La Roma s'è inceppata e, dopo aver perso una partita su quattordici, ne ha perse due consecutive, complicando dopo il cammino europeo anche quello per la Champions League, facendosi scavalcare dalla Lazio e dal Cagliari al terzo posto e retrocedendo dunque al quinto a pari merito con l'Atalanta (che teoricamente sarebbe in vantaggio per lo scontro diretto, per la differenza reti e per i gol segnati). A Parma è finita 2-0 e il problema maggiore è che il risultato rispecchia i valori mostrati sul campo (e oltretutto Pau Lopez è stato il migliore in campo dei giallorossi).

Perché dopo un primo tempo equilibrato con il Parma chiuso ma sempre pericoloso nelle ripartenze, nel secondo la Roma ha alzato il proprio baricentro fino a scomporsi paurosamente e lasciando quindi grandi spazi di manovra ai padroni di casa che si sono esaltati anche attraverso il palleggio dei giocatori più tecnici, da Cornelius a Kulusevski, da Scozzarella a Kucka, da Hernani a Sprocati, l'autore del gol che ha spezzato l'equilibrio al 26' del secondo tempo. Poi, nel disperato arrembaggio finale della Roma, stremata ma generosamente orientata in avanti, è arrivato anche il gol del 2-0 di Cornelius a far esaltare D'Aversa, balzato all'ottavo posto in campionato a due punti dal Napoli. Adesso la sosta servirà a recuperare un po' di forze smarrite e a ridefinire le gerarchie della squadra, dopo che per tutto l'arco di questo miniciclo di sette gare Fonseca ha puntato su un unico blocco, difendendo ieri a fine partita le sue scelte come se fossero obbligate. Ma chi può dire con certezza che ieri Florenzi, Ünder e magari Diawara avrebbero fatto peggio di chi ha giocato? E come sarebbe andata se qualcuno dei titolari di ieri avesse riposato in Germania? Mancheranno sempre le risposte, ma è un fatto che stavolta, almeno nelle due ultime partite, le scelte di Fonseca non hanno pagato. Fiducia in questa squadra insomma ce n'era. E infatti neanche stavolta c'è stato spazio per Florenzi, seduto in panchina per la sesta volta consecutiva. In campo è andata la stessa formazione di Moenchengladbach, con la sola prevista eccezione di Spinazzola al posto di Santon, almeno fin quando l'ex juventino non ha dovuto alzare bandiera bianca, al 26' del primo tempo, per lasciare nuovamente spazio al suo alter ego.

Ennesima ricaduta muscolare, e siamo già al quarto episodio personale, e al diciassettesimo stagionale: Houston, il problema persiste, pure per la parte di responsabilità di chi rimette i giocatori a disposizione dell'allenatore. Logico, in ogni caso, che si avvertisse un po' di stanchezza a gioco lungo, evidente la mancanza di lucidità di molti elementi, da Kolarov (unico cenno di vita: il palo su punizione) a Pastore (apprezzabili comunque i suoi tunnel), passando dallo stesso Dzeko, che però non tira neanche più in porta. Il primo pericolo lo ha portato proprio Spinazzola con una bella volata da destra conclusa rientrando sul sinistro, ma deviata in corner. Lì come al solito la Roma riesce ad essere pericolosa e lo sarà anche al 7', su un angolo battuto stavolta corto, con Pastore a cogliere Fazio solo a centro area, ma la deviazione dell'argentino è stata imperfetta ed è scivolata vicino al palo. E quando sembrava che la Roma avesse messo le mani sul centrocampo, il Parma ha cominciato a mettere il naso fuori ad ogni ripartenza, via via in maniera più pericolosa. Prima proprio con Gervinho, con Fazio abile a deviare in corner. Poi sul corner, studiato con uno schema ad abbassare la difesa romanista per favorire una conclusione appena fuori area, con Gervinho che ha spedito di destro alto sopra la traversa. E infine con un sinistro di Cornelius spostato da una doppia deviazione di Kluivert e Fazio sanata solo da uno strepitoso allungo di Pau Lopez a mano aperta sulla sua sinistra. Al 35' un liscio di Cornelius in area ha portato a una veloce ripartenza romanista che è passata sui piedi di Kluivert, Dzeko e Pastore ed è stata rifinita malissimo da Kolarov, con uno strano sinistro di piatto che è decollato verso i distinti. E dopo aver perso un po' di tempo per le sostituzioni di Spinazzola e di Gervinho (dentro, appunto, Sprocati), per medicare il testone di Fazio e per cambiare una bandierina rotta, si è arrivati al finale, con un'occasione per Gagliolo e un'altra per Kluivert, con tiri non irresistibili bloccati dai portieri da buone posizioni.

Nella ripresa il quadro tattico non è cambiato, ma l'equilibrio avrebbe potuto spezzarsi a favore della Roma dopo dieci minuti: su una punizione dal limite Kolarov ha calciato a modo suo, ma la parabola è stata respinta dal palo proprio sui piedi di Pastore, che prontamente ha ricalciato verso la porta, trovando stavolta le mani di Sepe, attento come per tutta la partita. Fonseca ha fatto rifiatare Pastore e inserito Ünder, ma in vantaggio c'è andato il Parma, con un altro attacco rapido e con la difesa romanista in affanno: così sul cross di Gagliolo da sinistra si è avventato Sprocati che non ha un curriculum da attaccante (ha cominciato da mezzala e poi ha fatto il trequartista, passando pure per la Lazio senza peraltro mai giocare), ma che ha dimostrato di saperci fare, uncinando quella palla in maniera un po' sporca, con la traiettoria che di rimbalzo ha ingannato Pau Lopez, stavolta inerme. Fonseca ha subito inserito Diawara al posto di Fazio (retrocedendo Mancini), ma la Roma è stata per qualche minuto in balia dei colpi sempre più incisivi del Parma, con gol sfiorati due volte da Cornelius (ancora strepitoso Pau e fuori di pochissimo) e da Kulusevski (sinistro a giro sull'esterno della rete). Il finale è stato appassionante, con la Roma che s'è ulteriormente alzata, D'Aversa che s'è messo a 5 inserendo Bruno Alves per Gagliolo (con terzino Barillà, entrato al posto di Scozzarella), Zaniolo, Ünder, Diawara e Dzeko a provare disperatamente la traiettoria del pareggio (bravo ancora Sepe) e infine Cornelius a trovare in ripartenza, su errore alla fonte di Kluivert, il gol del 2-0.