Vinceremo, vinceremo, vinceremo il tricolor. E chissenefrega se non sarà così, ma il coro sorge spontaneo tra i 700 giallorossi che stipano il settore ospiti stretto tra le curva Sud e la tribuna principale della Dacia Arena, di fronte una Roma che fa inorgoglire e gonfiare il petto, capace di giocare in dieci contro dodici eppure continua ad attaccare, va ancora a segno su calcio d'angolo, poi realizza il 3-0 con una rete da cineteca, e pure il 4° su rigore, la festa si allunga, la paura dell'uomo nero (in giallo) è passata, ci sono ancora venticinque minuti da giocare e una festa tutta da consumare, per scaldarsi ancora un po', vista la temperatura rigidina e con la prospettiva di altre sei ore da passare in macchina per tornare a Roma, a ripensare alle folate, alle azioni, alle reti, al quarto posto.

Vinceremo il tricolor, cantano tutti insieme appassionatamente, e festeggiano una squadra che finalmente riempie i cuori. Alzano i vessilli al cielo, sono tutti lì: sotto, sopra, ai lati, pezze giallorosse a dar colore a uno stadio incupito dalla crisi della squadra di casa. L'atmosfera è sempre serena, l'amicizia tra le tifoserie svelena ogni contrasto. I giallorossi presenti in massa come sempre. Annotiamo gli stendardi: Forza Roma (che sta sempre bene) e poi tutti quelli di sempre, Nel nome di Roma, Sag, R.V., Boys, Roma, Brigata De Falchi, Magliana, Fedayn, Alberone, Royalist, Torrevecchia, Torrino, Bergamo, Trieste, Pgu e pure un bel Passa il tempo.

La squadra sente l'afflato della sua curva, la curva sente l'odore della squadra che non molla più niente: la loro simbiosi è automatica in un crescendo di feeling che neanche l'intervento irresponsabile di Irrati può spezzare. Anzi, lo rinsalda. Nel settore si ricorda il sentimento che la classe arbitrale sta suscitando nei cuori dei tifosi della Roma: «C'avete rotto er...». Ma stanotte niente può fermare questa Roma. Fonseca in panchina protesta in maniera civile, Florenzi corre a mani larghe verso il quarto uomo a chiedere spiegazioni che non possono arrivare. Ma poi la squadra in campo si assesta senza cambiare niente, neanche lo spirito. E non si va mai in difficoltà.

Il pubblico di casa rumoreggia, borbotta, fischia. Capisce che stasera non ce n'è, e si inchina di fronte alle continue prodezze romaniste. Pastore viene sostituito ma viene applaudito prima dai tifosi della Roma e poi come un'onda da tutto lo stadio. Si è già sul 4-0, dalla curva parte il coro per il tricolore, nei venti minuti finali ci si sgola e si canta tutto il repertorio classico, poi Irrati fischia e stavolta anche liu viene applaudito, con la squadra che risponde convinta con altri applausi. Tutti a casa. Felici.