Il primo bacio non si scorda mai, dicono. A maggior ragione se il destinatario di quel bacio è lo stemma della Roma, a maggior ragione se le labbra che vanno a poggiarsi su quello stemma appartengono al calciatore più nominato (a sproposito) nell'ultima settimana. Colpa - o merito, fate voi - delle parole riservate da Fabio Capello a Sebastiano Esposito, in cui l'ex allenatore raccomandava al giovane attaccante interista di non seguire la strada di Nicolò Zaniolo.

Il ragazzo d'oro, dal canto suo, ha preferito rispondere sul campo, com'è giusto che sia: gol al Borussia Moenchengladbach, un imperioso stacco di testa che sarebbe valso tre punti e una buona fetta di qualificazione se non ci si fosse messo il signor Collum. Quindi il piatto sinistro con cui ha spiazzato Donnarumma domenica sera, proprio sotto la Curva Sud. E stavolta nessun errore arbitrale ha potuto mutilare la gioia sua e di tutti i romanisti.

Quindi quel bacio alla Roma. Che sarà pure in emergenza e senza tanti, troppi elementi fondamentali, ma non si arrende e fa quadrato intorno a un senso d'appartenenza che già in estate Petrachi e Paulo Fonseca avevano invocato. Nico lo ha già dimostrato in estate, non cedendo a certe lusinghe (che sia proprio questa, la causa di tanto immotivato accanimento?) e rinnovando con la Roma fino al 2024: «Ho desiderato con forza indossare solo questa maglia - disse Zaniolo il giorno della firma - È stato facile scegliere la Roma un anno fa. Lo è ancora di più oggi, dopo una stagione che mi ha permesso di innamorarmi di questa maglia e di questa città». Il bacio suggella una vittoria preziosissima, sia a livello di classifica, sia per come è arrivata: senza otto giocatori, con quelli disponibili acciaccati o fuori ruolo.

Nicolò bacia la maglia come hanno fatto, prima di lui, anche Totti e De Rossi. Nessun paragone, per carità. Anche perché, a voler essere sinceri, lo stemma lo baciò anche Pjanic, salvo poi decidere di partire verso i lidi bianconeri. Al bacio devono necessariamente far seguito i fatti, e solo il tempo dirà se sia stato o meno vero amore. Ma anche un singolo gesto ha valore: dipende sempre da chi lo compie e dal valore che quella persona dà a ciò che fa.

Di certo non può lasciare indifferenti coloro che quello stemma lo baciano (simbolicamente e non solo) tutti i giorni: i tifosi. Quei tifosi che domenica, dopo aver onorato la memoria di Antonio De Falchi e mamma Esperia, hanno inneggiato a Zaniolo, riservando cori non proprio oxfordiani a Fabio Capello, uno che a Roma ha pur sempre vinto uno Scudetto. E allora continui a tapparsi le orecchie, il buon Nick: ascolti soltanto quel canto d'amore tutto per lui, che vale più di qualsiasi altro discorso da Club, con giacca o senza. Chiacchiere da bar, vade retro. La strada di Zaniolo è quella giusta, altroché.

Capello si spiega... anzi no

L'ex tecnico giallorosso, dopo il polverone scatenato dalle sue dichiarazioni, ha cercato di fare chiarezza: «Non hanno capito quello che ho detto su Zaniolo - le sue parole a Sky Sport - Sono felice che Nicolò abbia segnato, mi dispiace solo che l'abbia fatto al Milan. Non era un giudizio, era un suggerimento a Esposito di non sbagliare come successo a Zaniolo e Kean quando Di Biagio li mandò in tribuna con l'Under 21 perchè avevano sbagliato. Tra l'altro reputo Zaniolo il più grande talento che c'è in questo momento in Italia: ha qualità, forza, tecnica e visione di gioco. Quando arriva ai venti metri può essere letale nel calciare in porta».

Excusatio non petita, accusatio manifesta, avrebbero detto i nostri antenati latini. Ma a giudicare dal rendimento di Zaniolo negli ultimi quattro giorni, verrebbe da dire a Capello & co. di continuare a criticarlo: se questo è il risultato, ben vengano le loro parole. Tu, Nick, tappati le orecchie. E bacia ancora a lungo quella maglia.