L'armeno c'è. E visto l'esordio, pur volendo dimenticare i numeri di una carriera che non può che metterlo al di sopra di ogni sospetto, la cosa ci può far stare più tranquilli, pur nella consapevolezza che quando gioca la Roma la tranquillità non può che rimanere un concetto piuttosto distante da qualsiasi cuore giallorosso. Fonseca non lo ha detto, ma potete scommettere che quando ha parlato di giocatori che andranno in campo dopo essersi riposati nella sfida di coppa contro i turchi, il primo nome che aveva in testa era quello di Henrikh Mikhitaryan, l'armeno arrivato in extremis nell'ultimo mercato, il giocatore che ha avuto il potere di riaccendere la fantasia dei tifosi. E oggi, a Bologna, Micki di tifosi giallorossi ne ritroverà qualche migliaio perché forse lui ancora non lo sa, ma non sarai mai solo.

Dopo i novanta minuti contro il Sassuolo, impreziositi dal gol con un sinistro che soltanto chi non ha mai preso a calci un pallone può pensare che fosse una formalità, l'armeno sarà nuovamente posizionato sulla fascia sinistra nella linea a tre dei trequartisti che sarà completata da Lorenzo Pellegrini e Niccolò Zaniolo. A livello qualitativo è il terzetto dei trequartisti migliore che la Roma possa mandare in campo. Pazienza se qualcuno può pensare che Zaniolo sulla fascia vuole dire non sfruttarlo al meglio delle sue possibilità, per provarne a discuterne basterebbe consigliargli di andarsi a rivedere il ragazzo nella partita contro i turchi, devastante sulla fascia dal primo all'ultimo minuto di gioco. E pazienza pure con chi magari, con legittime motivazioni peraltro, preferirebbe la conferma del rinato Kluivert di questo inizio di stagione, quattro partite fin qui, quattro volte titolare il ragazzo arrivato da Amsterdam. Ma con Micki dall'altra parte, la Roma ha una qualità che può rivelarsi decisiva nella difficile sfida di oggi pomeriggio sul campo del Bologna.

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All'armeno sono bastati i primi novanta minuti giocati contro il Sassuolo, per convincere anche i più scettici, quelli del tipo «eh se era bono mica te lo davano», o anche «se l'Arsenal se ne priva vuole dire che è bollito». Micki ci ha messo una partita a smentirli, dimostrando subito di essere dentro la Roma. Ma soprattutto di aver ritrovato l'elemento felicità che, per quello che ci hanno raccontato, è quello decisivo perché riesca a dare il meglio di se stesso. Che è tanto, sia in fase di ultimo passaggio sia in fase realizzativa. Del resto quella felicità a cui abbiamo fatto rifermento, Micki l'aveva persa prima a Manchester e poi a Londra con la maglia dell'Arsenal, due squadre che non gli hanno mai dato fino in fondo la fiducia di cui ha bisogno per stupire con i suoi effetti speciali. Che lui vuole far vedere anche oggi contro il Bologna, magari provando a garantire un bis in fase realizzativa. Dovesse succedere, bisognerebbe già cominciare a porsi il problema su cosa fare alla fine della stagione. Perché Micki da queste parti è arrivato in prestito secco, se si vuole pensare a un suo futuro in giallorosso nel prossimo mercato estivo bisognerà acquistarlo. Cosa che si può, considerando due fattori che non sono di secondaria importanta: il prossimo trenta giugno l'armeno sarà a un anno dalla scadenza del suo contratto con l'Arsenal e, soprattutto, le due società quando è stato definito il prestito, a grandi linee già hanno parlato di un eventuale riscatto. Il tutto con la supervisione di Mino Raiola che è in questo senso è una garanzia. Per lui e i suoi assistiti.