Se Fonseca voleva stupire, non poteva riuscirci meglio. Due mesi di quarantena, centoquindici giorni senza una partita ufficiale, un giocatore che nell'ultimo anno il campo lo aveva visto soltanto o quasi in allenamento e lui, alla ripresa, che ti fa? Ibanez titolare. Centrale difensivo nella confermata difesa a quattro. Forse se non lo aspettava neppure il brasiliano, ventidue anni da compiere il prossimo novembre, sbarcato da queste parti nell'ultimo mercato di gennaio, arrivato dall'Atalanta non proprio per due spiccioli, prestito fino a giugno con obbligo di riscatto fissato a otto milioni più due di bonus e, pure, più un milione e duecentomila euro di commissioni che non sono proprio una sciocchezza.

Invece il portoghese, che in questi quasi quattro mesi di calcio solo teorico deve aver pensato anche a come stupire, ce lo ha fatto conoscere proprio nel primo impegno di questa appendice estiva di un campionato che doveva essere finito da un pezzo se non ci avesse travolti la pandemia. Non basta. Perché nelle infinite settimane in cui il pallone rotolava soltanto nei nostri capoccioni, le voci di dentro di Trigoria, ci avevano confidato di come il tecnico portoghese stesse facendo prove sempre più avanzate di difesa a tre. E in quella linea difensiva che sembrava alla base di una rivoluzione tattica, a completare il terzetto con Smalling e Mancini, spesso e pure volentieri c'era proprio il brasiliano, appena arrivato da Bergamo e che prima dello stop non aveva giocato neppure un minuto, al contrario di Carles Perez e Villar, gli altri due ragazzi acquistati nel passato mercato invernale.

La rivoluzione tattica, però, per ora ancora non c'è stata. Difesa giallorossa ancora a quattro, come peraltro anticipato dallo stesso Fonseca nella strana conferenza stampa della vigilia del ritorno in campo, ma Ibanez in campo, titolare. Qualche indicazione, peraltro, il portoghese ce l'aveva data nel momento in cui aveva reso ufficiale la lista dei convocati per la gara contro la Sampdoria. Juan Jesus a casa e questa, volendo, tutto è stata meno che una sorpresa visto l'ultima partita conosciuta del brasiliano risale al settembre scorso, poi lo zero assoluto e pure qualche parola non proprio gradita da società e allenatore. Ma a casa il portoghese aveva lasciato pure Cetin (in odore di cessione, si parla di Verona), il turco che pure nella prima parte della stagione in qualche occasione aveva fatto giocare avendo anche risposte abbastanza positive. Quattro i centrali difensivi superstiti, Smalling sicuro di avere una maglia, per l'altra una corsa a tre, con Mancini reduce da un problema fisico e il comandante Fazio probabilmente convinto che sarebbe toccato a lui andare a fare coppia con l'inglese che la Roma vuole riscattare dal Manchester United.

Invece il portoghese ha scelto la strada degli effetti speciali, vai Ibanez, tocca a te, facci vedere di cosa sei capace. Il brasiliano ha risposto facendoci vedere solo una parte delle qualità che in Brasile lo avevano proiettato a essere il centrale difensivo titolare della nazionale olimpica verdeoro che non è proprio l'ultima al mondo. In ogni caso ha dimostrato di poter essere un prospetto molto interessante, un giocatore con margini di miglioramento importanti, soprattutto quando lascerà negli spogliatoi il timore di sbagliare con cui contro la Sampdoria ha giocato per tutti i novanta minuti. Per accorgersene bastava osservare quando appoggiava il pallone lateralmente a un suo compagno, peraltro mai sulla corsa ma mezzo metro indietro per non rischiare di essere intercettato, poi correva subito all'indietro per evitare brutte sorprese. Ci sarà modo e tempo perché il ragazzo si scrolli di dosso le giustificate paure, come in qualche misura ci ha fatto capire ieri con un tweet in cui ha celebrato il suo esordio con la Roma: «Un altro sogno che diventa realtà, poter esordire in questa grande squadra e con questa maglia è un onore per me. Adesso continuare a lavorare per migliorare sempre di più».

Il primo a crederci nei miglioramenti ci dicono sia proprio Fonseca che negli allenamenti ha apprezzato sempre di più il brasiliano arrivato da Bergamo. Pensare che Ibanez avrebbe potuto sbarcare a Trigoria con due anni di anticipo rispetto a quello che è avvenuto. Oltretutto a un prezzo, tre milioni di euro, molto inferiore rispetto a quello che poi è stato. La storia risale al maggio di due anni fa. A Trigoria si presentò un procuratore italiano che vive in Brasile per incontrarsi con il señor Monchi. Oggetto del faccia a faccia proprio Ibanez, per il quale il procuratore italiano aveva avuto mandato di piazzarlo in Italia da parte del procuratore brasiliano del giocatore, Frederic Moraes. Ibanez venne proposto alla Roma, «lo prendete con tre milioni», e se non vi fidate vi invitiamo a venire in Brasile una decina di giorni per seguirlo dal vivo nelle partite in cui sarà impegnato con la maglia del Fluminense, «sarete nostro ospiti in tutto e per tutto». Detto che se ti invitano in Brasile "all inclusive" uno va a prescindere, la realtà è stata che Monchi pensò di evitare il viaggio. Il risultato è stato che come giovane difensore centrale arrivò il francese Bianda per sei milioni e che negli ultimi due anni, tra un infortunio e l'altro, ha fatto fatica a giocare pure con la Primavera. Dov'è l'errore?