Ci voleva la qualità di Dzeko e ci volevano gli assist dei subentrati Pellegrini e Cristante, strepitoso il primo e tutt'altro che casuale il secondo, per venire a capo di una sfida sempre complicata, come tutte quelle contro squadre chiuse come la Sampdoria di Ranieri, oltretutto resa ancora più impervia dal gol iniziale di Gabbiadini, un regalo di un insolitamente distratto Diawara.

Ci voleva Dzeko per far dimenticare per un attimo questo assurdo calcio al tempo del Covid, questo silenzio irreale spezzato dal garrito dei gabbiani, dai fischi dell'arbitro e dalle esultanze dei giocatori in campo, dentro l'astronave muta dell'Olimpico, colorata solo sotto la Tevere con gli stendardi gialli e rossi della società. Ci voleva Dzeko per accorciare la classifica dalla Lazio e dall'Inter, fermate in Lombardia, mentre l'Atalanta resta a +6. Così la Champions resta lontana, ma la Roma (in lutto per la morte di Prati) sta bene e ha Dzeko, una rosa a questo punto ricchissima e tante armi a disposizione di Fonseca, tante che a volte si può pure sbagliare la formazione iniziale, ma venire lo stesso a capo della partita.

Le mosse a sorpresa del portoghese sono state Ibanez e Pastore, il giovane difensore brasiliano arrivato a gennaio, che con Mancini fuori uso ha scavalcato Fazio nelle gerarchie, e il non più giovane trequartista argentino, dato in perenne uscita a Trigoria quale simbolo dell'onerosità delle operazioni non più praticabili dai dirigenti eppure sempre nelle grazie dell'allenatore, e ieri davvero spento a parte un lampo iniziale. A Zappacosta ha preferito Bruno Peres, a Ünder Carles Perez, per il resto inevitabile puntare su Smalling e Kolarov, sulla coppia di centrocampisti Diawara e Veretout, con Cristante inizialmente in panchina, e con Mkhitaryan a servizio di Dzeko, usato in teoria da esterno sinistro in realtà assai vicino al centravanti per lasciar spazio alle incursioni di Kolarov, con Veretout pronto ad abbassarsi a sinistra per la prima impostazione.

Niente di nuovo sotto il cielo serale, quasi notturno, dell'Olimpico deserto, neanche il gol iniziale della Sampdoria, un lampo di Gabbiadini su clamoroso svarione di Diawara, peraltro non l'unico di un primo tempo choccante per il guineano. Alla Roma non sono bastate invece sei palle gol (e una pure concretizzata, prima dell'intervento del Var) per riaddrizzare la gara nel primo tempo. Ranieri aveva scelto infatti la solita squadra cauta, con quattro difensori e cinque centrocampisti, con De Paoli spesso pronto ad abbassarsi al fianco di Bereszynski a comporre quasi una linea a cinque per seguire le avanzate di Kolarov.

E il muro ha retto, nonostante la buona ispirazione dei giallorossi, capaci di costruire tre occasioni nitide prima di capitolare all'11': sul corner di Veretout al 3' Dzeko ha saltato altissimo incornando perfettamente, chiamando Audero al primo intervento decisivo della serata; al 6' un geniale assist di Mkhitaryan ha trovato ancora il centravanti in buona posizione a sinistra, ma il gran diagonale verso l'angolo opposto ha trovato in opposizione la manona del portiere doriano; e al 10' l'unico spunto del tempo di Pastore, uno splendido slalom tra quattro avversari in area, ha trovato stavolta la faccia di Audero, e un corner non sfruttato.

Sulla ripartenza Diawara ha scaricato verso Mirante un recupero di Smalling non avvedendosi della presenza di Gabbiadini, bravo a scavalcare Mirante e a far gol da posizione a quel punto molto angolata. Ma la Roma non si è persa d'animo e ha continuato ad attaccare, sfiorando ancora il pareggio con Perez (12'), Miky (19') e ancora Dzeko (21'), fino a un altro svarione di Diawara che stavolta ha messo Jankto in condizione di segnare, bravo Mirante a deviare in angolo passando dal palo.

Al 31' la Roma ha finalmente sfondato il muro con un meraviglioso piatto forte da fuori area di Veretout finito dritto all'incrocio dei pali: ma l'arbitro Calvarese è stato richiamato al Var dal collega Di Bello per valutare una respinta di gomito, a braccio stretto sul corpo, di Perez ad inizio azione e per quella stupida, e non ancora abolita, regola del tocco di mano o braccio di qualsiasi natura a render vano un gol, la prodezza è stata annullata. Nel finale di tempo la Roma s'è un po' disunita e la Samp si è resa pericolosa con De Paoli e Thorsby.

Nella ripresa si è ripartiti subito con la Roma all'attacco (sinistro di prima di Miky fuori di poco) e la Samp è stata pericolosa solo su ripartenze estreme, a volte da calcio d'angolo della Roma, con Mirante e soprattutto Smalling sempre attenti nelle chiusure. Un po' più morbido Ibanez, che ha pure finito con i crampi. Ma sul ragazzo si può lavorare. I tre cambi di Fonseca dopo un'ora di gioco hanno cambiato la partita e infatti Pellegrini, subentrato al posto del fantasma di Pastore, ha subito impresso la sua firma sulla partita regalando uno splendido assist centrale per Dzeko, bravissimo a prendere il tempo ai due centrali (con Augello in colpevole ritardo di linea) e a battere Audero con un grandissimo sinistro al volo terminato sotto la traversa.

Cristante per Diawara e Zappacosta per Peres hanno dato nuovo fosforo alla manovra, ma le linee sempre più strette di Ranieri hanno ridotto le capacità offensive. Al 21' una bellissima azione partita dall'area romanista ha portato Kolarov al tiro, deviato con la sola illusione del gol. Al 24' ancora il terzino serbo ha provato a risolvere su punizione, ma il suo bellissimo diagonale da fuori area da sinistra ha colpito la parte interna del palo ed è beffardamente uscita.

Anche Ranieri ha cambiato molto la sua squadra senza godere della stessa qualità (Leris, Bonazzoli e Ramirez per Jankto, Gabbiadini e Linetty), sono entrati anche Ünder e Kalinic per Perez e Mkhitaryan, finché al 40' un intelligente lancio di prima di Cristante in controtempo (traversoni che sin dai tempi di Spalletti vengono naturali ai giallorossi) ha colto ancora impreparato Tonelli e preparatissimo Dzeko a regalare doppietta e tre punti. Gol numero 104. Inchino.