Quando il carburante finisce a pochi metri dal traguardo, più che imprecare contro pilota o team te la prendi con quella falla nel serbatoio che ha provato a funestare ogni singolo giro. Le soluzioni-tampone hanno funzionato anche meglio del previsto, tutti si sono rimboccati le maniche per spingere i propri limiti al massimo, perfino fuori giri in più di una circostanza. Ma alla fine quella spia luminosa da troppo accesa ha avuto la meglio. Proprio lì, con la bandiera a scacchi in vista. Quasi inevitabile. Fin dall'amaro quanto sfortunato finale tedesco. Pur meritando tutt'altro che la sconfitta, già in Germania la Roma è arrivata col fiato corto. Un dato evidente sviscerando le prestazioni individuali di alcuni fra i migliori interpreti del periodo: Mancini, Pastore, Dzeko. Il tempo di volare in Italia, svolgere una seduta di scarico, un'altra di rifinitura e dieci protagonisti su undici della notte di giovedì si sono ripresentati in campo ieri nel freddo di Parma. Ironia della sorte, è stato l'undicesimo, l'assente di Gladbach, il primo a cedere. Emilia paranoica, muscolo ballerino. Il resto della squadra ha retto finché ha potuto, evidentemente stanca, come hanno ammesso i protagonisti, Fonseca in testa. Se il fiato abbandona perfino Veretout (sia pure al termine del match), che sembra averne da vendere, i segnali non possono essere positivi. Non lo sono stati. Il consueto rientro dagli spogliatoi a marce alte non ha stabilizzato gli equilibri precari.

La Roma si è ritrovata improvvisamente bruttina (per quanto possa esserlo chi è bella per definizione), con poche e confuse idee, oltre a diffondere la sensazione che dopo lo svantaggio la salita fosse davvero troppo ripida per provare a rimettersi in carreggiata senza ulteriori scossoni. Il raddoppio nell'aria molto più del pareggio si è materializzato in un finale accompagnato da poche speranze. Che però non possono né devono minare le certezze acquisite: come il modo in cui questa squadra ha fronteggiato l'emergenza. Non l'ha gestita, l'ha aggredita. Non si è nascosta dietro gli alibi (e ne avrebbe avuti tanti, fra arbitraggi grotteschi e infortuni ai confini della realtà), ha rilanciato. Non ha indietreggiato, è avanzata. E anche se ora non occupa più la terza piazza, dista soltanto due punti da lì. La stessa qualificazione europea è tutta in gioco, a partire da Istanbul. E alla ripresa del campionato dovrebbe ritrovare energie fresche. Per ora merita comunque applausi. Quelli che il suo popolo le ha tributato anche ieri, malgrado tutto.