Senza neanche sudare, per non sporcare la bellissima maglia blu che ha fatto il suo esordio regale in Europa League, la Roma batte il Basaksehir in maniera più larga di quanto abbia detto l'andamento soprattutto del primo tempo e si mette già avanti per il discorso qualificazione anche in virtù del clamoroso crollo casalingo del Borussia Moenchengladbach contro gli austriaci del Wolfsberger. Sono quattro alla fine i gol all'Olimpico proprio come in Germania, così il prossimo appuntamento (a Graz contro gli austriaci il prossimo 3 ottobre) potrebbe già indirizzare in maniera decisiva il passaggio del turno.

E alla fine si festeggia convinti per l'empatia che suscita questa Roma di Fonseca che, anche nella serata in cui le cose sembrano non funzionare, comunque poi sa attendere il momento buono e quando sente l'odore del sangue degli avversari si scatena e li asfalta, giocando al gatto col topo, segnando quattro reti che avrebbero potuto anche essere di più, deliziando i 21348 spettatori e confortando i pensieri di chi pensa che questo potrebbe essere un anno finalmente pieno di soddisfazioni. Sugli scudi Dzeko, Zaniolo e Kluivert, e avrebbe potuto segnare anche Kalinic, ma per l'emozione dell'esordio ha tirato due volte addosso al portiere.

Del resto Fonseca aveva premesso che avrebbe cambiato diversi uomini visto l'impegno ravvicinato. Così rispetto alla squadra antiSassuolo, e in vista degli altri cambiamenti per l'imminente e già delicatissima partita di Bologna (domani è già vigilia), sostituisce cinque uomini della formazione di partenza, scegliendo a sorpresa di tenere in campo Kolarov (con Fazio) affiancandogli Jesus (con Mancini a riposo) e Spinazzola come vice Florenzi, facendo debuttare Diawara senza far risparmiare Cristante, confermando Kluivert stavolta però sulla fascia opposta per far posto a Zaniolo a destra, con Pastore alle spalle di Dzeko. Qualche sorpresa iniziale anche per il Basaksehir, che tiene fuori il difensore Epureanu e il centravanti titolare Crivelli, scegliendo un 433 con Topal spostato in difesa e il capitano Tekdemir regista di una squadra che è parsa subito priva di timori reverenziali, con il tridente Visca, Gulbrandsen e Turan a cercare spesso lo spazio dietro la linea difensiva giallorossa, trovandolo a volte, ma senza mai riuscire a concludere.

Ne viene fuori una partita bloccata dopo un paio di fiammate iniziali romaniste, nella nuova scenograficissima maglia blu, a spiccare nel prato verde e nel nuovo parco luci dell'Olimpico. La Curva sente la responsabilità di suonare la carica e dunque canta senza sostegno anche per quelli che sono rimasti a casa. Ma contro una squadra appena volenterosa la manovra stavolta non scorre fluida, Diawara e soprattutto Pastore non danno regolarità al palleggio (l'argentino viene anche fischiato sonoramente dopo la terza palla regalata agli avversari), Kluivert corre senza meta, Zaniolo prova a metterla sulla forza fisica, ma più che vincere un paio di contrasti in velocità non fa, e Dzeko pare un'anima in pena.

Il Basaksehir così prende fiducia e crea un paio di azioni potenzialmente pericolose (Topal manda alto di testa al 17', al 32' Pau Lopez deve uscire di testa fuori area per fermare il norvegese). Pastore si desta per un momento e di sinistro scalda i guanti di Günok. È il segnale che forse qualcosa sta cambiando e se ne vedono i frutti al 42' quando un'insistita azione di Dzeko sfoga su Spinazzola che crossa forte in un punto dell'area dove c'è solo il goffo Junior Caiçara che di coscia invece di rinviare sorprende il suo stesso portiere: è il vantaggio, insperato, con cui si va all'intervallo.

Al ritorno in campo la situazione cambia sostanzialmente e dopo un paio di impacciate soluzioni difensive a tamponare quelle che saranno le ultime iniziative turche, la lupa azzanna al collo il rivale e non lo molla più. Al 4' Dzeko si fa fermare dal portiere turco, al 10' una splendida iniziativa partita dal piede finalmente ispirato di Zaniolo culmina dopo un velocissimo cambio di fronte ancora sul talento di Massa che, incredibilmente, da un metro in scivolata rinvia invece di segnare e la deviazione vincente di Dzeko viene annullata perché a occhio (il Var in Europa League non c'è) il bosniaco è più avanti del compagno. Ma è questione di secondi perché Dzeko ci riprova pochi secondi dopo, e si fa ancora ipnotizzare da Günok, ma poi riesce finalmente a far breccia grazie ad un'altra iniziativa profonda di Zaniolo che finge di rientrare sul sinistro e invece affonda a destra e poi fa segnare Edin a porta vuota.

Bello l'abbraccio successivo tra i due. Persino Pastore ora diventa imprendibile e sfrutta le ultime energie per dribblare ripetutamente gli avversari. Poi entra Pellegrini e la Roma cresce ancora mentre Jesus viene ammonito e Fonseca si scontra verbalmente col quarto uomo per una differente interpretazione di pochi secondi prima. L'inerzia è tutta a favore e i turchi spariscono dal campo, la Roma alza il torello fin dentro la loro area e Zaniolo sigla il meritatissimo gol personale. Nel finale c'è gloria anche per Kluivert, ma non per Kalinic che, liberato da una splendida intuizione di Pellegrini, tira due volte addosso al portiere.