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Spirito libero nel calcio moderno: la storia di Zaragoza

A scuola calcio per le strade di Málaga, Bryan è passato da nulla a tutto nel giro di poche stagioni. Ora deve dimostrare di poter tenere accesa la sua fiamma

(GETTY IMAGES)

PUBBLICATO DA Lorenzo Paielli
12 Febbraio 2026 - 14:05

Si dice che il calcio, ormai, stia perdendo la sua vera essenza. Che tecnica individuale, dribbling e fantasia stiano lasciando sempre più spazio a tattica, data analytics e preparazione fisica. In questo senso, Bryan Zaragoza viaggia in completa controtendenza rispetto agli esempi del calcio moderno, rappresentando, probabilmente, l'ultimo modello emblematico di un certo tipo di interpretazione del gioco. Bryan va in controtendenza, sì. A partire da elementi fattuali. Perché sulla carta d'identità, sotto la voce "altezza", è segnato 164 cm. Croce e delizia, inefficacia e virtù. Due facce della stessa medaglia, più precisamente della vita calcistica del calciatore spagnolo. 

Zaragoza viaggia controvento perché spirito libero per natura, figlio della periferia di Málaga, dove nasce il 9 settembre 2001. È necessario forgiarsi per andare avanti, spiccare per farsi notare. Nella vita, così come in campo, almeno per il ragazzo spagnolo. Un'infanzia e un'adolescenza passate a sgomitare contro i canoni del nuovo calcio. Tanta forza di volontà, voglia di imparare, di seguire consigli e indicazioni dei suoi allenatori, partendo dal principio: dal Tiro de Pichón fino al Conejito de Málaga. Tanta dedizione nel seguire le consegne, certo, ma senza mai scendere a compromessi sulla propria vera natura: l'uno contro uno. L'anarchia tecnica. Se c'è qualcosa che mette d'accordo chiunque abbia visto il ragazzo in un campo di calcio è proprio la ricerca, quasi spasmodica, del dribbling


(Credit: El Mundo)

E per quanto sia giusto seguire le richieste dell'allenatore, ce n'è una, l'unica, imposta da Bryan. O meglio, dalla natura di Bryan. La necessità di puntare l'avversario, sempre, ogni volta che la palla finisce tra i piedi del ragazzo malagueño. Un fattore che ne caratterizza il percorso di crescita, ancor prima di approcciare al calcio professionistico. Riavvolgendo il nastro, la sua scuola calcio è la strada. Tra le vie dei quartieri, dove si è spiriti liberi allo stato naturale. È lì che Bryan affina la sua essenza, il suo modo di essere. Come ragazzo e come calciatore. Tutto questo viene riproposto poi in campo: "Gioco per il dribbling, non per rincorrere il pallone. È così da quando sono piccolo: sono del quartiere". Firmato, Zaragoza. Un fuoco difficile da domare, come confermato anche da uno dei suoi primissimi allenatori, Pepe Zamora al Tiro Pichón, ben 3 anni fa a El Mundo: "Era un ragazzo difficile da gestire (ride, ndr), molto dispettoso! Lo punivo ogni dieci minuti, ne combinava sempre una. Ma veniamo dallo stesso quartiere, un quartiere difficile". Così come è difficile la scalata del ragazzo una volta lasciato prima il Tiro Pichón, poi il Conejito Málaga. Tanti provini, prima con il Real Valladolid, poi il Betis Siviglia. Ma niente, Zaragoza non convince. Poi, la chiamata del Granada, che non se lo lascia sfuggire. 


(credit: Granada en juego)

Il 2019 segna l'anno del passaggio in un contesto più importante. Zaragoza cresce nelle giovanili dei Nazaríes, poi, un anno dopo passa in prestito al CD El Ejido, in Primera Division RFEF (terza divisione del calcio spagnolo). L'annata successiva, lo spagnolo la passa al Granada Recreativo, seconda squadra del Granada, in quarta divisione. Tanti ragionamenti a livello nazionale sul valore del ragazzo: il potenziale è riconosciuto, ma Bryan si appresta a compiere 22 anni ed è ancora ben lontano dai palcoscenici più importanti. Nel corso della stagione 2021-22 arriva anche l'esordio in Copa del Rey con la prima squadra. La svolta arriva proprio nel 2022-23: il Granada punta in maniera decisa su Bryan e lui sfrutta al meglio la sua occasione (5 gol in 36 presenze) a suon di prestazioni convincenti. 

 

Un preludio a un qualcosa di ancor più grande, forse impensabile anche per Zaragoza stesso. Sì, perché la stagione 2023-24 segna un punto di svolta incredibile per la sua carriera. In sei mesi, Bryan realizza 6 gol e 2 assist in 21 presenze. Da ottobre a dicembre, un sogno ad occhi aperti: prima la chiamata della nazionale spagnola (vestirà la maglia numero 10), che ha permesso al calciatore di riportare il Granada in nazionale dopo 49 anni. Poi, una chiamata forse ancora più inattesa: il Bayern Monaco vuole Zaragoza. I tedeschi pagano la clausola dello spagnolo da 15 milioni e consentono, inizialmente, a Bryan di terminare la stagione a Granada. Ma un infortunio improvviso di Coman accelera i tempi: Zaragoza saluta tutti e a gennaio si trasferisce in Germania. Dalla quarta divisione spagnola al top d'Europa in un anno e mezzo. 

 

Lo spirito libero di Málaga improvvisamente incanalato nell'ordine della Baviera. Un salto immediato, forse, fin troppo prematuro. Partire dal nulla per arrivare già a tutto. Probabilmente anche per questo qualcosa non ha funzionato. Difficoltà di adattamento, piccole critiche mosse anche dall'allora tecnico dei tedeschi, Thomas Tuchel, che ne lamenta il poco sforzo nell'integrarsi all'interno della squadra e, più generalmente, nel suo nuovo paese: "Prima di tutto, a Bryan manca semplicemente la lingua. Ha difficoltà a parlare inglese e tedesco. Era già chiaro che sarebbe stato un passo grande per lui, vediamo la sua qualità, ma notiamo anche che l'integrazione non è completa". 

Un capitolo, quello in Germania, che si interrompe dopo 7 presenze fino al termine della stagione. Nel 2024-25, Zaragoza torna in Spagna, in prestito, all'Osasuna. E finalmente torna protagonista. Il fuoco torna a divampare nel suo habitat naturale: un gol e 6 assist e tanti buoni numeri che lo spediscono nei primi posti delle classifiche della Liga sui dribbling e sugli 1 vs 1. Pane quotidiano per Bryan, di nuovo libero di esprimersi senza sentirsi incanalato in uno schema rigido e preciso. E, sicuramente, anche con molta meno pressione addosso. 

Al termine della stagione più che positiva con il Barcellona, il Bayern Monaco lo cede nuovamente in prestito. Questa volta al Celta Vigo. In Galizia, Zaragoza cattura prestissimo l'affetto dei tifosi, che lo rinominano Phineas (proprio per la somiglianza con il personaggio del cartone animato Phineas & Ferb). Quella di Vigo è un'occasione anche per mettersi alla prova e debuttare in Europa League, dove Zaragoza realizza 3 assist e un gol. In campionato, invece, un gol e un assist e un rendimento meno costante fino a gennaio. Fino alla chiamata della Roma e di Gasperini che non lasciano alcun dubbio. Ora Bryan si sente pronto, vuole tornare in nazionale e dimostrare di avere la stoffa per far bene lontano da casa sua. Per diventare grande, pur rimanendo uno spirito libero. E se il calcio sta davvero perdendo la sua fantasia, Bryan vuole continuare a improvvisare. Guidato dalla sua anarchia tecnica.

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