Ancora forse non lo sa. Oppure fa finta di non saperlo più perché ragazzo intelligente che falso modesto. Ma non è un azzardo sostenere che Lorenzo Pellegrini, oggi, sia al centro della Roma, di quella Roma e romanista che parte dal Capitano, un marchio di fabbrica da queste parti. Florenzi non se la prenda, del resto il presente è suo, così come di Pellegrini con un orizzonte, però, più lontano. Lui è al centro della Roma. A mettercelo ci hanno pensato in parecchi. Partendo dal ct Mancini, passando per Di Biagio, finendo con Francesco Totti che non ha avuto pudori nell'indicarlo come l'erede designato di una tradizione molto romanista. Eredità pesante anzicheno, ma che il ragazzo che ha le sue radici a Cinecittà (Est aggiungono quelli precisi) si è assunto senza fare una piega, ulteriore dimostrazione di una personalità che alla sua età, in fondo ha ancora soltanto ventitre anni, possono vantare soltanto i predestinati.

Fateci caso. In una Roma che in questi anni ci ha abituato, in certi casi purtroppo, che non esistono giocatori incedibili, il nome di Lorenzo Pellegrini come possibile partente, è difficile che si faccia. Magari arrivano notizie dall'altra parte della barricata, notizie di squadre che lo vorrebbero acquistare, notizie che sistematicamente vengono stoppate dallo stesso giocatore, «io a Roma sto bene, è casa mia, tutta la mia famiglia tifa giallorosso, sogno di rimanere qui per sempre», dichiarazioni che aprono il cuore alla gente romanista, pazienza se lo chiudono al suo procuratore.

Ora c'è bisogno della risposta del campo, la sua e della sua Roma che domani ospiterà quel Sassuolo in cui Pellegrini ha capito che il suo posto era nel calcio dei grandi. Il ruolo non è un problema, interno di centrocampo, trequartista, pure esterno offensivo come ce lo ha proposto Mancini nelle recenti partite della Nazionale in cui Pellegrini ha lasciato il segno, primo gol in azzurro a casa di Mkhitaryan, gol decisivo per vincere l'Europeo e mettere un altro mattone nel cammino verso l'Europeo: «Se dovessi schierarmi in una posizione, mi metterei nel ruolo di trequartista perché è lì che mi diverto di più, ma l'importante è giocare e io sarò sempre a disposizione del mio allenatore» ha detto ieri a Sky in un'intervista con un occhio alla ripresa del campionato e un altro all'esperienza sempre più positiva in Nazionale.

L'azzurro adesso è alle spalle, l'Europeo ormai una certezza, ora bisogna pensare alla Roma, a questa nuova Roma di Fonseca che sembra aver conquistato il ragazzo di Cinecittà: «Non ci poniamo obiettivi. Vogliamo migliorare e lo noto in tutti gli allenamenti. Ma è anche normale e giusto dire che questa Roma deve giocare la Champions. Questo deve essere il primo obiettivo, fermo restando che non dobbiamo neppure porci dei limiti. Lavoriamo sodo tutti i giorni. Mi piace molto quello che ci chiede Fonseca. È un tecnico che vuole comandare il gioco perché così facendo non sei mai sottomesso dagli avversari. Del resto adesso per la Roma è arrivata l'ora di vincere. Da subito».

Cioè dal suo vecchio Sassuolo. Che domani pomeriggio si presenterà all'Olimpico certo non nel ruolo di vittima sacrificale: «Per noi deve essere un esame a senso unico, dobbiamo vincere. È fondamentale visto anche che giochiamo in casa, davanti ai nostri tifosi. Sarà importante il loro apporto, io so che possiamo contarci. Sassuolo è stata un'esperienza meravigliosa per me ed è sempre emozionante giocare contro di loro, ma voglio pensare solo a vincere».

È probabile che Fonseca domani lo faccia giocare nel preferito ruolo di trequartista, anche se non è neppure da escludere che lo sposti sulla fascia con la conferma di Zaniolo al centro: «Fa sempre piacere ricevere complimenti, noi lavoriamo per cercare di far bene e migliorare sempre. Non sono complimenti qualunque quelli che ho ricevuto nel recente passato, quindi fanno molto piacere perché vengono da persone importanti per me. Non so da dove nasca la mia duttilità. Cerco di mettermi a disposizione, rubare con gli occhi dai miei compagni che fanno un determinato ruolo meglio di me. Posso migliorare in tante cose, anche nel mio stesso ruolo. Mi fa piacere poter giocare in tanti ruoli perché mi permette di mettere l'allenatore in difficoltà. Dai nuovi mi aspetto che ci diano esperienza soprattutto Miki e Smalling (se gioca ndr) che sono due ottimi giocatori, possono aiutarci tantissimo. Anche a noi che abbiamo giocato solo in Italia possono dare tanto. Stiamo lavorando pure per creare un gruppo unito dentro e fuori dal campo. Ora però dobbiamo far parlare il campo. Dobbiamo cominciare a vincere le partite e lavorare duro negli allenamenti per migliorarci. Ripeto, il nostro obiettivo deve essere di riportare la Roma in Champions League. Abbiamo tutto per riuscirci».