Potrebbe davvero diventare una Piazza grande stasera Bologna, addirittura più di quanto non sia riuscito a farla apparire Lucio Dalla con i suoi versi indimenticabli. Grande come le più belle piazze di Roma, grande per l'accoglienza che darà ai tifosi, grande per la forza (e la forma) dell'avversario e perché cancellerebbe il ricordo della Roma più brutta dello scorso anno, battuta 2-0 da un avversario inguardabile, ai tempi in cui in panchina c'era Pippo Inzaghi. Che l'appuntamento sia sentito lo testimoniano gli oltre 3000 romanisti che (già da ieri sera) stanno invadendo l'Emilia.

Perché alle 15 gioca la Roma che sta cominciando a convincere tutti e lo fa lontano da casa (per la prima volta nell'anno, dopo quattro partite ufficiali, circostanza mai accaduta nella storia romanista), a 169 giorni dall'ultima vittoria fuori casa (era Genova, segnò Daniele De Rossi, sic), contro un Bologna stracarico per il terzo posto e per l'amore verso il suo condottiero piegato, ma mai spezzato dalla durissima battaglia che sta conducendo contro la leucemia. E oggi Mihajlovic riceverà anche dal popolo romanista che non l'ha mai amato per le sue scelte professionali (e pensare che ha addirittura rischiato di diventare allenatore della Roma prima che si virasse su Fonseca) il giusto tributo per la fierezza con cui sta affrontando la malattia. Ci sono mille motivi dentro e sopra questo Bologna-Roma che si giocherà alle 15 (un'altra prima volta stagionale) allo stadio Dall'Ara, riempito dalla passione dei tifosi rossoblù ma soprattutto dal calore delle legioni giallorosse, al primo maxiesodo stagionale.

Che il Bologna meriti di stare lassù è confermato dall'impressione di chi ha visto queste prime tre giornate di campionato (pareggio a Verona, vittoria in casa con la Spal e in trasferta a Brescia, recuperando dallo svantaggio di 3-1) e dai numeri che fornisce la Lega: se la Roma è una squadra che conclude parecchio loro hanno fatto addirittura meglio (13 la media/partita per i giallorossi, 16,3 per i rossoblù, nessuno in Italia ha fatto meglio), se la Roma sa palleggiare (369 passaggi di media) la squadra di Sinisa lo fa di più (464), se nella Roma ci sono intuizioni geniali (4 i passaggi chiave sinora) nel Bologna viaggiano al doppio (8), se la Roma cerca solidità difensiva (solo 52 recuperi a partita, solo Sampdoria e Sassuolo hanno fatto peggio) si potrebbero prendere lezioni proprio al Dall'Ara (94 recuperi di media, solo Brescia, Spal e Milan hanno fatto di più) e comunque in assoluto loro giocano più alti (55,5 metri di media di baricentro) rispetto alla Roma che viene dipinta come la squadra più sbilanciata d'Italia e invece il baricentro di media è fissato a 51,7 metri (ma nel dato incide evidentemente il derby cauto).

Parole e dati che testimoniano la difficoltà dell'impegno che attende la Roma in un campionato in cui la Juve non è evidentemente quella degli anni scorsi (lo conferma la stentata vittoria sul Verona) e l'Inter nonostante i quattro successi consecutivi non sembra in grado di dominare la scena. Ma Bologna è fissata nei nostri cuori anche per altre esibizioni, quelle indelebili intorno agli anni dello scudetto (Totti ha segnato ai rossoblù 7 volte, tra cui il primo rigore a cucchiaio, prima di quello storico a Van der Sar, e con un sinistro al volo su calcio d'angolo che Pagliuca sta ancora lì inginocchiato a chiedersi come), per i gol di Emerson, di Batistuta e di Samuel, la punizione di Assunçao, per la neve che ne fece rinviare una e per la pioggia spesso caduta (scossero le reti bagnate su rigore Pjanic e Dzeko contro Mirante che oggi andrà in panchina per la Roma, probabilmente sotto altra pioggia), per le incursioni vincenti di Nainggolan, per la versione più bella della squadra allenata da Luis Enrique, per le testate di Fazio e i ricami di Salah e Dzeko nel giorno dell'ultima vittoria al Dall'Ara (9 aprile 2017, in panchina Spalletti).