La più brutta Roma della stagione, in campo con la più incomprensibile formazione possibile, senza anima né spartito, senza idee né coraggio, con il consueto abitino stinto, e in dieci dopo mezz'ora per una follia di Perotti, si è arresa inevitabilmente anche all'Udinese (un gol per tempo, Lasagna e Nestorovski, imbarazzanti le modalità) e prosegue così nel solco di un 2020 (sette sconfitte in dodici partite di campionato) che si era aperto con le dolci prospettive di Natale (quarto posto, sette punti sopra l'Atalanta e uno in meno dalla Lazio) e si sta tramutando in un incubo senza fine, con la Champions ormai svanita (l'Atalanta ora ha 12 punti in più: in dodici gare ha preso 19 punti) e un quinto posto da difendere (domenica si va a Napoli) con le pochissime energie che sono rimaste. Anzi, nulle, se si deve valutare ciò che si è visto nelle ultime due partite.

E Fonseca, che forse è l'ultimo colpevole di questa situazione, ci sta mettendo anche del suo, continuando imperterrito a immaginare una Roma prima delle partite e a farne vedere un'altra sul campo. Mancano troppo anche i tifosi, anche questo ormai è evidente, e senza di loro la squadra si sta spegnendo. Ci fossero stati i 30.000 spettatori che magari questa partita avrebbe fatto, già al momento dell'annuncio delle formazioni si sarebbe sentito almeno un mormorio di sorpresa: Fonseca infatti ha scelto di tener conto dell'imminente sfida di Napoli, decisiva a questo punto per tenere a distanza dal quinto posto gli azzurri ieri sconfitti dall'Atalanta, e ha lasciato in panchina inizialmente il diffidato Dzeko (e anche gli altri due a rischio, Santon e Kluivert), rinunciando alla sorpresa Villar e al rilancio di Pastore, dando l'annunciato turno di riposo anche a Mkhitaryan, e scegliendo una formazione inedita, con Carles Perez (a destra) in campo con Ünder (a sinistra) a sostegno dell'inguardabile Kalinic, con Perotti sulla trequarti (almeno nella mezz'ora in cui ha giocato prima di rimediare un rosso che ha punito più i riflessi lenti che la scorrettezza dell'entrata in ritardo su Becao), rimettendo in campo Fazio al fianco dell'intoccabile Smalling (Mancini è stato messo ko da una gastroenterite e neanche Jesus è stato portato in panchina per un non meglio specificato "problema all'anca sinistra", non tale da pregiudicargli la presenza in tribuna vicino a Pellegrini, Veretout e Zaniolo), stavolta con Bruno Peres a destra, tornato nella versione per cui lo conoscevamo già, e Kolarov a sinistra. In mezzo Diawara e Cristante, catechizzati prima della gara circa i rischi da evitare nel primo palleggio, a quanto pare inutilmente.

Gotti, che scemo non è, ha insistito sul sistema che Fonseca si ostina a non volere per la Roma, con tre difensori pronti a chiudere ogni varco, due esterni bravi a ripiegare con la difesa ma anche a sostenere gli attacchi non sporadici della prima mezz'ora bianconera, e un interno (De Paul) più alto dell'altro (Walace), con Jajalo a regolare i ritmi delle giocate e davanti l'inossidabile Lasagna e lo scultoreo ex Okaka.

L'imbarazzo di una Roma mai così brutta si è notato lungo tutto l'arco della prima mezz'ora, almeno fino all'espulsione di Perotti. Meritatissimo il vantaggio degli ospiti, conseguito già al 12' dopo un'azione che fotografa in pieno le difficoltà della Roma: dopo un banale errore in palleggio alto di Kalinic, il rilancio immediato della difesa bianconera ha colto nel cerchio di centrocampo Lasagna su cui Fazio era in marcatura preventiva, ma come troppo spesso succede alla Roma, mentre l'attaccante avversario si gira e parte in un uno contro tutti (e che brutta scena a vedere Fazio arrancare così nella rincorsa a campo aperto) gli altri faticano a rientrare, così dalla parte opposta sul cross dello stesso Lasagna è arrivato De Paul in splendida solitudine, il tiro è stato persino svirgolato, ma è finito giusto sui piedi ancora di Lasagna che lo ha spinto nella porta a quel punto sguarnita.

Nella prima mezz'ora l'Udinese ha fatto ciò che ha voluto, abbassando gli esterni per attirare fuori zona Peres e Kolarov e poi ballando nel cuore della difesa romanista con gli inserimenti soprattutto dell'argentino De Paul e con le doppie percussioni degli attaccanti, su cui Fazio e Smalling erano costretti a rischiosissimi uno contro uno. Quando Perotti è arrivato in ritardo nel contrasto su Becao (30') e l'arbitro ha mostrato l'inevitabile rosso, l'Udinese aveva già sfiorato il raddoppio ancora con Lasagna (22', sempre a sfruttare praterie in transizione su errore di passaggio, di Diawara) e la Roma aveva combinato pochissimo (solo tentativi di Perez e un controllo di braccio di Kalinic su gran verticale di Cristante a rendere vana la successiva conclusione, peraltro sbagliata sull'uscita di Musso). Ma in dieci la Roma ha avuto un sussulto d'orgoglio e ha sfiorato due volte il pareggio, con Perez e Ünder, prima che Peres regalasse ancora l'occasione per il 2-0, poi sanata da Kolarov.

Nella ripresa Teodorczyk ha preso il posto di Lasagna e Cengiz lo ha lasciato a Mkhitaryan (già ammonito per proteste dalla panchina) e con Perez più stretto per un po' la Roma ha dato la sensazione di poterci provare, grazie sempre ai tentativi di tiro dello spagnolo, fermati da Musso o dalla difesa. Zappacosta e Villar hanno rilevato Peres e Diawara, ma mai negli undici la Roma è stata realmente squadra, né tatticamente né per la personalità.

Fazio stremato e Kalinic inguardabile hanno lasciato a Ibanez e Dzeko, nel disperato tentativo di raggiungere il pareggio. Alla mezz'ora la svolta: Smalling ha fallito su angolo di Kolarov l'incornata giusta, poi De Paul ha sprecato l'occasione per il raddoppio, ma non ha sbagliato quella immediatamente successiva, regalando ancora in superiorità numerica il gol del definitivo 2-0 a Nestorovski, entrato con Ter Avest e Fofana a dar ancora più sostanza all'Udinese. Velo pietoso sul resto, con i bianconeri sempre più carichi a sfiorare il terzo gol. Brutte scene.