Numeri, numeri e ancora numeri. Abbiamo trascorso una giornata spulciando negli ultimi bilanci della nostra Roma. Obiettivo: cercare di capire quali conseguenze potranno esserci sul bilancio in corso con lo stop al mondo con cui ci stiamo confrontando. Non abbiamo sufficiente competenza in fatto di matematica quantistica, ma almeno sulla matematica di base, addizioni e sottrazioni, qualcosa riusciamo ancora a metterla insieme. Allora, in base proprio alla matematica di base e dopo aver spulciato i numeri della Roma, siamo arrivati alla conclusione che, al di là di sofferenze già in atto, almeno per quest'anno il danno dovrebbe essere piuttosto limitato rispetto a quello che si può immaginare, soprattutto considerando che la rinuncia a quattro mensilità da parte dei calciatori di prima squadra (in realtà un mese e mezzo, i restanti due e mezzo saranno spalmati nei successivi bilanci) di fatto può ammortizzare una buona parte delle perdite che sicuramente ci saranno e che riguarderanno quasi tutte le voci che costituiscono tutto il cucuzzaro del fatturato annuale. Semmai il problema potrebbe diventare insostenibile se, a settembre prossimo, ci si trovasse ancora nelle condizioni di oggi o, in misura minore ma comunque significativa, se si potesse tornare a giocare solo a porte chiuse. Proviamo a spiegare nel dettaglio.

Le perdite possono essere quantificate intorno ai trenta milioni, ma solo se le televisioni (Sky, Dazn e Rai) dovessero decidere unilateralmente di non pagare l'ultima rata delle sei previste dal contratto firmato dalle parti. Cosa, peraltro, che difficilmente avverrà, visto che lo stesso contratto mette in una botta di ferro le società, ancora di più se in un prossimo futuro sarà il Governo a dire che il campionato termina qui. Per la Roma la quota della sesta rata è di circa tredici milioni sui complessivi (circa) ottanta garantiti in totale per campionato e coppa Italia. Come detto il rischio di doverci rinunciare è assai minimo. Ne sono consapevoli anche le emittenti televisive, tanto è vero che, senza darne troppa pubblicità, sia Sky che Dazn stanno trattando per ottenere uno sconto per questa ultima rata spalmando il risparmio nell'anno successivo, un'operazione che la stessa Sky sta facendo in Inghilterra per la Premier e in Germania per la Bundesliga. Insomma per le società la questione dei diritti televisivi è quella che crea meno preoccupazioni. Diverso il discorso è per quasi tutte le altre voci che compongono il fatturato annuale di un club. Ovvero: botteghino, sponsor, merchandising, pubblicità, altri proventi.

La semestrale che si è chiusa il 29 febbraio scorso per la Roma certificava: 55,52 milioni per i diritti tv (111,92 complessivi nel precedente esercizio che aveva chiuso con un fatturato complessivo di quasi 233 milioni); 10,8 milioni da sponsor (24,22 totali l'anno prima); merchandising 3,9 (7,72); botteghino 17,19 (34); pubblicità 11,4; altri proventi 11,22 (ratei assicurativi sugli infortuni per esempio 3,2 milioni). Sono tutti numeri che dovranno essere rivisti al ribasso. Prendiamo il botteghino. Se non si riprenderà, la Roma dovrà rinunciare minimo a sette incassi casalinghi (ma pure se si dovesse ripartire a porte chiuse), sei partite di campionato più la sfida europea con il Siviglia, un danno quantificabile tra gli otto e i nove milioni (e in caso di qualificazione europea la cifra ovviamente aumenterebbe), che comprenderebbe anche il rateo abbonati in campionato (quasi seicentomila euro a gara) perché c'è l'idea comunque di risarcirli con un voucher da sfruttare per il successivo abbonamento.

Gli sponsor pagano anche se non soprattutto la visibilità, cosa che in questo momento non c'è e quindi legittima un'eventuale sospensione dei pagamenti. Il danno, comprendendo anche la cartellonistica allo stadio con tanto di riprese televisive, può essere valutato intorno ai cinque milioni, anche se i rapporti tra la Roma e gli sponsor sono ottimi, grazie alle tante iniziative che la società giallorossa ha messo in piedi in questo periodo e a cui hanno partecipato con piacere i partner commerciali. Un meno 2-3 milioni bisogna conteggiarlo anche per quel che riguarda il merchandising. Gli store giallorossi sono chiusi da due mesi, l'incasso è stato zero a parte il materiale acquistato via internet, cosa minima rispetto alla vendita nei negozi. Stesso discorso si può fare per la pubblicità allo stadio, dove il regresso di cash può aumentare di un altro paio di milioni.

Sommando le voci e tralasciando la questione diritti televisivi, che comunque qualcosa in meno garantiranno, il danno complessivo può essere quantificato in una ventina di milioni. Non pochi, ma è anche vero che la rinuncia a quattro mensilità dei calciatori è stata stimata in un risparmio di una trentina di milioni (premi esclusi). È vero che due mensilità e mezzo poi saranno spalmate nelle annate successive, ma per il bilancio quei trenta milioni sono ossigeno puro. E pur considerando i 12 milioni circa di risparmio garantito sul mese e mezzo di mensilità, il danno sarebbe quantificabile intorno ai 7-8 milioni. Insomma sopportabile. Quello che invece non sarebbe sopportabile è immaginare una ripartenza a settembre in queste condizioni. Allora sì che il problema diventerebbe quasi irrisolvibile.