È un po' il nostro teatro degli incubi, inutile nasconderselo. Non c'è uno stadio al mondo in cui la Roma abbia una media punti peggiore di quella prodotta dall'Allianz Stadium (adesso si chiama così), semplicemente perché non può esserci, aritmeticamente. Nove partite, zero punti.

Esistono degli stadi in cui la Roma ha solo perso, ma magari giocando una volta (esempio più recente, lo stadio del Borussia Moenchengladbach: una partita, una sconfitta), ne esiste uno in cui la Roma ha perso cinque volte su cinque, ed è sempre uno stadio juventino (lo stadio di Corso Marsiglia in cui si giocò dal 1928 al 1932), esistono stadi in cui la Roma ha perso tante volte consecutivamente, ma mai tutte le volte in cui ha giocato, mai nove volte su nove.

E il bello, anzi il brutto, è che allargando il quadro anche a tutti gli altri impianti casalinghi juventini, il dato resta terrificante: su 96 partite giocate in casa bianconera, la Roma ne ha vinte appena 12, con una percentuale del 12,5%. E non ha vinto per ben 63 volte, e cioè per il 65% delle partite, e anche questo è un record negativo (lo ha ricordato ieri anche il match program della società, aggiungendo il particolare che se c'è un mese propizio per vincere è comunque gennaio: nella storia è già successo quattro volte).

Ma parlarne, o scriverne, non migliora né peggiora le prospettive di Fonseca. Anzi, a lui del passato proprio non importa, e lo ha ribadito anche ieri. L'unico zero che lo riguarda è quello delle partite giocate dentro lo Juventus Stadium con lui in panchina: il suo esordio sarà stasera, ore 20,45, e con la sua Roma si giocherà il passaggio alle semifinali con la vincente di Milan-Torino (che giocheranno martedì 28, mentre ieri sera alle semifinali è approdato il Napoli, ma dall'altra parte del tabellone).

Del mondo dietro questa sfida in questi giorni si è già (ri)detto tutto. L'anomalia è che le due squadre si sono appena affrontate (10 giorni fa) e ha vinto, con una buona dose di casualità, la Juventus, andando in doppio vantaggio, praticamente a sua insaputa, in dieci minuti e poi resistendo fino alla fine quasi senza mai mettere il naso fuori dalla propria metà campo, con tanti saluti al calcio che una volta proponeva mister Sarri.

Trasformando il rigore concesso per il fallo di mano di Alex Sandro (uno dei probabili assenti di stasera), Perotti (sicuro assente, con altri sette romanisti) rivitalizzò le speranze giallorosse, rimaste però deluse, anzi atterrite per l'altro vero dramma della serata, l'infortunio di Zaniolo. Con le mani giunte e lo sguardo rivolto in su, in molti si chiesero quella sera quale altro tributo sarebbe stato necessario pagare alla mala sorte e quando ci sarebbe stata l'occasione per la rivincita. L'anomalo calendario di coppa Italia, e due avversari arrendevoli (l'Udinese per la Juve e il Parma per la Roma) hanno servito ora la sfida su un piatto d'argento.

Vincere, come testimonia il curriculum della partita, sarebbe un'impresa, ma l'occasione è ghiotta: e la doppia sfida ravvicinata tra stasera e il derby ingolosisce un vero lupo. Di fronte però ci sarà la Juventus che a prescindere dalle difficoltà nella proposta di gioco di Sarri, è una macchina che macina punti: di 28 partite stagionali, appena due sono andate male (entrambe contro la Lazio), 22 quelle vinte (sedici in serie A, cinque in Champions, una in coppa Italia), 4 i pareggi.

Il turno in Champions è stato passato con disinvoltura, il primato in campionato è solido, in Coppa Italia hanno stordito l'Udinese una settimana fa, ma l'unico trofeo in palio lo hanno lasciato proprio ai biancocelesti di Inzaghi. La prossima sfida con la Juventus sarà quasi d'estate, all'ultima del campionato, quando il risultato potrebbe persino non contare. Se si vuole riscattare una sconfitta, un'idea, uno status, il momento è oggi, la sfida è stasera. Contro la logica, contro la tradizione. Per la storia.