Alisson Becker, portiere della Roma e nazionale Brasiliana, è intervenuto a "Team Mate" su Roma Tv per parlare della sua vita e della sua esperienza a Roma. 

Il calcio, l'infanzia, la famiglia e dio

"Quando ero piccolo mi divertivo tanto, ho conosciuto tante persone grazie al calcio, ho lavorato con tanti professionisti e sono stato fortunato ad arrivare fino al punto in cui sono. Con mio fratello ci volgiamo bene, lui è una grande persona.Ha vinto la Libertadores, siamo molto uniti, siamo cresciuti insieme a casa e nel calcio, è il mio migliore amico. Sono arrivato fin qui perché i miei genitori mi hanno dato tutto il supporto necessario, ringrazio Dio per i miei genitori, insieme e mia moglie mia figlia sono le persone più importanti. Ringrazio sempre dio, la fede mi aiuta a proteggermi dagli infortuni e a veder il lato positivo delle cose. Mi ha aiutato anche quando non ero titolare, ho sempre tenuto la testa alta". 

Taffarel e i metodi di allenamento

"Ho visto poco di Taffarel, lui è un grande uomo, l'ho conosciuto di persona, per me è un onore conoscerlo. Lui è stato uno dei primi a cambiare il modo di interpretare il ruolo in Brasile. Con la Roma il portiere è un calciatore in più, sono molto migliorato, mi piace giocare coi piedi, in Brasile non si gioca molto col portiere. Nei primi mesi non è stato facile, in Brasile lavoravo più sull'esplosività, ora lavoro più sulla tecnica delle uscite. Il mister ha personalizzato il mio allenamento per adattarlo alle mie caratteristiche. Dopo due mesi ci siamo subito trovati bene, Di Francesco è un grande professionista".

L'esordio col Brasile e la tragedia della Chapecoense

"Non dimenticherò mai l'esordio in nazionale, un sogno che si realizzava per me e per la mia famiglia, per me difendere i pali del Brasile significa tantissimo, perché c'è una tradizioni di portieri fortissimi che hanno sempre fatto la differenza. Non ne sento il peso, sono contento, ma noni accontento, voglio vincere con la mia nazionale. Sarà un Mondiale difficile perché ci sono tante squadre che stanno facendo bene. Quando ho saputo che la Chapecoense veniva a Roma per un'amichevole mi è dispiaciuto non esserci, ma ho sentito tutti gli amici sopravvissuti. Ho ringraziato dio per loro, anche se mi dispiaceva per chi non c'era più".

Come Falcao

"Falcao è un grande idolo a Roma e anche nell'Internacional di Porto Alegre, è stato uno dei più grandi. Giocare nelle sue stesse squadre è per me un onore. Spero sia possibile ripetere almeno in parte ciò che ha fatto lui. Vincere un titolo per questa squadra che merita tanto, io voglio far parte di questo sogno. Giocare all'Olimpico è come giocare a casa, è diventata la mia casa, perché c'è lo stesso calore che c'è in Brasile, anche il Derby è sentito come quello in Brasile".

L'arrivo a Roma e la parata più difficile

"Venire qui e lasciare tutto è stata la decisione più importante della mia vita, dopo il matrimonio. La squadra e i ragazzi mi hanno accolto benissimo e questo ha reso l'adattamento più semplice. Anche la gente ci ha accolto bene, sia me che la mia famiglia. Juan Jesus ha aiutato me e i miei ad ambientarmi, non è stata una stagione facile lo scorso anno. Ero abituato a giocare sempre, qui invece giocavo di meno, ma ho sempre lavorato bene, pensando che il mio momento sarebbe arrivato. Alla fine è arrivato il momenti di indossare la maglia numero 1. Non la lascio mai adesso. Non credo di essere insostituibile, ma ogni giorno mi impegno per aiutare i miei compagnia vincere. La cosa più brutta per un calciatore è non giocare. Ogni volta in panchina avevo voglia di entrare e aiutare i compagni, ora mi godo il momento, ma ho saputo aspettare. Sono venuto qui per giocare nella Roma, l'esordio è stato emozionante. Faccio sempre del mio meglio, gioco sempre col cuore. Ogni parata è difficile, ma la più bella è stata la parata su Saul contro l'Atletico all'ultimo minuto, non la dimenticherò mai. In Brasile ho giocato la Libertadores, ma non c' è paragone con la Champions League. Tutto ciò che è fuori dal campo è speciale, i tifosi cantano in continuazione, quando entro in campo mi sento un lupo"

Di Francesco e i compagni

"La Roma è cresciuta negli ultimi 5 anni, sotto il piano dell'atteggiamento, Di Francesco non lo conoscevo, ma ho un grande rapporto con lui, è un bravo allenatore che fa u gran lavoro, lui ha molto merito nel cambio di mentalità. Ci vuole sempre aggressive  concentrati, abbiamo lavorato tanto per arrivare fin qui e non dobbiamo mollare. Facciamo bene la fase difensiva perché tutti partecipano, anche gli attaccanti. Gerson ha un grande cuore, è sempre allegro; Peres è sempre il solito, gli piace scherzare con tutti, noi brasiliani abbiamo un bel rapporto con tutti. Con Dzeko ci sfidiamo ogni giorno. lui vuole sempre farmi gol ed è una sfida molto stimolante. Kolarov l'ho conosciuto qui, ma da quando l'ho visto giocare mi sono reso conto che lui è un giocatore che fa la differenza, è un leader della squadra, spinge la squadra in avanti"

Totti e De Rossi

"L'addio di Totti è stata una giornata bella e triste, è stato un momento in cui tutti abbiamo vissuto lo stesso sentimento. Eravamo dispiaciuti dell'addio, ma orgogliosi di avere avuto Totti come capitano. Per fortuna ci è vicino tutti i giorni, ora ha la possibilità di rendere il calcio bello anche fuori dal campo. De Rossi è un gran capitano, mi ha accolto benissimo, non parla molto, ma quando parla lo fa al momento giusto e con autorità".

Fuori dal campo

"Sono una persona semplice non ho bisogno di tante cose. Qui il cibo è buono, mi piace uscire e passeggiare nel centro storico di Roma, vedere il Colosseo. Del Brasile mi mancano gli amici, i miei genitori, ma spesso li porto qui per sentire meno la nostalgia.Mia figlia Helena è metà romana e metà brasiliana, potrà sempre dire di essere nata a Roma".