Se è cominciato a Parma il 2020 della Roma, a Genova ha preso già una forma rassicurante, con una larga vittoria (1-3) nella prima di ritorno che introduce adesso una settimana di passione che passerà attraverso la sfida secca di mercoledì ai quarti di Coppa Italia, nella tana della Juve, per finire al derby di domenica contro la scatenata Lazio, reduce da 11 vittorie consecutive, dato che induce al ricordo di un altro derby, vissuto con Totti a bordo campo in stampelle (chissà se l'idea sta sfiorando Zaniolo). Ma ci sarà modo di pensarci: ciò che conta è che la squadra giallorossa ha sbrigato la pratica di ieri scansando l'emergenza monstre dei dieci indisponibili e rinsaldando il quarto posto, in attesa della partita di stasera dell'Atalanta, e accorciando anche a nove punti la distanza dall'Inter seconda.

Pratica superata, dunque, ma non in scioltezza. La Roma del resto potrebbe avere una docenza in un master a Coverciano su come si possono complicare le partite semplici, vista la clamorosa svista che ha rimesso il Genoa in partita a fine primo tempo dopo 45 minuti di assoluto dominio romanista, culminati al 44' nel 2-0 generato da una bella iniziativa a sinistra di Spinazzola (uno dei migliori in campo, e tanti saluti a Marotta, Conte e pure ai test di Pintus), con cross sfiorato da Ghiglione e deviato dal romanista Biraschi giusto a beffare Perin. Era il 2-0 che sembrava chiudere la sfida per evidente disparità tecnica, dopo la rete che aveva aperto le marcature al 5' di Ünder (il Genoa gli porta bene: all'andata aveva segnato al 6' il primo gol della Roma in questo campionato), con un tirocross forte di sinistro da destra su cui Pellegrini in allungo non era arrivato a deviare, ingannando di conseguenza il povero Perin.

Ma la Roma, per l'appunto, ama complicarsi la vita. Attenzione ai tempi: il gol del 2-0 è all'ultimo minuto del primo tempo, dunque il Genoa va a battere la ripresa del gioco al 44'20", mancano 40 secondi all'intervallo. Eppure, incredibile a dirsi, con la stessa attitudine suicida della Roma di Di Francesco a Cagliari, come allora anche stavolta la linea difensiva giallorossa si fa prendere alle spalle da una semplice e leggibile palla lunga. Stavolta succede perché sulla ripresa rossoblù all'indietro, con scarico sul centrale Romero, Santon e Mancini salgono portando il loro segmento di difesa fino a centrocampo mentre Smalling tituba un po', e quando poi Schöne apre il compasso delle gambe, chiaro segnale che ogni difesa interpreta come immediato segnale di pericolo da coprire scappando all'indietro, l'inglese abbassa ancora la propria posizione mentre Santon resta sempre altissimo.

Così il danese lancia lungo proprio alle spalle di Mancini dove Pandev, prendendo il tempo a Santon, si getta da falco qual è nell'isperato spazio disponibile, e batte Pau Lopez in uscita, dimezzando lo svantaggio: sono passati 17 secondi dalla ripresa del gioco. Assurda ingenuità. Finisce così un primo tempo che la Roma aveva dominato, tenendo sempre il pallino del gioco e costruendo diverse occasioni da rete, a volte solo potenziali, lasciandone una di numero agli avversari (al 35', cross basso di Pandev smanacciato da Pau, tap in di testa storto di Ghiglione giusto nelle braccia del portierone romanista), comunque piantando le tende nella metà campo avversaria, con un 4231 ordinato ma molto puntuto, grazie alle iniziative, una volta dentro al campo, una volta sull'esterno, degli imprevedibili Kluivert e Ünder, all'applicazione di Pellegrini a supporto di ogni manovra offensiva, alla presenza costante e ingombrante di Dzeko, al supporto dei terzini e alle incursioni dei centrocampisti. Nel taccuino le occasioni per Cengiz, Dzeko, Diawara e Pellegrini, nell'anima la paura che la gara sia tutt'altro che finita.

Infatti nel secondo tempo dopo qualche minuto di ambientamento si va in sofferenza perché la gradinata spinge e Marassi queste partite le ama per letteratura, il Genoa riprende fiducia e mette alle corde la difesa romanista. Affiora forse un po' di stanchezza, un po' la paura di rimettere in discussione una partita che sembrava in archivio, un po' la necessità di controllare lo sforzo muscolare con la panchina così corta e due impegni così importanti a stretto giro. La Curva Sud trasferita nel settore ospiti non fa mai mancare il suo supporto, "Camminerò insieme a te" è il mantra che sostiene la squadra nei momenti di difficoltà, e ce ne sono parecchi: al 13' Pau Lopez vola fino all'incrocio dei pali per rimandare in campo una capocciata di Goldaniga su cross ancora di Schöne, al 16' il portiere spagnolo si accuccia in una frazione di secondo per addomesticare un sinistro di Biraghi spuntato all'improvviso, al 21' Sanabria non arriva a deviare un'altra palla sinistramente mandata in area ancora da Biraschi, desideroso di rifarsi dopo l'autogol.

Ma la Roma non molla, nessuno perde la concentrazione, Dzeko spreca una ribattuta che non appare complicatissima (dopo bella conclusione di Veretout), e si capisce che il risultato è in bilico, basta un niente per riequilibrarla e un niente per indirizzarla definitivamente. La prima mossa dalla panchina la fa Nicola (anche perché Fonseca ha appena sette uomini di riserva), il Genoa si rinforza davanti con Favilli ad affiancare Sanabria, mentre Pandev si abbassa a trequarti, Diawara va a chiudere un buco estemporaneo, lo scatenato Biraschi alza di poco la mira, poi Maresca fa arrabbiare Dzeko con un giallo immeritato e il bosniaco chiude la sfida, sfruttando però un regalo di Perin che rinvia male (scivolando) su Pellegrini che parte dritto, non conclude e serve Edin, che stoppa e angola il tiro a tu per tu con Perin, che a sua volta si allunga ma può solo deviare nella propria porta. È il gol che spegne gli animi, anche se pure al 51' Lopez dovrà impegnarsi per respingere un'altra insidia di Pandev. L'ultima.