Un indizio rimane un indizio. Due indizi pure. Tre fanno una prova. I criminologi più illustri ne hanno fatto una regola scientifica. E allora trasliamo il tutto verso la nostra Roma: i quattro gol segnati al Sassuolo in una partita in cui per un'ora si è vista una squadra che ci ha riconciliato con l'ottimismo; le altre quattro reti rifilate ai turchi amici di Under con un secondo tempo che quell'ottimismo appena rinato lo ha confortato. Due indizi, appunto, di una Roma tornata sulla giusta strada, di una squadra che ha dato l'impressione di volersi mettere alle spalle il più in fretta possibile l'ultima, negativa a voler essere buonisti, stagione. E allora oggi in vista del Bologna, ci travestiamo da criminologi e attendiamo il terzo indizio. Quello che ci darebbe la prima prova di una Roma ritrovata, di una Roma con le carte in regola per inseguire quel traguardo del ritorno in Champions che è l'obiettivo dichiarato nel primo anno dell'era portoghese.

Sarebbe peraltro un indizio-prova pesante. Se non altro perché oggi al Dall'Ara la Roma si presenterà contro un Bologna che da decenni non respirava l'aria di alta classifica con il conseguente entusiasmo della piazza. Un Bologna che non fa mistero di voler puntare all'Europa del prossimo anno, ma soprattutto di un Bologna orfano di Mihajlovic (ancora tanti auguri, Sinisa) e che intorno a questa enorme problematica umana, si è compattato per regalare al suo condottiero un motivo in più per combattere quel maledetto male che lo ha colpito. È vero che gli esami non finiscono mai, ma quello di oggi a Bologna per Fonseca e i suoi discepoli è uno di quegli esami che possono dare un senso diverso e di prospettiva a una stagione iniziata tra mugugni e perplessità. Non è un caso che Fonseca sia intenzionato a mettere in campo la Roma in questo momento migliore dal punto di vista qualitativo: Pellegrini, Zaniolo e Mikhitaryan alle spalle di Dzeko, Veretout e Cristante mediani davanti alla difesa, Florenzi e Kolarov bassi sulle fasce, Mancini con Fazio al centro della difesa.

In attesa dei recuperi degli infortunati (Smalling, Zappacosta, Perotti, Under) difficile non essere d'accordo con il tecnico arrivato dal Portogallo via Ucraina. Servirà coraggio prima, indipendentemente dall'atteggiamento tattico con cui si presenterà in campo il Bologna, squadra peraltro che per caratteristiche dei suoi giocatori non sembra pensata per arroccarsi nel suo fortino. Dovesse essere così, vincerà la squadra più forte, quella con maggiore qualità, quella che avrà il coraggio di pensare di voler vincere segnando un gol in più degli avversari, quella che dovrà guardare e metabolizzare lo spicchio giallorosso di migliaia di tifosi al seguito. Siamo ottimisti a pensare che quella squadra non potrà che essere la Roma?