'ultima sfida, giocata peraltro contro l'arrendevole Spal vista in queste ultime giornate. Non era invece mai accaduto in tutta la stagione che Fonseca scegliesse la stessa formazione per due partite diverse a distanza di appena quattro giorni. E ieri invece è successo. Ma era già accaduto che invece la stessa squadra giocasse consecutivamente, ma a distanza di più giorni: è successo addirittura tre volte in campionato, con Natale di mezzo, tra il 20 dicembre con la Fiorentina, il 5 gennaio col Torino e il 12 con la Juventus e poi è risuccesso tra derby (26 gennaio) e Sassuolo (1 febbraio), sei giorni dopo. Con evidenti cambiamenti di rendimento: a Firenze fu forse la Roma più bella dell'anno, con Toro e Juve andò male, con la Lazio ci fu un bel segnale di risveglio, ma a Reggio Emilia ci fu invece la prestazione più brutta.

Stavolta la Roma, identica a quella col Verona nel sistema e negli uomini - con Ibanez regista della difesa, Diawara confermato al fianco di Veretout e la coppia di esterni Peres-Spinazzola, con Pellegrini e Mkhitaryan alle spalle di Dzeko - ha giocato addirittura meglio rispetto a quanto s'era visto mercoledì, ma forse è l'avversaria che è sembrata più arrendevole. Poco, in questa Inter, c'è del famoso, spesso equivocato, spirito di Conte, molto dei suoi movimenti tattici preferiti, ma la Roma le ha tolto la profondità e ha pressato alta, riuscendo nell'impresa di allungarsi e ritrarsi sempre con i tempi giusti, di plasmarsi sul campo a dispetto della fatica di tante gare ravvicinate e del fatto di ritrovarsi al cospetto con la seconda della classe, oltretutto favorita da un vantaggio inaspettato dopo quindici minuti di possesso palla romanista (con occasione al 9' su corner per un'uscita a vuoto di Handanovic che ha sorpreso anche Mancini, che di testa ha mandato fuori dai pali a porta praticamente vuota). E il vantaggio è maturato proprio da calcio d'angolo, ben calciato lungo da Sanchez, con De Vrij bravo a saltare in terzo tempo tra i meno brillanti (almeno di testa) Kolarov e Spinazzola. Ma il vantaggio inaspettato non ha cambiato i concetti filosofici delle due squadre: decisamente sparagnina quella di Conte, con il solito 3412 con trequartista dietro le punte in versione Brozovic (quindi con compiti primariamente difensivi, ed Eriksen in panchina), Barella e Gagliardini a metà campo, davanti Sanchez al fianco di Lautaro, con Lukaku ancora in panchina, e dietro De Vrij in mezzo tra Skriniar e Bastoni), assai più generosa quella di Fonseca, con pressioni alte sempre ben portate, grande attenzione alle coperture laterali e nessuna concessione alla profondità, su cui Sanchez e Lautaro avrebbero potuto esaltarsi, e invece sostanzialmente sono restati a guardare.

Nell'azione che ha portato al corner del vantaggio c'è stata forse l'unica concessione di spazi dietro la linea difensiva, ma il dubbio è che Candreva sia partito in fuorigioco, anche se ormai per il vizio di non segnalare l'eventuale posizione irregolare in partenza i guardalinee lasciano giocare, e se invece di segnare la squadra che attacca poi ottiene un corner, nessuno poi va a verificare l'eventuale irregolarità anche se dal corner poi, appunto, è scaturito un gol. Ma la Roma ha spinto di più: al 24' da calcio piazzato di Kolarov, Gagliardini in barriera di testa è riuscito a deviare in corner una palla che sembrava destinata all'incrocio, sul relativo corner Mkhitaryan si è trovato la palla giusta sul destro, ma l'ha mandata alta, al 27' l'unico brivido in area romanista per un'iniziativa conclusa di piatto da Brozovic su Pau Lopez, al 34' una bella azione corale romanista è stata sprecata da Spinazzola con un cross inguardabile, ma proprio l'esterno si è preso una bella rivincita sull'Inter, e su chi a gennaio l'aveva respinto evocando chissà quale deficit fisico, accompagnando l'ultima azione del primo tempo (partita da un anticipo di Kolarov su Sanchez su cui gli interisti hanno poi invocato un fallo che Di Bello, anche con la revisione in campo, non ha ravveduto) e rifinendola in porta (con tocco malandrino di De Vrij) dopo un bel ricamo tra Miky e Dzeko.

Poche, e romaniste, le occasioni del secondo tempo: al 4' Veretout imbeccato splendidamente da Dzeko in verticale ha trovato la manina protesa in uscita da Handanovic a negargli il gol, al 9' l'Inter è andata in gol con Lautaro in chiara posizione di fuorigioco, al 12' un'altra travolgente azione in verticale di Miky e Dzeko è stata conclusa dall'armeno in porta, dopo un rimpallo su De Vrij che ha favorito il tiro a botta sicura. Poi le sostituzioni hanno rinnovato il fiato (dentro Lukaku, Biraghi, Moses e Eriksen, e nel finale D'Ambrosio per l'Inter, Cristante, Smalling, Perotti e Perez per la Roma), ma non stravolto il tema. L'Inter ha solo spinto di più, fino al già descritto e insperato varco aperto da Spinazzola.