Archiviato il successo europeo, la Roma è tornata ad allenarsi ieri a Trigoria (ora blindata: i vetri interni che danno sul campo sono stati oscurati per "nascondere" gli allenamenti) per preparare l'insidiosa trasferta di Bologna. La squadra è scesa in campo per la seduta mattutina divisa divisa in due gruppi: scarico per chi ha giocato giovedì, gli altri si sono allenati regolarmente. Fonseca ha dovuto fare a meno degli infortunati Zappacosta, Perotti, Ünder, ancora alle prese con i rispettivi infortuni; e di Cetin, reduce dall'influenza. Ma dall'infermeria arriva anche qualche buona notizia, perché Chris Smalling ha svolto parte del lavoro con il resto dei compagni.

Ancora difficile ipotizzare una sua convocazione per Bologna. Il difensore non ha riscontrato un vero e proprio infortunio e lo staff tecnico, di concerto con quello medico, ha deciso di gestirlo per evitare ulteriori complicazioni. Se nell'allenamento di oggi il muscolo risponderà bene, il suo nome sarà valutato per la partita del Dall'Ara.

«Un grande cambiamento».

Il centrale ha rilasciato un'intervista agli inglesi di The Telegraph facendo un bilancio delle sue prime settimane in giallorosso: «Pochi giocatori inglesi vanno a giocare all'estero, ma secondo me la difficoltà maggiore è nella lingua. Sul campo puoi imparare le diverse traduzioni di "sinistra", "destra" e "dietro di te", ma fuori dal campo devi riuscire ad avere feeling con il gruppo. Si viaggia insieme come squadra, quindi è importante comunicare il più possibile. Questo mi aiuta a sentirmi più a mio agio con i miei compagni. Imparando la lingua posso avvicinarmi ai miei compagni e conoscerli meglio». Per questo sta prendendo lezioni di italiano: «Seguo un corso con l'insegnante del club. La mia strategia è fare tante lezioni ma non troppo lunghe». Smalling ha spiegato così la sua decisione di lasciare il Manchester United: «Solskjaer mi ha detto che avrei fatto delle partite, ma nelle scelte ero dietro a Maguire e Lindelof. Io mi sentivo bene e volevo giocare». Poi è arrivata la chiamata della Roma: «La scelta più facile sarebbe stata quella di rimanere. Questa è l'occasione perfetta per provare a vivere una cultura diversa. È un cambiamento totale, anche se il calcio è sempre lo stesso». E non chiude a un suo possibile ritorno in Premier League: «Durante una stagione possono succedere molte cose». Sul tema del razzismo fa eco alle parole di Dzeko: «Le nostre voci devono essere ascoltate. Speriamo che gli organi di governo, le leghe calcistiche e i calciatori possano essere più uniti. Sento che questa coesione sta crescendo. Resta comunque deludente affrontare tutto questo, quando ci sono bambini che ti guardano in tv».