Roma e Milano, Milan e Roma: universi a prima vista distantissimi, a volte antitetici. Separati da molto più dei 476 chilometri di tratta stradale. Dissimili per storia cittadina e sportiva, clima, tradizioni, caratteri dei rispettivi popoli e luoghi comuni discorrendo. Eppure quell'invisibile via che collega le due squadre che ne portano i nomi è una delle più battute del mondo calcistico. Il giallo che subentra al nero lasciando il solo rosso come costante cromatica suggerisce varianti thrilling su sfondi di passione. E i nomi che si legano ai due club non possono che accendere l'anima: Liedholm, Di Bartolomei, Prati, Maldera, Ancelotti, Cafu, Panucci, Capello, El Shaarawy, per citare solo un numero ridottissimo dei numerosi doppi ex. I protagonisti che hanno regalato suggestioni a entrambe le sponde sono talmente tanti e significativi, da evocare suggestioni per tre diverse generazioni di tifosi.

Ma la gara che vedrà di fronte le due squadre a San Siro nelle prossime ore non potrà non essere nel segno di Pierino Prati, che ci ha lasciato cinque giorni fa. Attaccante straordinario, in grado di realizzare una tripletta (unico italiano a riuscirci) in finale di Coppa Campioni al grande Ajax di Cruijff e Michels, che di lì a poco avrebbe inaugurato il suo ciclo più vincente. Di trionfi se ne intende però anche il centravanti nato alle porte del capoluogo lombardo (Cinisello Balsamo), che nel suo carnet in rossonero annovera uno scudetto, due Coppe delle Coppe, un'Intercontinentale e due Coppe Italia. Eppure sollevati gli ultimi trofei si trasferisce nella Capitale, per gli osservatori dell'epoca una diminutio dal punto di vista strettamente sportivo, tanto da essere bollato come giocatore sul viale del tramonto. Per orgoglio o per sintonia immediata fra lui e l'ambiente giallorosso, smentisce ogni pronostico nefasto e si ritaglia un posto speciale nel cuore della tifoseria, che ha voluto ricordarlo con l'affetto che merita tramite uno striscione nell'Olimpico vuoto di Roma-Samp. E Pierino è stato onorato anche dal club col lutto al braccio. Non servono titoli per entrare nei cuori dei romanisti: Prati ne è uno degli esempi più lampanti.

Ma i successi portano spesso in calce le firme decisive di chi è transitato anche dal Milan. Entrambi gli allenatori artefici degli ultimi due Scudetti sono doppi ex, con più di un'avventura sulle due sponde. Liedholm diventa leggenda da giocatore a Milano, dove comincia anche la sua straordinaria avventura in panchina. Nel 1973 sbarca a Roma, per poi tornare indietro quattro anni dopo: il tempo di vincere il campionato della stella e cede ancora al richiamo di Dino Viola e del sole capitolino. Qui trova altri ex milanisti come Benetti, Turone e perfino Tancredi (anche se senza presenze lì) e qualche anno dopo chiede a Maldera, già campione d'Italia sotto la sua guida, di raggiungerlo per fare il bis a Roma: compito eseguito. E il milanese Aldo si innamora tanto della città da farsene "adottare". Quando il Barone compie di nuovo il percorso inverso convince l'allievo di un tempo Scarnecchia e soprattutto Di Bartolomei a seguirlo. Non Ancelotti, che andrà in rossonero proprio quando lo svedese rientrerà.

Nell'ultima vera sortita (oltre la breve parentesi del 1997) a Trigoria chiamerà Collovati e Massaro. Negli Anni 80 passano anche Vincenzi (autore del primo gol in Coppa Campioni) e Antonelli, 5 presenze e un gol, ma nel derby. Lo stesso Capello diventa calciatore importante in giallorosso e termina sotto il Duomo, dove ricomincia da tecnico ultravincente, confermandosi qui, dove vuole con sé Mangone, cresciuto in rossonero, Antonioli, portiere dei trionfi milanisti, e col tricolore già sul petto il fedelissimo Panucci. Nei primi anni del terzo millennio il flusso sembra invertito: i giocatori si consacrano a Roma per poi svernare a Milano. Il viaggio verso Nord dopo aver dato il meglio da queste parti tocca a Cafu, Emerson, Mexes, Menez, Cassano, Aquilani. Antesignano del percorso Ghiggia, l'eroe del Maracanazo, che passa al Milan a fine carriera, attuando l'itinerario inverso rispetto al connazionale Schiaffino, immenso fuoriclasse che fa in tempo a vincere in giallorosso la Coppa delle Fiere. O ancora a Nordhal, che con la Roma riesce a incrementare il suo incredibile bottino di gol di stampo milanese. Negli Anni 60 anche Schnellinger veste le due maglie, ma dà il meglio di sé da compagno di Rivera. Per poco non incrocia Gipo Viani, tecnico dell'unico torneo cadetto romanista e vincitore della prima coppa dalle grandi orecchie a Milano. Storie d'altri tempi. In questi gli ex si chiamano Romagnoli e Cristante.