Per gli italiani è diventato un rito: la conferenza stampa delle 18 dalla sede della Protezione Civile, con l'elenco sempre dolente di positivi, guariti, nuovi contagiati e, purtroppo, decessi, spezza il pomeriggio e orienta il senso delle chiacchierate serali in casa, sui social o dai balconi. Non è il conteggio in assoluto, ovviamente, a dare qualche motivo di speranza: ma la "decrescita della crescita", in pratica il saldo tra l'aumento dei contagiati del giorno prima e quello più aggiornato. Ieri, per il secondo giorno consecutivo, il dato dei nuovi positivi era inferiore rispetto a quello del giorno precedente: erano 3957 domenica, sono stati 3780 lunedì, ieri alle 18 il numero era fermo a 3612.

Bene, ma vallo a dire a quelli che si sono ammalati. A raccogliere il dato era lì anche il vostro cronista, richiamato all'appuntamento insieme con altri giornalisti nell'asettico auditorium della sede romana della Protezione Civile di via Vitorchiano, una stradina di Via Flaminia, lì dove proprio domenica sono stati scoperti 12 funzionari positivi al Coronavirus, o Covid-19 o, meglio ancora, Sars Covi2, come lo definisce Franco Locatelli, il pediatra a capo del Consiglio Superiore di Sanità, uno dei due esperti (l'altro è Silvio Brusaferro, presidente dell'Istituto Superiore di Sanità) che affianca ogni giorno il gran capo della Protezione Civile Angelo Borrelli nella quotidiana conferenza stampa.

Locatelli è quello che parla lentamente con la voce che pare campionata, come se uscisse da un sintetizzatore vocale. In qualche modo è il nostro Siri o la nostra Alexa, ci guida e ci tiene per mano nei meandri delle mille distinzioni che certi temi ci costringono a capire. Se si ha un dubbio si chiede a lui, spesso rende in termini scientifici quello che più prosaicamente esprime Borrelli. Tra loro, a telecamere spente, s'intuisce un rapporto di profonda stima, quasi di fratellanza, nel reciproco rispetto dei ruoli, uno è l'uomo che muove le leve delle decisioni, l'altro lo scienziato che indica la strada: «Scusa Angelo», «Prego Franco», e l'Italia è lì che freme.

Ieri volevamo chiedere a Borrelli qualcosa sull'aiuto che le società di calcio danno o potrebbero dare in queste vicende, ma poi l'improvvisa convocazione della conferenza stampa del presidente del Consiglio Conte, alle 18,20, ha ridotto di molto lo spazio - comunque contenuto - solitamente riservato alla chiacchierata con Borrelli e dopo la prima domanda, di un collega del Tg2, la conferenza è stata sostanzialmente interrotta. Ma subito dopo c'è stato modo di parlare informalmente con l'uomo che gestisce l'emergenza Coronavirus in Italia, Angelo Borrelli: «Mi fa piacere sottolineare, grazie alla sua domanda, il grande contributo che la Roma in particolare ci sta dando. Ne approfitto per ringraziare anche l'Inter e tutti quelli che in questo periodo stanno donando, giocatori, allenatori e e club. Però di sicuro la Roma sta facendo molto, grazie al tramite del nostro comune amico Francesco Pastorella, già a capo dei comitati per aiutare i terremotati. La Roma non solo dona, ma acquista i materiali e provvede alla consegna. E li ringrazio di cuore».

In questi giorni abbiamo più volte illustrato il ruolo della società giallorossa, ma certo che sentirlo dire proprio al capo del dipartimento della Protezione Civile fa ancora più piacere. Ieri la Gazzetta dello Sport ha rivelato anche un'altra preziosa iniziativa della Roma «che ha contattato e sta contattando gli abbonati più anziani (over 70) per consegnare loro nei prossimi giorni un kit sanitario e generi alimentari di prima necessità. Le telefonate sono partite già nelle ultime ore, tanto che qualche anziano, piacevolmente colpito, in un primo momento ha pensato ad una truffa. Niente di tutto ciò: Roma Cares consegnerà il materiale a casa, nel rispetto di tutte le norme, lasciando la scatola direttamente davanti la porta. Un modo, quello della fondazione romanista, per essere accanto concretamente a chi, da sempre, segue la Roma».

C'è di che essere orgogliosi anche qui, nell'epicentro di controllo della crisi, se ci passate l'espressione. Qui dove le norme sanitarie impediscono i gesti e le vicinanze cameratesche di altre sale stampa, qui dove l'attivissimo responsabile dell'ufficio stampa riunisce i pochi giornalisti che ogni giorno possono sfruttare l'accredito (il contingente di cronisti ammessi è limitato a dieci, e ovviamente Rai, Sky, Ansa e altre agenzie non mancano mai, in ogni caso le domande al massimo possono essere cinque e dunque bisogna razionarle) e poco prima che cominci la conferenza cerca di gestire il senso delle questioni da porre per far sì che gli italiani all'ascolto abbiano le risposte giuste a tutti i loro dubbi. E quando si può, si scherza pure: ieri era stata alzata troppo l'aria condizionata e al momento della conferenza la temperatura era piuttosto bassa. Quando sono entrati Locatelli e Borrelli se ne sono accorti: «Questo è un freddo siberiano». E non sono mancate le battute sui gradi che servirebbero al virus per conservarsi meglio. Poi però si accendono le telecamere, Angelo e Franco si fanno seri, e illuminano l'Italia in un altro giorno di buio.