Tre indizi fanno una prova, si dice. Ma quelle fornite da Henrikh Mkhitaryan in altrettante presenze con la maglia della Roma sono troppo discordanti per seguire una sola direttrice. Duecentouno minuti complessivi costellati da alti e bassi. Il debutto sopra le righe, con il primo gol in giallorosso a imprimere subito il suo marchio nella storia degli esordi felici; una seconda prestazione in sordina, passata in secondo piano per la vittoria agguantata all'ultimo secondo; il terzo scampolo in campo a risultato già compromesso, ma senza riuscire a incidere.

Oggi a Lecce l'armeno avrà la quarta chance della sua ancora giovane avventura romanista. Lo farà come sempre nel terzetto di trequartisti alle spalle di Edin Dzeko, con ogni probabilità al fianco dei due classe '99 Zaniolo e Kluivert. Il peso dell'esperienza dalla cintola in su sarà sulle spalle sue e del centravanti bosniaco, considerando che in mediana dovrebbero agire Cristante e Diawara. Il numero 77 è in grado di fornire a Fonseca una serie di soluzioni nella linea che agisce dietro l'attaccante centrale, avendo la capacità di partire al centro, come su entrambe le corsie. Una duttilità che condivide con Zaniolo, un po' meno con Kluivert, maggiormente predisposto a partire largo su una delle due fasce. La possibilità quasi totale di scambiare i ruoli dei tre può permettere all'allenatore un ventaglio ampio di soluzioni anche in corsa. E il portoghese ha già dimostrato di essere propenso a cambiare la disposizione dei suoi giocatori anche in corsa, a seconda dell'andamento del match (e dello schieramento avversario).

Possibili variazioni tattiche a parte, la sfida che vedrà impegnata la Roma in Salento è decisiva per risalire immediatamente la china dopo il primo stop stagionale e mostrare il carattere adeguato a fronteggiare le difficoltà che fisiologicamente arriveranno. Determinanti a dettare l'atteggiamento più giusto saranno proprio i giocatori di esperienza alla Mkhitaryan. Superata la fatidica soglia dei trent'anni, una lunga esperienza internazionale già vissuta da protagonista e il ruolo di primissimo piano ricoperto nella nazionale armena, gli conferiscono tutta la personalità necessaria ad affrontare la situazione. Lasciando poi ai suoi piedi fatati il compito di rifinirla. Dopo i primi novanta spettacolari minuti con il Sassuolo, l'ex Arsenal ha pagato forse lo scotto dell'approccio a un campionato molto differente da quella Premier League cui era abituato. Ma gli ostacoli tattici che pure sono naturali in questi casi, possono essere superati grazie alla sua tecnica sopraffina. Henrikh può tornare a essere la carta vincente. L'asso in più nella manica di Fonseca.