La vittoria contro la Sampdoria poteva essere un nuovo inizio. In tutti i sensi. Era la prima partita dopo la pandemia e la Roma aveva ribaltato il risultato dopo essere passata in svantaggio, una cosa che era successa solo contro Cagliari e Spal. E invece la sconfitta nel caldo di San Siro ha riportato tutti nell'incubo calcistico di questo 2020 romanista. Il ko con il Milan è il sesto in 11 gare di campionato, il settimo totale se contiamo anche quello con la Juventus in Coppa Italia. Per ritrovare un inizio di anno solare così negativo in campionato dobbiamo guardare alla stagione 1988-89 con una Roma a fine ciclo che chiuderà quel torneo al settimo posto in classifica.

La galleria degli orrori

A loro modo, queste sei sconfitte, sono state tutte brutte per il modo in cui sono arrivate. La prima è stata lo 0-2 subito all'Olimpico da un Torino decimato da squalifiche e infortuni. Questa è forse l'unica sconfitta della serie in cui la Roma può rivendicare una discreta dose di sfortuna visto che le statistiche di quella sera parlano di 30 tiri verso la porta di Sirigu. Resta il ko contro una squadra che nel proseguo del campionato ha dimostrato tutte le sue difficoltà arrivando, meno di un mese dopo questa vittoria, a esonerare il tecnico Mazzarri. La seconda è arrivata sempre in casa una settimana più tardi contro la Juventus. Un ko per certi versi atteso, vista la differenza tra le due squadre, ma difficile da digerire per il modo in cui è arrivato: i due gol regalati nei primi 10' e soprattutto l'epilogo amaro dell'infortunio di Zaniolo. La rottura del legamento crociato che in quel momento voleva dire stagione finita, una diagnosi in grado di gettare nello sconforto anche il romanista più ottimista.

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Vi giuro...tornerò più forte di prima.

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La terza, la quarta e la quinta sono arrivate tutte insieme. I primi quindici giorni di febbraio sono stati il momento peggiore della Roma fonsechiana. Se all'andata contro il Sassuolo si erano visti i primi bagliori della filosofia del tecnico portoghese, nella gara di ritorno la fiamma si è spenta e per i giallorossi è stato buio pesto. Ripensandoci ora quel 4-2 ha avuto anche un irrimediabile strascico nel rapporto tra Fonseca e Petrachi, visto che nell'intervallo il direttore sportivo decise di fare irruzione nello spogliatoio del Mapei Stadium per dirne quattro ai giocatori scavalcando la leadership dell'allenatore. La settimana successiva è il turno di un'altra sconfitta casalinga, questa volta contro il Bologna (2-3) di un imprendibile Barrow mattatore del match con un assist e due gol. Poi è arrivato ko con l'Atalanta. La Roma era stata anche brava a passare in vantaggio a Bergamo allo scadere del primo tempo con il solito Dzeko, ma nella ripresa ha subito l'ennesima rimonta stagionale facendosi ribaltare in 9' dalle reti di Palomino e Pasalic. L'ultimo quadro di questa galleria degli orrori è la già citata sconfitta con il Milan, che per la prima volta in stagione è riuscita a battere una delle prime sei della classifica.

Il confronto

Se si guardano le ultime 11 partite di Serie A solo Spal (9), Lecce, Brescia e Torino (7) hanno subito più sconfitte dei giallorossi. Ma anche il confronto tra la Roma del 2019 e quella del 2020 è sconfortante: 2 sconfitte contro le 6 del nuovo anno solare, la media punti è scesa da 2 a 1,1, mentre quella dei gol subiti è salita da 1 a 1,9. Solo il dato della media gol realizzati (2) è rimasto invariato, ma questo non basta a salvare un rendimento che - nei numeri - è più da zona salvezza che da zona Champions. La matematica dice che raggiungere il quarto posto dell'Atalanta è ancora possibile, ma la realtà obbliga la Roma a guardarsi dalle inseguitrici Napoli e Milan. Difendere il quinto posto diventa fondamentale per evitare di passare dal sogno Champions al preliminare di Europa League. Quello sì che sarebbe un vero incubo.