I capoccioni studiano, riflettono, discutono, si confrontano, ma non decidono. I capoccioni sono i signori dell'Uefa che confermando l'immobilismo che li ha sempre contraddistinti, ancora non sono riusciti a prendere una decisione a proposito del fair play finanziario. Questione che non ci vuole Einstein per capire come, ingigantita dalla drammatica realtà che il mondo sta vivendo, può portare al default di tanti club. La Roma, in questo senso, da tempo, prima ancora che scoppiasse questa maledetta pandemia, aveva mandato segnali all'Uefa con l'obiettivo di una revisione di quei paletti economici che negli ultimi anni sono stati una sorta di forche caudine da cui non si poteva sfuggire, anche se qualcuno ci ha provato venendo alla fine sanzionato severamente (presente il Manchester City?).

La dirigenza giallorossa nello scorso mese di febbraio ha spedito una lettera ai capoccioni suggerendo pure quali eventuali modifiche da apportare al regolamento del fair play. Una lettera che ora è stata superata dalle conseguenze del coronavirus, calcio fermo in tutta Europa, la concreta possibilità che per questa stagione non si possa tornare a giocare con tutte le conseguenze economiche immaginabili. Il grido d'allarme negli ultimi giorni è diventato più generalizzato, in primis della Juve con il presidente Agnelli che ha chiesto che si prenda una decisione. E Agnelli è il presidente pure dell'Eca, l'associazione che rappresenta centinaia di club europei. L'Uefa per ora non ha dato segnali di risposta. Ma l'unica cosa da fare a breve giro di posta, è quella di sospendere per questa stagione il fair play finanziario (gradirebbe anche Dan Friedkin). Ne stanno discutendo i capoccioni, i club sono in attesa di una risposta che tutti si augurano sia positiva. Intanto la Roma ha proposto una serie di correttivi da apportare per i prossimi anni, in modo da consentire ai club un rispetto delle regole diciamo più facilitato, Vediamo quali.

Spostamento ad agosto

Come ormai sanno tutti, la scadenza improrogabile dei conti da presentare all'Uefa è fissata il trenta giugno, data che coincide con la chiusura del bilancio annuale delle società. La Roma ha suggerito all'Uefa di pensare a cambiare il confine economico. In sostanza il club giallorosso ha suggerito ai capoccioni di posticipare alla conclusione del mercato estivo, fine agosto, inizio settembre, la presentazione dei conti validi per rientrare nelle norme. In sostanza si chiede all'Uefa di poter usufruire anche del mercato estivo per realizzare quelle plusvalenze necessarie per far quadrare i conti. Questo anche per evitare che nel mese di giugno, quando cioè il mercato non è ancora aperto, non ci sia la corsa alle cessioni entro il trenta giugno. Un limite di tempo che negli anni passati ha costretto la Roma, ma anche molti altri club, a una corsa contra il tempo per definire le cessioni, con la conseguenza di perfezionare affari con l'acqua alla gola (basti pensare alla cessione di Salah). L'Uefa ha accolto il suggerimento con cortesia ma pure con una certa diffidenza.

Paracadute Champions

Nella lettera all'Uefa della Roma del febbraio scorso, al primo posto dei suggerimenti c'era la proposta di prevedere un paracadute economico per quelle squadre che, dopo una serie di annate di partecipazione alla Champions, dovessero per un anno fallire la qualificazione alla coppa con le grandi orecchie. In sostanza la richiesta si basa sul fatto che se un club per più anni continuativi partecipa alla coppa più ricca che c'è, nel momento di fallita qualificazione si ritrova però con gli stessi costi, soprattutto in fatto di ingaggi dei giocatori, che poi andrebbero a incidere in maniera sostanziale sul bilancio. Su questa possibilità pare che l'Uefa abbia manifestato un interesse concreto e la cosa è allo studio dei capoccioni. C'è da credere che il suggerimento potrà essere accettato. E questo per i club retrocessi dalla Champions, consentirebbe di poter immaginare di avere comunque un ricavo (dieci, quindici, venti milioni, dovrà essere stabilito) superiore ai pochi spiccioli garantiti dall'Europa League.

Varie ed eventuali

Ci sono poi una serie di ipotesi che, sempre i capoccioni, dovranno valutare in questi giorni. La più sostanziale, ma anche la meno possibile che venga accettata, è quella relativa al deficit di bilancio previsto per un triennio, deficit che in tre anni è consentito fino a un massimo di trenta milioni, in pratica dieci a stagione. Si potrebbe pensare a un raddoppio, sessanta milioni, ma su questo tema l'Uefa pare andare verso una risposta negativa. In alternativa si potrebbe operare sugli aumenti di bilancio che, come si sa, oggi come oggi non possono essere conteggiati nel fair play, cosa peraltro giusta se si pensa agli emiri che ne potrebbero fare uno al giorno a cifre importanti. Però si potrebbe pure pensare a una percentuale dell'aumento di capitale da far valere, un quinto, un sesto, un ottavo da destinare ai conti relativi al fair play finanziario.