Adesso la corsa alla Champions del prossimo anno si fa davvero dura. La Roma si complica per l'ennesima volta la vita contro la sua antagonista più diretta per il quarto posto. Sfrutta il regalo degli avversari sul finire di un primo tempo giocato anche discretamente, poi crolla sotto i colpi dell'Atalanta. Che non dà nemmeno la sensazione di strafare per avere la meglio. Troppo evidente allo stato attuale la differenza fra i giallorossi e gli uomini di Gasperini.

Da un lato una squadra ancora poco fluida e accompagnata dalle paure al primo episodio avverso; dall'altro una macchina quasi perfetta per corsa, capacità di pressare in ogni angolo del campo, e anche grinta. Mentre l'aspetto più inquietante in casa Roma risiede nell'estrema fragilità mostrata dai giocatori, che ancora una volta subiscono un contraccolpo eccessivo dai gol incassati e non regalano mai la percezione di poter reagire davvero.

Dal gol di Palomino in poi la salita diventa ripidissima e a nessuno dei presenti al Gewiss sfiora l'idea che gli uomini di Fonseca possano riprendersi la partita. Eppure l'avvio era stato promettente, nonostante le novità di formazione fossero coraggiose al limite dell'azzardo. Stravolge le carte il tecnico portoghese rispetto agli ultimi match, inserendo Fazio al fianco di Smalling e per la prima volta Bruno Peres dall'inizio sulla destra. Sul versante opposto uno dei due ex di turno, Spinazzola. L'altro, Mancini, va a comporre una mediana inedita con Pellegrini, di rientro dalla squalifica (escluso a sorpresa Veretout dopo ventuno presenze consecutive da titolare in A), mentre dalla batteria dei trequartisti esce Ünder e rientra Kluivert. Con lui, alle spalle di Dzeko ci sono ancora Perotti e Mkhitaryan. Dopo 4 minuti è proprio l'olandese il primo ad affacciarsi dalle parti di Gollini, ma un contrasto lo frena sul più bello. Cinque minuti dopo è molto più ghiotta l'occasione per Gomez, che sfrutta un rimpallo favorevole sulla trequarti e si invola tutto solo contro Pau Lopez. Sensazionale lo spagnolo a sbarrargli la strada in uscita. Al 20' una lunga sgroppata di Kluivert sulla destra si conclude con un batti e ribatti che porta al tiro Perotti dal lato opposto, ma la conclusione del Monito si spegne sull'esterno della rete. Al di là di qualche fisiologica incursione concessa ai nerazzurri (ad Hateboer su tutti, innescato spesso da Ilicic sulla stessa direttrice), la Roma però sembra viva. Sicuramente più di quanto non si fosse mostrata nelle giornate precedenti.

Alla mezzora prova Ilicic a spaventarla chiudendo un'iniziativa di Gosens dalla sinistra, ma il suo mancino di prima intenzione è fuori misura, sia pure di poco. Poi è ancora lo sloveno il più pericoloso dei nerazzurri: prima con una rovesciata in bello stile che sfiora il palo, poi con una ripartenza minacciosissima verso Pau, sventata dal provvidenziale intervento di Smalling. Gli uomini di Fonseca tengono bene il campo e poco dopo costruiscono l'occasione più ghiotta: Perotti innesca Pellegrini, il suo tiro a botta sicura viene respinto sulla linea da Palomino e nel prosieguo dell'azione Lorenzo si scontra con Gollini e resta a terra sotto la Curva Nord, beccato dal pubblico atalantino, che gli dedica il coro «Pellegrini terun». La vendetta arriva però allo scadere: proprio Palomino si fa soffiare palla da Dzeko, che dal limite fulmina il portiere nerazzurro con un preciso destro rasoterra. Roma in vantaggio un po' a sorpresa e gol numero 101 per Edin (ora a una sola lunghezza da Montella nella classifica dei bomber all time), che ha già raggiunto il bottino di tutta la scorsa stagione.

La ripresa però si apre con un'Atalanta tambureggiante in direzione di Pau Lopez. Passano 5 minuti e il pareggio è confezionato da due difensori nerazzurri, sullo sviluppo di un corner: Djimsiti stacca di testa e Palomino - ancora lui - corregge in rete. L'Atalanta ci crede e attacca senza sosta,la Roma va in bambola. Poco dopo il destro di Hateboer viene salvato sulla linea da Fazio. Ma l'inerzia della gara è ormai cambiata: l'episodio decisivo è indicativo. Da una rimessa laterale giallorossa sulla propria trequarti nasce l'azione del 2-1. Un passaggio corto di Pellegrini è intercettato da Gomez e dopo una serie di rimpalli fra Gosens e i difensori romanisti, finisce sui piedi di Pasalic in piena area. Il croato, entrato appena dodici secondi prima per Zapata, prende la mira e fulmina Pau con un destro a giro che finisce la sua corsa sotto l'incrocio. Ancora una beffa del destino per una squadra che evidentemente però fa poco per evitarle. Fonseca cerca di correre ai ripari inserendo prima Perez, poi Veretout e nel finale anche l'altro neo-acquisto Villar, ma si smuove ben poco. Qualche lancio lungo sperando nelle torri di Dzeko, qualche assolo personale, ma occasioni vere non se ne contano. E nei tre minuti di recupero concessi da Orsato la Roma finisce addirittura per perdere palla fino a concedere una punizione dal limite al neo-entrato Muriel, che per poco non conferma la sua fama di bestia nera.

Ma sarebbe davvero troppo, soprattutto per i generosissimi tifosi romanisti che dopo un incessante sostegno devono portare ancora una volta pazienza. Sono circa millecinquecento i romanisti arrivati al Gewiss Stadium (ce ne sono diversi anche in tribuna), dalla Capitale come anche dalle città del Nord della Penisola, le cui colonie giallorosse non mancano mai in sfide come questa. Il loro sostegno si percepisce già da quando la squadra scende in campo per il riscaldamento pre-partita. A inizio gara - pur nel frastuono assordante proveniente dalla Nord nerazzurra - si alza forte l'inno, come se ci si trovasse nella Sud dell'Olimpico. Sulla sponda opposta il clima è caldissimo: l'impianto è tutto esaurito e dagli spalti adiacenti la zona romanista viene esposta anche una piccola ma efficace coreografia per la «Dea». Da entrambe le parti non ci si dimentica di chi non c'è più: se i romanisti ricordano con uno striscione il tifoso storico "Mortadella", dall'altro lato si susseguono cori per Federico Pisani.