Due gol in tre giorni. Entrambi decisivi: il primo a Gand che ha garantito la qualificazione agli ottavi di Europa League, il secondo a Cagliari che ha reso vani i tentativi sardi nel finale e permesso alla Roma di portare a casa i tre punti, compiendo la prima rimonta stagionale in trasferta. Ed è proprio lontano dall'Olimpico che Justin Kluivert sembra dare il meglio di sé, numeri alla mano. Cinque delle sette reti realizzate quest'anno sono arrivate fuori casa. Dove gli avversari di turno dei giallorossi sono costretti a provarci di più rispetto a quando fanno loro visita. Di conseguenza aprono spazi nei quali la velocità del talento olandese va a nozze. Se poi riesce a incrementare la sua incidenza sotto porta, Kluivert è destinato (levando così dal termine quel prefisso che senza conferme col tempo diventa una condanna) a interpretare un ruolo decisivo.

L'aspetto legato alla finalizzazione delle occasioni è quello in cui Justin si è mostrato finora più carente; o, osservando la questione da un altro punto di vista, quello in cui può avere i più ampi margini di miglioramento. In fondo si tratta di un ragazzo che deve ancora compiere 21 anni. Ma da chi possiede doti tecniche tanto importanti e a quell'età ha già alle spalle ventidue presenze nelle coppe europee, è lecito attendersi numeri significativi anche in zona gol. Che sono comunque più che triplicati rispetto alla sua prima stagione italiana, quando è arrivato nella Capitale con le stimmate del campioncino in erba già in grado di poter fare la differenza lì davanti, ma ha fermato il suo score personale a due centri. Troppo poco per uno della sua caratura, sia pure con tutte le attenuanti del caso.

Dall'ambientamento in un campionato molto più duro rispetto a quello olandese, al rendimento complessivo di una squadra finita di gran lunga sotto le aspettative. Fatto sta che l'anno del debutto in Serie A non è stato in linea con le premesse dell'inizio di carriera: figlio d'arte descritto in patria come potenzialmente più talentuoso di papà Patrick; cresciuto in una delle fucine di talenti più prolifiche d'Europa; coccolato da Mourinho in occasione della finale di Europa League fra il suo Ajax e il Manchester United; conteso dai grandi club del continente prima che la Roma bruciasse tutti sul tempo per accaparrarselo; acclamato al suo arrivo a Fiumicino come un top player. Durante l'ultima estate l'olandese ha lavorato duro per recuperare terreno e convincere Fonseca a puntare su di lui.

Detto fatto. Il tecnico portoghese lo ha schierato titolare fin dall'inizio della stagione, alternandolo soprattutto nelle primissime fasi su entrambe le fasce e ricevendo sempre o quasi un contributo importante. Tanto che fino alla sfida del Bentegodi contro il Verona del 1° dicembre scorso (quando un infortunio alla coscia lo ha messo ko per un mese), all'utilizzo di Kluivert nella formazione titolare ha rinunciato volontariamente soltanto una volta, nella gara casalinga con l'Atalanta (in quell'occasione cambiò modulo).

Proprio l'azione nella gara con i gialloblù all'origine dello stop forzato è sintomatica della fiducia riposta dall'allenatore nel numero 99. Lo scontro che ne ha causato il forfait è stato il frutto di una lunga rincorsa difensiva. Una costante richiesta da Fonseca ai propri esterni alti in fase di non possesso, per garantire il necessario equilibrio tattico a una squadra con il baricentro sempre molto alto. Compito al quale il talento di Zaandam non si è mai sottratto. E probabilmente proprio la sua generosità - anche a scapito di un po' di lucidità palla al piede - ne ha fatto un giocatore al quale diventa difficile rinunciare. Se poi riuscisse anche a incrementare ulteriormente la sua efficacia offensiva, la Roma avrebbe davvero trovato il diamante che sperava di aver acquistato due anni fa. Adesso anche sgrezzato.