Francesco Totti è intervenuto ai microfoni di Sky Sport per raccontare come stia vivendo la sua quarantena e per rispondere alle domande degli ascoltatori e ai tanti messaggi di amici e colleghi. Ecco le sue parole.

Momento delicato per tutti, cosa stai facendo tu per aiutare?
"Nessuno si sarebbe aspettato mai di essere in queste condizioni con questo problema veramente serio. Con Dash abbiamo comprato 15 macchinari per lo Spallanzani per una donazioni di quasi 350.000 euro che cercheremo di usare nel  migliore dei modi per battere il coronavirus. E poi con i campioni del mondo del 2006 per la Croce Rossa, e con loro cercheremo di prendere autoambulanze e aiutare gente che è in difficoltà".

Su Lippi.
"Il 19 febbraio ci fu un infortunio molto serio. La sera stessa Mariani mi operò per la frattura del perone e la rottura dei legamenti. Un intervento brutto, abbastanza duro. In quel momento mi è passato in testa qualsiasi cosa ed ero sicuro di non è poter partecipare ai mondiali. Dopo l'intervento Mariani mi disse "io ho fatto tutto, ora sta a te. Questo è un infortunio da 8-9 mesi, ma con la tua forza e la tua determinazione sono sicuro che farai parte di quella squadra. Il 20 febbraio Lippi mi ha fatto una bellissima sorpresa in cui ho  visto l'amore e la voglia e la volontà che mi ha dato lui con quel discorso e mi si è capovolto tutto. Mi ha dato la forza di uscire da quel tunnel brutto e lungo. Con la voglia di giocare quel Mondiale, sapevo che per me sarebbe stato l'ultimo perché avevo già deciso di lasciare la Nazionale e sapevo sarebbe stato l'ultimo. Il mister e tutti i compagni mi hanno dato la forza in più per vincere la cosa più importante  che un professionista possa vincere".

Perché hai lasciato così presto la Nazionale?
"Avevo deciso prima di farmi male. Ogni anno facevo 50-60 partite, avevo un problema alla schiena e dovevo mettere da parte qualcosa. Non potevo mettere da parte la Roma perché se lo avessi fatto non sarei andato in Nazionale. La scelta più brutta purtroppo in quel momento era lasciare la Nazionale anche perché la Roma è stata tutto per me, la mia vita, il mio percorso più bello. Fortunatamente sono riuscito a chiudere la mia carriera con la Nazionale vincendo il campionato del mondo".

Come vedeva la figura di Del Piero e della Juve nei suoi confronti e della Roma?
"Hanno sempre cercato di mettere contro me e Del Piero, ma fortunatamente avendo due caratteri simili siamo riusciti a unirci ancora di più, a capirci l'uno con l'altro soprattutto nei momenti difficili. Spesso se giocava uno non giocava l'altro e allora cercavi di dare un sostegno, una battuta in più, perché poi il mister prendeva delle decisioni e dovevamo rispettarle a 360 gradi. Poi quando ho fatto il libro delle barzellette mi è venuto in mente di girarlo con tutta la Nazionale ma siamo stati da dopo cena fino all'una di notte. Sembravamo veramente dei bambini, non riuscivamo a girare una battuta senza metterci a ridere. Abbiamo avuto e abbiamo un grandissimo rapporto e nessuno ce lo toglierà".

Avresti chiuso la carriera con un altra maglie come De Rossi se ci fosse stata l'opportunità?
"Io rispetto pienamente quello che ha fatto Daniele e ognuno è libero di fare una scelta propria, una scelta di vita. Io a fine carriera delle opportunità ce le ho avute, soprattutto all'estero ma anche in Italia. Però ero un po' dubbioso, io sinceramente volevo continuare perché mi sentivo ancora di poter dare qualcosa, sapendo che il campionato era totalmente diverso da quello italiano. Però alla fine un anno o due non mi avrebbe cambiato nulla. Siccome la mia scelta di vita era quella di indossare un'unica maglia, in un anno o due avrei cancellato tutto il mio pensiero lungo 24 anni con la Roma. Le offerte erano in America, Emirati Arabi. In Italia, la Sampdoria mi voleva a tutti i costi, Ferrero ha un debole per me, da romano e romanista avrebbe fatto qualsiasi cosa per portarmi la".

Dopo tanti anni da quando saresti dovuto andarci in prestito.
"Sì. Se non ci fosse stato il Torneo Città di Roma con Ajax e Borussia Moenchegladbach sarei andato alla Samp. Perché volevano darmi in prestito, il mister non  mi vedeva tanto bene e in quel momento aveva altri obiettivi più importanti in quel momento, però alla fine quella serata cambiò tutta la mia strategia. Fortunatamente sono riuscito a rimanere in questa splendida città e in questa società che io ho sempre amato. Anche perché poi chissà dove sarei arrivato a giocare, sicuramente non sarei più tornato alla Roma".

Se non avessi fatto il calciatore che altro sport avresti fatto?
"Sicuramente avrei fatto qualsiasi sport perché sono abbastanza portato per tutti. Ultimamente mi trovo bene col padel che però prima non c'era quindi avrei giocato a tennis. Sennò avrei fatto il benzinaio perché m'è sempre piaciuto".

Siete amici con Federer. Cosa vi lega? Lui ha detto che lo hai ispirato a te per la sua carriera così longeva.
"Stiamo parlando del tennis in persona. E' un mio amico, spesso ci sentiamo via messaggi, lui non parla italiano, io non parlo inglese ma col traduttore è tutto più semplice. Abbiamo questo rapporto a distanza perché siamo in città diverse, lui è sempre in giro per il mondo e quando giocavo non avevo possibilità di incontrarlo da vicino. Alla fine c'è stima reciproca, un personaggio in cui mi identifico tanto. Ogni volta che fa un punto per lui è come se fosse una normalità, come per un mio passaggio di prima, mentre per tanti altri sarebbe quasi impossibile. Lo reputo il tennis in tutto e per tutto, poi un personaggio esemplare, positivo, bello da vedere. Federer racchiude tutto nel suo nome e fortunatamente posso dire di essere suo amico. Un giorno lo sfido anche a padel perché a tennis è troppo più semplice".

Su Giannini.
"Accetto la sua sfida a tennis e lo ringrazio perché quando io avevo 16 anni lui mi ha dato tantissimi consigli, lui e suo padre mi sono sempre stati vicini insegnandomi tante cose, facendomi capire cos'è il calcio professionistico, la Serie A, come comportarsi e ambientarsi. Sono stato fortunato ad avere quelle due persone vicino. Come diceva lui abbiamo condiviso sì la maglia della Roma, sì il numero sulle spalle, ma la fascia da capitano al braccio è del tutto diverso dal resto. Per noi romani significava tanto perché dovevamo portare in altro il più possibile i colori della Roma. Esserne capitano è un vanto, un privilegio, un onore e un sogno di tutti i bambini. E noi lo abbiamo realizzato".

Tra due mesi saranno tre anni dal tuo ritiro. Cosa ti è rimasto dentro di quel giorno?
"Rispondo ancora con le lacrime. Sono passati tre anni ma è come non fossero passati. Non so se purtroppo o per fortuna spesso riguardo quella giornata che racchiude tutto il mio amore e la passione per questa squadra, questi colori e questi tifosi. Quello che  ho vissuto io sicuramente non lo avrà mai vissuto nessun altro. Ricordo ogni secondo di quella giornata. Speravo non arrivasse mai, invece purtroppo c'è un inizio e una fine come tutto. Quando ho fatto la passerella, alcune persone non le avrei neanche salutate, ma per quello che c'era intorno era giusto e doveroso essere una persone seria e coerente e mettere tutto da parte. Un giorno per me bello e brutto. Brutto perché ho smesso di giocare che per me era la cosa più importante e bello perché l'amore che mi ha dato la gente quel giorno era impensabile. Non avrei mai pensato potesse arrivare a tanto, a piangere come se non potessi vedere più una persona a cui sei legato da tanti anni. Io non ho retto l'emozione perché sapevo da mesi quello che sarebbe potuto succedere in quell'ultima partita. Ringrazierò questa gente per sempre perché mi ha dato e mi dà ancora tanto e io ho sempre cercato di ricambiare su quel rettangolo verde. Quella era la mia fortuna, era tutto. Sapevo quello che potevo dare e davo sempre qualcosa in più per far contento questo popolo, questa gente che per la Roma farebbe qualsiasi cosa e perciò so cosa significa essere romani e romanisti. So che cosa significa vedere la Roma dalla curva. So che cosa significa la domenica in cui la Roma vince che ha un sapore diverso da quando perde e i romani sono questi e ne sono fiero".

Roma-Parma del 2001, il 5-1 nel derby, Roma-Juve 4-0 e Inter-Roma 2-3 del 2005. Quale sceglieresti?
"Tutte le partite hanno un sapore diverso. In Inter-Roma c'è uno dei gol più belli della mia carriera, se non il primo il secondo. Roma-Juve è sempre una sfida diversa dalle altre, un secondo derby dopo quello con la Lazio, c'è sempre stata una grande rivalità e facemmo una partita stratosferica. Lazio-Roma 1-5, c'è stata la dedica a Ilary perciò per me quella giornata è particolarmente significativa, anche perché se non avessi segnato non avrei mostrato quella maglia e non l'avrei mai sposata. E Roma-Parma è il sogno di tutti noi romanisti, diciamo che metto quella prima di tutto".

Qual è il tuo gol preferito tra quello all'Inter e quello alla Samp (da Pizarro)?
"Il Pek è il numero uno. Uno che fa scherzi quotidianamente, poi se gli girano li mette da parte perché è un permalosone. Tra i due gol è una bella lotta".

Quanto ti emozionava San Siro?
"E' la Scala del calcio. Per me dopo l'Olimpico è lo stadio più significativo e che mi dava più emozioni. Lì tra Inter e Milan ho fatto tanti gol e prestazioni ad altissimo livello. Mi dava quella forza quella voglia di poter dare qualcosa in più e deliziare quella platea, anche loro erano abituati a extraterrestri e fenomeni che in tante altre parti del mondo non si sono visti. Uno stadio che ti dava proprio la voglia di giocarci e dare sempre il 101%".

Cosa è successo con Spalletti?
"Sono stati due personaggi diversi, tra il primo e il secondo. Il primo Spalletti era come un secondo padre, una persona con cui stavo quasi 24 ore. Il secondo Spalletti ha avuto le sue ragioni, forse qualche idea diversa da qualche altra persona, non dico che ha voluto mettermi i bastoni fra i bastoni fra le ruote però qualcosa non è andato nel migliore dei modi, come avrei voluto io e tante persone. Però ho cercato sempre di tenere la testa alta e di fare del mio meglio anche se sapevo di essere in difficoltà".

Cosa hai pensato dopo il gol di rovesciata al derby?
"Quello era un derby ormai perso, nel primo tempo eravamo sotto 2-0. Nella ripresa siamo entrati con un'altra mentalità e voglia di ribaltare il risultato. In entrambi i  gol ero al posto giusto al momento giusto. Il secondo è stato molto molto difficile, in quell'occasione ho pensato solo a volare e a metterla dove volevo. Poi sono stato tre settimane con la contusione (ride ndr.)"

Qual è stato il giocatore della Lazio con cui hai avuto più rivalità in campo e fuori?
"Con Simone Inzaghi ho un bellissimo rapporto anche se è l'allenatore della Lazio. C'è rispetto reciproco, abbiamo fatto calcisticamente  un percorso insieme, abbiamo giocato in Nazionale, condividiamo tanti amici, posso dire che in questo momento è uno dei tecnici più forti in Serie A, sta facendo grandissime cose. Il rivale è sempre stato Nesta, lo identificavo come fosse me in biancoceleste, il rapporto tra di noi fuori dal campo è ottimo anche se lui era il capitano della Lazio e io della Roma. Ora bisogna passare sopra un po' a queste cose, è cambiato tutto. Bisogna cambiare un po la mentalità".

Da romanista come vivevi la stagione della Lazio?
"Sarei stato contento per Inzaghi se avesse allenato un'altra squadra. Da tifoso romanista spero che si fermino prima possibile, sono quelle annate che ti gira tutto per il verso giusto, a parte la bravura e la fortuna e tante altre cose in questo momento non gli si può dire nulla. Spero che ci possa essere un black-out prima possibile".

(Da Marchegiani) Perché ci sono pochi numeri dieci?
"E' una persona vera, genuina. Mi è sempre piaciuto sin da quando era alla Lazio. Poi l'ho conosciuto meglio, lo frequento di più rispetto a prima. Del Piero è difficile da replicare. Bisogna tornare alle origini, puntare sui settori giovanili e non cercare stranieri. Puntare sui giovani come noi, abbiamo più possibilità di trovare i Totti, Baggio e Del Piero. Sono loro che ti fanno divertire e fanno gol".

Quale sarà il tuo futuro?
"Stavo partendo con la società di scouting ma il Coronavirus ci ha un po' bloccati. Stiamo lavorando e cercando un altro Totti, un calciatore di questo spessore. Cercherò in tutto il mondo e spero di trovarne di giocatori così e di farli crescere. Ho preso qualche giovane e lo crescerò come ho sempre voluto fare, come mi hanno cresciuto. Riuscirò a trovarlo".

Che idea ti sei fatto di Fonseca? Ti sarebbe piaciuto lavorare con lui?
"La Roma è alti e bassi adesso. Purtroppo siamo abituati a questi problemi. Fonseca è un grandissimo allenatore, che sta capendo il calcio italiano, la città e tantissime altre cose. E' addentrato, me ne parlano tutti bene, compresi i calciatori. Con l'unione e con alcuni innesti precisi possiamo fare un grandissimo campionato".

Possiamo?
"Sì, perché io rimarrò sempre della Roma. Anche se sono fuori da Trigoria, il mio cuore sarà sempre lì dentro".