Monchi, al secolo Ramón Rodríguez Verdejo, direttore sportivo della Roma, in questi giorni ha rilasciato varie interviste ai media spagnoli. Di seguito le parole rilasciate al sito elmundo.es, a due giorni da Barcellona-Roma"Ora comincio a capire meglio il Monchi di cui Roma ha bisogno. Quando hai un cambiamento grande come quello che ho vissuto, ci si deve conoscere di nuovo. E sapere quale parte di Monchi è ancora valida, e quale parte di Monchi dovrebbe ancora apparire. Quando sono arrivato, tutto è stato molto veloce. Dovevamo far quadrare i numeri e fare plusvalenze".

Un allenatore di casa
"Di Francesco era una scommessa rischiosa? Non credo, c'era una solida base per avere fiducia. L'ho preso per le sue abilità, ma anche per la sua conoscenza di Roma e della Roma. Ha giocato quattro anni qui, ha vinto anche uno scudetto. Sapendo quanto sia speciale lavorare in questo club, è stato molto importante. Inoltre, stavo cercando un tecnico equilibrato, in grado di avere un buon rapporto sia con i media, sia con i tifosi. Ma che è stato anche in grado di sfruttare al meglio i giocatori che avrebbe avuto tra le sue mani. È vero che non aveva esperienza in Champions League. Ma con il mio aiuto e quello dei suoi giocatori, era un tema facile da affrontare"."

Totti, un leader spirituale
"Il vuoto che ha lasciato è stato reso meno pesante da Daniele De Rossi. È un giocatore cresciuto nella Roma, un tifoso del club e con un'innata capacità di trasmettere i valori di appartenenza, che in lui sono fortissimi".

Un portatore di gol
"Però conduce una vita professionale perfetta, si allena come dovrebbe, gli piace quello che fa e la scorsa stagione ha segnato 39 gol. È fondamentale capire la nostra posizione. Forse non c'è nessuno essenziale, ma Dzeko, da solo, è in grado di vincere una partita".

La scoperta
"Bisogna ottenere notizie su notizie. Di solito parlo con un agente con cui ho un buon rapporto, Bayram Tutumlu e ho iniziato a seguire Ünder. Aveva fatto una stagione magnifica ed era già un giocatore internazionale. La cosa più difficile sul portare un ragazzo di 20 anni dalla Turchia non è vederlo, ma scommettere ed essere convinto che possa avere una carriera importante. Tuttavia è ancora molto giovane, non parla ancora perfettamente l'italiano, quindi ha molto margine di miglioramento".

Una promessa da salvare
"È ancora giovane, ha un'età magnifica per migliorarsi ancora di più. Ha un talento incredibile. Ha dribbling, gol, colpi con entrambi i piedi ed è il nostro miglior uomo ad agire nello spazio. Credo molto in Stefan".

... e una speranza
"Sono consapevole che l'ultima volta che la Roma ha giocato al Camp Nou ha perso 6-1. Ho letto e visto molte volte. Ma spero che le cose vadano un po' meglio questa volta".