La mamma non sempre è la mamma. Non è un refuso quel non, con tutto il dovuto rispetto per le mamme. Perché vogliamo parlarvi di una mamma che un piccolo peso, non certo positivo, l'ha avuto nella storia recente della Roma. Per chi ha un minimo di sufficiente memoria, non potrà sorprendere che vogliamo parlarvi della mamma di Adrien Rabiot, l'ancora giovane centrocampista del Paris Saint Germain, tuttora a libro paga del club parigino. La signora Veronique, oltre che mamma, era ed è anche la procuratrice del figliolo. Ha preso il posto del papà, purtroppo colpito da un ictus che lo ha lasciato in una situazione in cui gli è complesso comunicare. Mamma Veronique, poco più di tre anni fa, è stata la causa decisiva, magari involontaria, magari no, del mancato trasferimento del figliolo alla Roma. Quando tutto era stato fatto, compreso l'accordo con l'emiro proprietario del Psg, personaggio che ha un senso del denaro ovviamente molto, ma molto diverso dal nostro e dal vostro.

Conquistato dai ricci

Era la primavera-estate del 2014. Walter Sabatini il ragazzo lo aveva adocchiato già da un po'. Era rimasto conquistato da quella testa riccioluta che dava l'impressione di correre con il pallone tra i piedi come se quel pallone fosse un tutt'uno con gli scarpini. Nella testa dell'allora direttore sportivo della Roma, c'era la voglia di andare a prenderlo per la Roma. Rappresentava l'identikit perfetto dei giocatori che la Roma cercava: giovane, forte, emergente, in scadenza di contratto dodici mesi dopo quindi non sarebbe costato uno sproposito, con la personalità giusta per sostenere una piazza complessa come quella di Roma. Solo che, sempre Sabatini, aveva la consapevolezza che convincere l'emiro a cederlo, sarebbe stata un'impresa proibitiva, per una questione di cash, un po' come mettersi al tavolo di poker con lo stesso emiro. Sapeva però che l'anno successivo il ragazzino riccioluto sarebbe andato in scadenza di contratto. E sapeva anche che, dalle notizie che gli avevano confidato i suoi contatti in Francia, il rinnovo contrattuale non sarebbe stato una passeggiata di salute, pure per il portafoglio dell'emiro. Non restava che mettersi alla finestra e aspettare che le parti entrassero definitivamente in crisi. Che, puntuale, arrivò nei primi mesi del 2014. Rabiot non aveva nessuna intenzione di rinnovare e prolungare il suo contratto con il Paris. La causa era che l'allenatore di allora, Laurent Blanc, non lo faceva giocare con la continuità che il ragazzetto con i capelli lunghi e ricci pensava di meritare.

Accordo con il Psg

Sabatini non aspettava altro. Si mise subito al lavoro. Puntando a trovare un accordo con il club francese, come peraltro pretenderebbe la correttezza che si dovrebbe avere sul mercato, cosa sconosciuta a tutti o quasi. I primi approcci non furono un successo. l'emiro non sembrava intenzionato a cedere il giocatore. E se l'emiro non vuole vendere, potete stare tranquilli che non c'è cifra al mondo che lo possa convincere, pur nella consapevolezza che, dodici mesi dopo, il Paris non avrebbe incassato un euro dall'addio del ragazzo a parametro zero. Furono numerosi e complessi i contatti tra i due club. Improntati comunque a grande trasparenza e correttezza. Ma furono probabilmente questi ultimi due elementi, a sbloccare la questione. Nonostante ci fossero diverse altre squadre, a cominciare da Milan e Juventus, intenzionate a tesserare il francesino che sembrava garantire un grande futuro. I bianconeri furono subito fuori gioco. Per una questione di correttezza. L'emiro si era legato al portafoglio, lo scippo di Kingsley Coman, preso dalla Juventus e portato a Torino senza sborsare un euro. Il Milan in quel momento non poteva costituire un concorrente pericoloso. I cinesi, o presunti tali, erano ancora un'ipotesi. La famiglia Berlusconi aveva già detto a papà Silvio che non era più il caso di dilapidare sostanze nel club rossonero nelle cui casse, negli anni precedenti, sua emittenza aveva investito un patrimonio, vincendo tutto quello che c'era da vincere. E allora, incontro dopo incontro, la Roma riuscì a trovare la cifra giusta per convincere il Paris a cedere il giocatore. Le indiscrezioni in quel momento parlavano di un sì parigino a fronte di un'offerta per il cartellino di quattro milioni subito, sei l'anno dopo più una serie di generosi bonus.

Seconda fase della trattativa

Si passò, allora, alla seconda fase della trattativa. Trovare l'accordo con il ragazzetto dai capelli ricci. Pure qui gli incontri furono ripetuti, avendo comunque il pregio di parti che, passo dopo passo, si avvicinavano alla cifra in grado di fare contenti tutti. Fino a quando non entrò in scena madame Veronique. Che per il suo ragazzetto con i capelli ricci, voleva il meglio, per dimostrare a quegli incompetenti del Paris che Adrien avrebbe meritato ben altra fiducia dal club parigino. E infatti l'accordo per un contratto quinquennale al giocatore, era stato praticamente trovato per una cifra, a salire, che partiva da circa un milione e mezzo di euro, bonus esclusi. Mancava soltanto la firma sul contratto. Che, poi, quando si dice che manca soltanto la firma, sembra che sia una cosa di poco conto, quando invece è tutto. In ogni caso, l'accordo c'era, bisognava soltanto ratificarlo. Sabatini si sentì ripetutamente, tramite interprete, con mamma Veronique. Fissarono un appuntamento a Parigi. Pranzarono insieme, poi la signora spiegò al suo interlocutore che sarebbe stato meglio incontrare anche il fratello di Adrien. Così tutta la famiglia sarebbe stata messa al corrente nei dettagli che l'accordo era stato raggiunto. L'appuntamento fu fissato in un luogo misterioso, al termine di una strada sterrata nella periferia parigina. E lì Sabatini incontrò l'altro figlio dei Rabiot, uno che nel passato aveva fatto parte anche della Legione straniera. Non gli fece una bella impressione. Perché il secondo Rabiot si fece trovare, seduto su una sedia al centro di un parcheggio completamente vuoto. Inquietante, definì l'incontro l'ex direttore sportivo della Roma. C'è da credergli.In ogni caso l'accordo trovato fu vistato pure dal fratello. Al termine della discussione, però, accadde il fattaccio. Perché la signora Veronique disse una frase che, di fatto, mandò a monte l'affare. Pronunciò la parola Rudi Garcia. Il resto Sabatini non lo capì, ma aveva intuito che la signora prima della firma avrebbe voluto parlare con il tecnico della Roma di allora. Il ds si infuriò come non poche volte gli è capitato in carriera e in privato. Non avrebbe mai permesso quel colloquio. Lo avesse fatto, avrebbe voluto dire ritrovarsi negli spogliatoi di Trigoria, mamme, papà, fratelli, amici, amici degli amici. Tra i due volarono parole grosse, con quello della Legione Straniera che non sapeva più cosa fare.

Ci fu anche un secondo aspetto che mandò definitivamente a monte l'ingaggio del riccio da parte della Roma. Pure questo riconducibile alla signora Rabiot. Madame Veronique non voleva che la Roma pagasse il cartellino del suo ragazzo. Era arrabbiatissima con l'emiro, non voleva che incassasse neppure un euro per suo figlio, come se all'emiro potesse interessare qualche cosa. Le due cose, sommate, portarono al fallimento della trattativa. Anche perché la Roma non aveva nessuna intenzione di irritare la proprietà del Paris, consapevole che con certi portafogli è sempre meglio non fare i furbi. Lo stesso Adrien rimase sorpreso dal mancato trasferimento alla Roma. Al punto che lo stesso giocatore, in una dichiarazione ufficiale, non mancò di sottolineare il suo stupore, «non capisco come mai io non sia un giocatore della Roma, era tutto fatto». Magari sarà il caso che chieda a mamma Veronique. Che, poi, per conto del suo talentuoso figliolo, nell'ottobre successivo, firmò un nuovo contratto con il Psg con scadenza il trenta giugno del 2019. Perché l'emiro è l'emiro.