Vince la Roma, e con merito, e già questo basterebbe a dire dove si è elevata questa squadra da quando sono arrivati Fonseca e questo gruppo di giocatori che sembrano incarnare lo spirito infuso dai padri fondatori di Testaccio all'interno però di un tessuto di gioco che funziona e esalta chi sta sul campo e chi vede da fuori. Vince la Roma, con merito, e contro il Napoli di Ancelotti (squalificato il padre, in panchina c'era il figlio) che a questo punto del campionato perde decisamente il ruolo di terzo incomodo tra Inter e Juve, che per ora sembrano giocare un campionato a parte: e comunque sanno, le due capoliste, che devono continuare a correre veloci perché, dietro, l'Atalanta e adesso anche questa Roma vanno forti e all'orizzonte non si vede chi o cosa possa fermarle.

La Roma proprio non si ferma, anzi accelera nel pieno di un'emergenza che anche ieri ha privato Fonseca di sei giocatori (e in panchina erano quattro le sedie vuote, delle dodici disponibili) e che però non sembra sortire effetti se non quelli di aver stramotivato chi è costretto a giocare con continuità e risponde facendo girare il motore al massimo. Vince la Roma, con merito, contro il Napoli e nella notte è andata a dormire sul guanciale del terzo posto e chi l'avrebbe detto un mese fa dopo la sconfitta in casa proprio con quell'Atalanta che intanto è stata scavalcata (ma oggi col Cagliari alle 12,30 ha la chance per tornare sopra), o anche solo un paio di settimane fa, dopo la sbiadita prova di Genova che tanto aveva fatto arrabbiare il tecnico portoghese? Da allora la Roma ha preso a volare, ha battuto di misura Milan e ieri il Napoli, ha maltrattato l'Udinese in trasferta e adesso si appresta ad incontrare Parma, Brescia e Verona prima del confronto del 6 dicembre all'Olimpico contro l'Inter di Conte. Bella prospettiva.
Vince la Roma, con merito, contro il Napoli, e nel confronto diretto ha messo le cose in chiaro con una partita di forza e di cuore, con mille episodi a favore e contro che avrebbero potuto dare alla fine esiti differenti e invece premiano la voglia e l'applicazione di una squadra decisamente rinnovata eppure così romanista. Al via, tra difensori e centrocampisti c'erano sei giocatori nuovi su sette (solo Kolarov c'era già con Di Francesco), davanti invece tutti elementi "vecchi" che lo scorso anno erano considerati tali in tutti i sensi: tipo Pastore, che invece ora più gioca e più sbalordisce, Kluivert, trattato alla stregua di un raccomandato senz'anima, e invece ora è un trascinatore imprendibile, e pure Dzeko, che l'anno scorso sbraitava contro i compagni e adesso è il vero leader tecnico anche quando non segna. È stato lui intorno al 20' del secondo tempo a chiedere alla Curva Sud di interrompere i cori di discriminazione contro i napoletani che avevano indotto correttamente Rocchi a sospendere la partita, dopo l'avviso di pochi minuti prima dello speaker.

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Vince la Roma grazie al suo coraggio, che è venuto a mancare solo nella parte finale del primo tempo, quando già Zaniolo aveva portato in vantaggio la squadra con un portentoso tiro su un'azione nata in palleggio virtuoso e culminata con un lancio di Mancini per Spinazzola, con scarico proprio per Nicolò, e Kolarov aveva già sbagliato il rigore del possibile raddoppio (sciocchezza di Callejon a portar via di braccio un pallone a Smalling, episodio rilevato solo dal Var al minuto 26). E c'era stata anche un'altra occasione per Pastore, a deviare alto una scucchiaiata deliziosa di Mancini. E ci aveva provato un'altra volta lo stesso Kolarov (sinistro deviato da Meret), un minuto prima dell'episodio del rigore. Solo che la Roma s'è accontentata lì, confidando nel pallore di un Napoli fin lì irriconoscibile. E invece abbassate le pressioni gli azzurri hanno tirato fuori la testa e creato in una decina di minuti quattro palle gol che hann fatto vacillare Pau Lopez, pronto a gettarsi su ogni pallone fino al limite dei pali, che hanno respinto al posto suo l'incornata di Milik e il successivo destro di Zielinski al 41'. E un'altra volta è stato Smalling a rimediare in virtuosa rovesciata sulla linea, a respingere un colpo di testa di Di Lorenzo.
Ma le parole di Fonseca all'intervallo, tutte incentrate sulla necessità di riprendere a pressare alto per impedire alla manovra azzurra di trovar fonte d'ispirazione lontana, hanno sortito effetto. E la Roma, sotto la pioggia, è tornata ad essere padrona del suo destino: così Mario Rui ha respinto a braccio largo un cross di Pastore e stavolta Veretout non ha sbagliato il secondo rigore della giornata. Ancelotti ha messo dentro prima Lozano e poi Llorente (al posto di Callejon e Mertens), mentre Pastore è salito in cabina di regia a ispirare azioni di piatto e di rabona. Un'azione simile a quella del terzo gol di Udine ha portato Kluivert stavolta a stampare il suo destro sulla traversa e quando sembrava maturo addirittura il terzo gol su un'improvvisa ripartenza il Napoli ha trovato spazio alle spalle di Kolarov con Lozano e sul cross radente Cetin, all'esordio dal primo minuto, non è riuscito a spostare la palla dalla traiettoria di Milik che a porta vuota ha accorciato le distanze. Ma per dar fastidio a questa Roma ci voleva altro e chi pensava che il Napoli avrebbe preso d'assalto la porta di Pau Lopez è rimasto sorpreso dalla capacità della Roma direstare in partita. Veretout e Pastore hanno trovato inattese risorse polmonari raddoppiando la presenza in campo, sono entrati Perotti per Kluivert e Ünder per Zaniolo, e il Napoli non è stato mai pericoloso, se non nel recupero con Zielinski (destro fuori) e su punizione di Milik, respinta dalla barriera. La Roma era in dieci (doppio giallo in due minuti per Cetin), ma parevano cento. Anzi 35.000. E diversi milioni da casa. Tutti insieme a festeggiare. Avanti così.