La Roma è qualcosa che va oltre il risultato. Perché il tifoso romanista ha un cuore nobile. E allora, qualsiasi sia stato il risultato della partita di Bergamo, ogni tifoso romanista che può, dovrebbe cogliere l'occasione per fare un salto a Monterotondo. Presso la sala consiliare del Palazzo Comunale, infatti, sarà possibile visitare la mostra dedicata a un grande romanista, Amos Cardarelli, che non a caso s'intitola "Un calciatore dal cuore nobile". Attraverso le fotografie che si possono ammirare, infatti, oltre alla grande valenza del calciatore, che dopo quella della Roma vestì anche le maglie di Udinese, Inter, Lecco e Tevere Roma, emerge chiaramente la nobiltà del suo animo umano. È emersa chiaramente anche nel giorno della presentazione della mostra, in una sala consiliare piena di tifosi romanisti e di abitanti di Monterotondo, dove Amos era nato il 6 marzo 1930, e dove la sua presenza era palpabile. Con il presidente dell'Unionte Tifosi Romanisti Fabrizio Grassetti a fare da moderatore, i figli dell'ex calciatore Marco e Roberto non hanno fatto mistero di quanto sia stata preziosa la figura del padre, scomparso meno di due ann fa, né di quanto siano rimasti colpiti da come il suo ricordo sia rimasto impresso nel cuore dei tifosi romanisti. «Ogni volta che andavamo allo stadio con lui, era un continuo: tifosi che lo salutavano, lo riconoscevano, qualcuno che gli chiedeva di tornare in campo». Normale, in fondo, perché Amos Cardarelli è stato tante cose. Un grande romanista. «Sì, ho fatto solo tre gol in Serie A - amava raccontare nei raduni di vecchie glorie - ma ne ho fatti due alla Juve e uno alla Lazio. Più romanista di me non c'è nessuno». A fine Anni 60 Antonio Sbardella, direttore generale della Lazio ed ex dirigente del Palestrina allenato proprio da Cardarelli, gli propose di allenare la formazione biancoceleste e lui rifiutò. «Quando ha fatto l'allenatore - hanno raccontato i figli - ha sempre scelto squadre che non lo facessero allontanare dalla regione. Palestrina, Stefer, Frosinone, Almas e Banco di Roma. Non voleva allontanarsi dalla famiglia».  

Grande romanista e grande calciatore. Forse il primo calciatore "totale" nella storia della Roma. Una volta, rimasto senza attaccanti, mister Carver si affidò a lui. «La Roma senza centravanti pareggia con la Juve», scrissero i giornali il giorno dopo. Falso, quel centravanti era Amos Cardarelli e andò in gol, mentre l'anno dopo, sempre contro la Juve, rimase in campo con la testa insanguinata e fasciata. Quando stava con l'Inter, ha marcato Pelè. Quando stava con la Tevere Roma, in amichevole vinse col Manchester United. Nazionale olimpico, la pleurite gli tolse i Giochi di Helsinki e un anno di Roma, nessuno potrà mai cancellare il segno che ha lasciato a livello umano e calcistico. «È stato il primo che mi ha insegnato a fare veramente il calciatore e le cose che ho imparato da lui sono state sempre preziose», ha raccontato Franco Peccenini, che esordì con lui a Palestrina. Scherzosamente, perché Amos amava scherzare con tutti, glielo ricordava sempre. La sua carica umana, la sua passione per la Roma, il suo rapporto con i presidenti Sensi e Viola, la sua grandezza di calciatore. Emerge tutto questo, in manera netta, dalle fotografie esposte nel palazzo comunale di Monterotondo. E parlando con i cittadini eretini si coglie chiaramente quanto fosse amato da tutta la città. Dalle foto di famiglia si capisce tutto sulla persona. Buona, sincera, vera. Spiccano le foto del matrimonio e non stupisce ascoltare il racconto di lui che, dopo la cerimonia e prima dei festeggiamenti, si premurò di andare a salutare il massaggiatore Angelino Cerretti, al quale era legatissimo (anche quando non era più calciatore della Roma si faceva massaggiare da lui) ma che era impossibilitato a partecipare alla cerimonia. Da calciatore, ha sempre pensato prima alla Roma che a se stesso. Nella vita, ha sempre pensato prima agli altri che a se stesso. Amos Cardarelli, cuore nobile.