Sto cercando di raccogliere le idee per provare a spiegare a chi non è romanista, o semplicemente non è tifoso di calcio, che cosa significhi superare il Barcellona in quel modo e andare in semifinale di Champions League.
È difficile.
Come fai a spiegare i tanti anni di attese, di delusioni, di imprese sfiorate e mai realizzate.
Come fai a spiegare la frustrazione del doversi arrendere sempre al più forte, al più ricco, al più potente.
Come fai a spiegare quel misto di amore irrazionale, speranza, disillusione.
Come fai a spiegare che non potevi dirlo, ma segretamente a inizio gara un po' ci credevi, perché nella partita di andata il risultato non era quello giusto. Poco, pochissimo, ma un po' ci credevi, perché prima o poi una gioia, cazzo, deve pure arrivare.
E in questa serata di aprile, è arrivata. Ed è una delle più grandi da quando seguo la Roma.
Prima o poi, se ti meriti veramente qualcosa, non c'è sfortuna o episodio sfavorevole che tenga.
Tutti gli appassionati di calcio ricorderanno questa serata, ma noi tifosi della Roma...
Noi tifosi della Roma ce l'avremo tatuata sul cuore.

Lo stadio pieno.
I nostri giocatori che corrono come pazzi su ogni pallone.
Il Barcellona che non riesce a organizzarsi.
Il gol di Dzeko.
Leo Messi che trotterella in giro per il campo senza uno scopo.
La paura che non ci diano nemmeno questo rigore.
De Rossi che segna.
L'abbraccio con papà.
Iniziare a crederci per davvero, pur sapendo che siamo la Roma, e a noi, si sa... non succedono quelle cose lì.
Il cuore a mille.
I tifosi che prendono la squadra sulle spalle e la caricano ancora di più, perché manca ancora un pezzettino...
Il gol di Manolas.
Salto in piedi.
Ringrazio Dio.
Ma esiste Dio?
Sticazzi.
Mi viene da piangere.
Abbraccio papà.
E adesso ?
Quanto manca ?
Lo so che noi siamo fatti così... ma non possiamo prendere un gol adesso. Sono pronta a questo, ma sarebbe ingiusto. Totalmente.

Barrichiamo la porta di Alisson.
Si può fare?
Metteteci davanti un frigorifero, una lavatrice, un armadio, le panchine, il massaggiatore, il quarto uomo, il tabellone col risultato, una lavastoviglie, quello che vi pare... ma chiudete tutto!

E poi è finita.
È finita senza tragedie dell'ultimo minuto.
È finita com'era giusto che finisse: sono passati quelli che tra andata e ritorno hanno creato di più e giocato meglio.
Semplice.

Adesso si sorride e si festeggia.
Si festeggia in strada.
Sperando che questo sia solo l'inizio di qualcosa di molto più grande.