Chissà se Jordan Veretout sta ancora ripensando a quel destro a giro che al 31' del primo tempo di Roma-Sampdoria, con gli uomini di Fonseca sotto di un gol, aveva fatto saltare in piedi tutti i tifosi che da casa stavano guardando la partita. Una gioia strozzata dall'on field review di Calvarese che ha ravvisato il tocco di gomito di Carles Perez sulla carambola che aveva permesso alla palla di arrivare dalle parti di Veretout. Di sicuro non ci ha pensato troppo in campo perché dopo averci regalato un lampo di bellezza rara, in una serata che fino a quel momento di bello non aveva proprio niente, neanche la cornice di pubblico che di solito addolcisce anche le serate romaniste più amare, è tornato a fare quello che sa fare meglio: distruggere e costruire.

Un lavoro oscuro tradotto in alcune statistiche che ci permettono di leggere meglio la sua partita. In totale ha corso 10,7 km (tra i romanisti solo Ibanez ha fatto meglio) guidando il pressing per tenere alta la squadra ed è stato il calciatore che ha toccato più palloni (105) e completato più passaggi (88). Questi ultimi due numeri sono figli anche della scelta tattica di Fonseca di costruire il gioco dal basso a tre senza far scalare Diawara tra i centrali, ma facendo scivolare proprio Veretout sul centro sinistra in linea con Smalling e Ibanez. In questo modo spesso la prima fase dell'azione è passata per i piedi del francese.

A tutto campo

Le statistiche dell'altra sera non sono un exploit perché è tutta la stagione che Veretout risulta centrale in entrambe le fasi. È il miglior distruttore di gioco a disposizione di Fonseca: è primo tra i centrocampista per palloni recuperati (204), è primo in rosa per il numero di azioni di pressing (397) ed è secondo solo a Mancini per contrasti vinti (21). Il suo regno è la zona che va dalla trequarti difensiva a quella offensiva dove aggredisce ogni cosa che gli arriva a tiro ma non eccede quasi mai in foga (solo 4 gialli). Quando c'è da costruire sa diventare anche un fulcro di gioco. Con oltre 1011 palloni giocati è il calciatore più coinvolto della rosa, ha completato 1089 passaggi (secondo solo a Mancini) di cui 31 passaggi chiave. Insomma Veretout unisce geometrie di gioco a un temperamento da mastino: una sintesi che piace molto a Fonseca il quale rinuncia quasi mai al suo tuttocampista. Ha giocato almeno 1' in tutte le partite tranne le prime due contro Genoa e Lazio perché questa estate si è aggregato alla squadra tardi e fuori condizione. Ma quando è entrato non è più uscito e ora, dopo Dzeko e Kolarov, è il calciatore di movimento più utilizzato con 2143 minuti giocati.

Casa e Trigoria

La sua stagione non è stata sempre al top e dopo un inizio convincente ha avuto un periodo di appannamento. L'impegno non è mai stato in discussione ma le corse erano a vuoto e le scelte in campo non sempre lucide. Veretout ha risposto nell'unico modo che conosce: testa bassa e tanto lavoro in allenamento. Con questo atteggiamento ha conquistato la fiducia di Fonseca che ne apprezza anche i modi. In campo è deciso ma mai sopra le righe. Lo stesso è fuori con una vita da vero professionista divisa tra il campo di allenamento e la famiglia. Non esce molto, ama giocare alla Playstation e passare il tempo con la compagna Sabrina e le due figlie piccole nella loro villa di Casal Palocco.

I due sono fidanzati praticamente da sempre e l'anno prossimo coroneranno il sogno di sposarsi. A marzo scorso Jordan le ha fatto la proposta in una location mozzafiato nel golfo di Napoli. Poteva sembrare un indizio di mercato ma in estate è stata la Roma ha spuntare l'asta con gli azzurri. Nelle scorse settimane radiomercato ha riaccostato il suo nome alla squadra di Gattuso ma il procuratore Giuffredi ha bollato queste voci come «aria fritta». Veretout si sente parte del progetto e con questa maglia vuole coronare il sogno di esordire in Champions League, desiderio condiviso con la Roma che spera ancora nel quarto posto. Per raggiungerlo servirà la versione migliore del mastino.