Se sono gli stimoli mentali il doping del calcio moderno chi glielo spiega adesso ai giocatori della Roma che questa sfida apparentemente anonima di Brescia (calcio di inizio ore 19:30, clima probabilmente piovoso e questo potrebbe anche rappresentare un vantaggio) vale più di quella semifinale con il Liverpool, più volte evocata nei mesi successivi quasi fosse una colpa da cui emendarsi? Sarà forse un'esagerazione giornalistica, ma oggi per la Roma è davvero un banco di prova, è una maturità forse fuori tempo, e non solo in riferimento al calendario scolastico, ma anche e soprattutto a quello sportivo. Dopo, sarebbe tardi. Oggi o mai più. Da queste parti si ha sempre la sensazione che il rendimento sia inadeguato, che l'alunno sia da bocciare: accadeva con la Roma che per cinque anni interi non è scesa dal podio, ma lo stesso le critiche hanno divorato giocatori, allenatori e dirigenti. A maggior ragione succede da due anni a questa parte visto che alla beffa di non riuscire a entrare tra le prime quattro si aggiunge il danno economico quasi mortale dei mancati introiti della Champions League. Nessuno chiedeva a questa squadra di vincere lo scudetto, tutti pretendevano però di passare il Rubicone che divide il quarto dal quinto posto. E invece il triste destino di questo finale di stagione è addirittura quello di doversi difendere dagli attacchi arrembanti di chi spinge da dietro e, ormai, anche accanto, per ricacciare questa squadra ancora più indietro, al settimo posto (buono quest'anno solo per i preliminari dell'Europa League, che significherebbe ricominciare a giocare domani). Ma l'Europa League in ballo per il prossimo anno è la stessa che dobbiamo giocarci tra meno di un mese, col Siviglia prima, probabilmente con il Wolverhampton poi e, in semifinale, quasi sicuramente con il Manchester United.

Eppure, per arrivare brillanti alla sfida con Monchi e la squadra brillante che anche quest'anno lì il direttore sportivo che qui ha fallito è riuscito a costruire (che cosa c'è che lì va, o forse che qui non va?), bisogna battere il Brescia. Sì, il Brescia, la penultima squadra di questa Serie A, quella che ha il giocatore teoricamente più importante, Balotelli, che è arrivato a subire quasi un body shaming da parte della sua società. Ricordava nell'edizione di ieri Tuttosport che la scheda personale del bizzoso attaccante sul sito ufficiale del club lombardo è stata da poco aggiornata con il peso raggiunto evidentemente in questi giorni: 99,8 kg. Più o meno il peso che qualche mese fa autorizzò il presidente del Nizza a dire che la sua squadra avrebbe fatto volentieri a meno di lui. È un po' quello che sta accadendo adesso al Brescia, una squadra che lui ha aiutato davvero poco e che difficilmente riuscirà a salvarsi e che arriva alla sfida con la Roma quasi come se fosse un'ultima spiaggia: il suo Messi (cit. Balotelli) si chiama Torregrossa, nell'attacco accanto a lui ci sarà Donnarumma che non è il portiere del Milan ma un giocatore neanche maldestro come si potrebbe immaginare a vedere il curriculum: di nome fa Alfredo, è di Torre Annunziata ha trent'anni e dopo una vita nelle serie cosiddette inferiori è finalmente sbarcato in serie A a suon di gol (25 l'anno scorso in serie B, 7 quest'anno in A). E in mezzo al campo c'è quel Tonali che la Roma proprio di Monchi poteva acquistare un paio d'anni fa ma che già allora rappresentava un investimento considerato troppo oneroso, ed è tipo la metà di quello che chiedono adesso. Non la più irresistibile delle squadre, e senza pubblico. Un vantaggio forse non da poco, considerato il clima in qualche turbolenta sfida del passato che da quelle parti si è vissuto. Uno stadio che sa delle magie di Totti e Batistuta, di Tommasi e di Candela. Ci arriva rassicurato dall'ultima prestazione Fonseca, delle sue scelte parliamo a parte.