La cosiddetta anima in pace proprio non vogliono mettersela. Puntuale come una cambiale, nelle ore che hanno preceduto la sfida è (ri)partita la consueta ridda di voci incontrollate che vorrebbe Nicolò Zaniolo in orbita Juventus. Le ultime hanno rilanciato uno scambio con Bernardeschi, che allo stato attuale pare appartenere all'intera gamma di vocaboli caratterizzata dal prefisso "fanta". Calcio soprattutto. Al di là di ogni altra considerazione tecnica, è toccato allo stesso talentino giallorosso a rassicurare più volte i propri tifosi: «Sono felice qui, Roma e la Roma mi hanno dato tanto», è soltanto una delle ultime dichiarazioni d'amore in ordine di tempo. Rilasciata in quel caso davanti a una platea di bambini, poco prima di Natale nell'ambito di un evento organizzato da Roma Cares in una parrocchia di Tor Bella Monaca.

Più di recente il trequartista è stato protagonista di un altro siparietto ancora con la sponda di giovanissimi. Nel format messo in piedi dalla tv ufficiale del club, i piccoli sostenitori commentavano le prodezze del numero 22, fino a venire sorpresi dalla sua irruzione alle loro spalle. «Ero emozionato come loro», ha poi confessato il calciatore, che non sembra affatto immune all'affetto dei tifosi, di qualsiasi età. Lo dimostrano anche i baci alla maglia, che si stanno ripetendo con continuità (nella gara prenatalizia di Firenze l'ultima volta), anche grazie ai frequenti sigilli che Zaniolo sta regalando alla sua squadra. La regolarità del gesto non sembra lasciare spazio alla ruffianeria, tipica invece di certi giocatori che elargiscono smancerie a ogni maglia indossata, anche senza troppo ritegno.

Mentre Nicolò corre verso la Sud (o il settore ospiti che la ripropone in versione ridotta lontano dall'Olimpico) ogni volta che il suo piede fatato imprime il marchio sulle partite. Lo fa come lo facevano Prati, Pruzzo, Rizzitelli, Delvecchio, ovvero tutti giocatori cresciuti lontano ma immediatamente adottati dalla Capitale, che hanno ricambiato con straordinaria empatia durante l'esperienza agonistica.

Quell'abbraccio è figlio di un senso d'appartenenza trovato in tempi non sospetti. Già nel febbraio scorso, quando il suo talento era esploso da pochissimo, Zaniolo giurava amore eterno alla Roma: interpellato da "Le Iene" sulla possibilità di raccogliere la gigantesca eredità di Totti, la risposta ha rasentato la perfezione, formale e sostanziale: «Non mi sento assolutamente come lui, ma il sogno è diventare una bandiera romanista». Tradotto: non salutare il club che lo ha lanciato nel grande calcio, dandogli fiducia e facendolo sentire importante (rinnovandogli il contratto) quando ancora per il resto del mondo era un semisconosciuto. Il senso di riconoscenza è stato quasi automatico, se non dovuto.

L'affetto della gente lo ha conquistato, essere idolo di una piazza così importante a soli vent'anni non è roba da tutti i giorni. Al contrario. È investitura e responsabilità al tempo stesso. Nicolò ha il carattere giusto per non tirarsi indietro di fronte a simili fardelli. Le firme contro Napoli e Milan, i due centri in Europa League dopo la doppietta in Champions al Porto dello scorso anno: quando il gioco si fa duro, il 22 risponde presente. E al cospetto di quella Juve che non ha avuto difficoltà ad ammettere fosse la sua squadra da ragazzino (dando forza alla sua sincerità sull'attuale attaccamento alla Roma), vuole confermare la vena anti-big. E allontanare il chiacchiericcio, confermandosi romanista vero.