Almeno sugli spalti il Mapei resta terra di conquista. Se la Roma entra in campo sciatta e con l'inconsapevole (si spera) voglia di farsi del male, quelli sempre presenti con tutti i sentimenti sono i tifosi alle sue spalle. Che la spingono come nulla fosse, con qualsiasi risultato. Anche a Reggio Emilia c'è un muro giallorosso ad accompagnare la squadra. Oltre duemilacinquecento tifosi rendono bicolore - ma a tinte capitoline - il settore ospiti della città del tricolore. Ce ne sono molti altri disseminati nelle tribune, anche perché Reggio resta tiepida nei confronti dei neroverdi e oltre a un bandierone con scritto «Sasol» si vede poco altro.

Nello spicchio romanista, dietro agli striscioni dei gruppi e dei club, campeggiano bandieroni con i volti di uno degli storici fondatori dei Fedayn, Roberto Rulli, e di Antonio De Falchi. Ce n'è anche un altro che non riguarda tifosi che non ci sono più, ma è lo stesso particolarmente significativo: ritrae un'esultanza di De Rossi. Qui è stata la sua ultima trasferta a maggio scorso, anche se vista solo dalla panchina. E la sua presenza in Sud domenica scorsa al derby ha ulteriormente rafforzato (se mai ce ne fosse stato bisogno) il legame coi tifosi. A livello vocale non c'è storia già prima del fischio d'inizio: sale fortissimo l'inno dal settore e sembra di stare in un Olimpico in miniatura. Poi tocca a un «Roma alé» che occupa tutti i primi minuti di gioco. La squadra in campo fa ben poco per pareggiare il sostegno che arriva dagli spalti, ma sale ancora «Ovunque andrai saremo» per spronare i giocatori a riprendersi, purtroppo senza successo.

La gara si incanala sulla pessima piega che la accompagnerà fino alla fine, ma i romanisti sugli spalti non si arrendono: «Quando al ciel si alzeran le bandiere», subito dopo lo 0-2. E ancora nessuna resa al terzo gol neroverde: «Forza Roma, Roma campione» rimbomba fino al lato opposto del Mapei. La Roma prova a rimontare, ma finisce malissimo. Gli unici a portare alti i colori sono in quel settore.