Emergenza o meno, lui gioca. Sempre. Lui è Jordan Veretout, dodici partite consecutive e non sentirle. Soltanto in campionato, perché poi ci sono anche quelle di Europa League (nelle prime due è subentrato nel finale, le altre tre le ha disputate per intero) ad aggiungere ulteriore minutaggio allo stakanovista della mediana. Ogni reparto ha il suo e se negli altri Pau, Kolarov e Dzeko hanno avuto per i più disparati motivi poche alternative, non altrettanto si può dire per il francese, almeno nella prima fase dell'annata. Il suo totale in campo ammonta a 1.376 minuti, recuperi esclusi. E c'è da ritenere senza timore di smentite che l'en plein non sia stato centrato esclusivamente per il ritardo di condizione accusato a inizio stagione.

Oggi pochi se ne ricordano - abituati come sono a vederlo in campo contro ogni avversario e in qualsiasi formazione - ma il francese arrivato nella scorsa estate dalla Fiorentina non ha mai giocato nel precampionato, e anche le prime due giornate le ha viste dalla panchina. Tanto da indurre qualcuno a pensieri maliziosi sulla sua presunta sparizione dai radar. Nemmeno il tempo di farsi sfiorare dal teorema, che la smentita dei fatti è arrivata prorompente. A partire dal 15 settembre (giorno della goleada casalinga contro il Sassuolo) una delle due maglie spettanti alla coppia davanti alla difesa è stata di Veretout senza discussioni. Ben prima che cominciasse la lunga serie di infortuni che ha falcidiato la rosa fra fine settembre e metà novembre.

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Pezzo da Novanta (minuti). Emergenza o meno, lui gioca. Sempre. Lui è Jordan #Veretout, dodici partite consecutive e non sentirle. Soltanto in campionato, perché poi ci sono anche quelle di Europa League (nelle prime due è subentrato nel finale, le altre tre le ha disputate per intero) ad aggiungere ulteriore minutaggio allo stakanovista della mediana. Il suo totale in campo ammonta a 1.386 minuti, recuperi esclusi. E c'è da ritenere senza timore di smentite che l'en plein non sia stato centrato esclusivamente per il ritardo di condizione accusato a inizio stagione. [...] A partire dal 15 settembre (giorno della goleada casalinga col Sassuolo) una delle due maglie spettanti alla coppia davanti alla difesa è stata di Veretout senza discussioni. Ben prima che cominciasse la lunga serie di infortuni che ha falcidiato la rosa fra fine settembre e metà novembre. Le assenze di Cristante, di Diawara e in precedenza di Pellegrini sembravano aver costretto l'ex viola agli straordinari. Nel pieno dell'urgenza Jordan ha costituito un'inedita e redditizia coppia con Mancini lì nel mezzo. Poi l'ex atalantino è tornato nel suo ruolo naturale e il binomio si è rigenerato con il guineano. Ma sempre con il numero 21 come costante. Una linea quest'ultima che appare perfettamente assortita, fra le geometrie di Diawara e il suo dinamismo. Fondamentale nei ribaltamenti di fronte, soprattutto agli sgoccioli di ogni match, quando tutti o quasi esauriscono il carburante e lui sembra poter contare su una riserva infinita, che gli permette quei coast to coast palla al piede da stropicciarsi gli occhi. Una miscela esplosiva di quantità e qualità. E che tanto per citare un esempio eclatante, a Bologna ha fruttato il gol vittoria di Dzeko in pieno recupero. Tutti motivi che convergono a chiarire la costante scelta di Fonseca, che non lo cambia nemmeno per pochi minuti e nell'assegnazione delle maglie, sceglie sempre lui come uno degli intoccabili. ••• ✍️ @faber_1927 #IlRomanista #ASRoma #Roma #SerieA

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Le assenze di Cristante, di Diawara e in precedenza di Pellegrini (che nella fase embrionale del progetto fonsechiano oscillava ancora fra centrocampo e trequarti) sembravano aver costretto l'ex viola agli straordinari. Nel pieno dell'urgenza Jordan ha costituito un'inedita e redditizia coppia con Mancini lì nel mezzo. Poi l'ex atalantino è tornato nel suo ruolo naturale e il binomio si è rigenerato con il guineano. Ma sempre con il numero 21 come costante.

Una linea quest'ultima che appare perfettamente assortita, fra le geometrie di Diawara e il suo dinamismo. Fondamentale nei ribaltamenti di fronte, soprattutto agli sgoccioli di ogni match, quando tutti o quasi esauriscono il carburante e lui sembra poter contare su una riserva infinita, che gli permette quei coast to coast palla al piede da stropicciarsi gli occhi. Una miscela esplosiva di quantità e qualità. E che tanto per citare un esempio eclatante, a Bologna ha fruttato il gol vittoria di Dzeko in pieno recupero. Tutti motivi che convergono a chiarire la costante scelta di Fonseca, che non lo cambia nemmeno per pochi minuti e nell'assegnazione delle maglie, sceglie sempre lui come uno degli intoccabili.