Tutto maledettamente troppo presto. Il derby alla seconda giornata è un inedito assoluto che brucia le tappe e rischia di condizionare oltremisura gli umori in un senso o nell'altro. Le impressioni di settembre come arma a doppio taglio. La sola disputa della gara - in qualsiasi periodo dell'anno - porta con sé un atavico fastidio che si scioglie soltanto quando l'esito risulta positivo, salvo restare appiccicato addosso come la più pesante delle zavorre in caso contrario. Ma a inizio torneo i due effetti saranno in ogni caso moltiplicati, nonostante la nuova squadra sia ancora tutta da decifrare.

Gradevole, a tratti anche bella, nelle trame offensive, la Roma ha pagato al debutto lacune difensive dovute più a incertezze dei singoli che all'assetto voluto da Fonseca. Proprio quei tre gol incassati inopinatamente dal Genoa hanno già portato i giudizi sui binari del pessimismo. Ambiente, bookmakers, addetti ai lavori: tutti indicano i giallorossi sfavoriti nella gara di questo pomeriggio. Motivo ulteriore - se mai ci fosse bisogno di aggiungerne a quelli congeniti alla natura stessa del match - per trovare la necessaria carica in vista della sfida.

Ribaltare il pronostico da un lato, dando continuità alla storia dall'altro. I dati statistici vedono la Roma in nettissimo vantaggio nei confronti dei rivali, da ogni punto di vista. Sono diciannove le vittorie in più della squadra che porta i colori della Capitale, considerando tutte le partite ufficiali fin qui disputate (tre successi di distacco in Coppa Italia, sedici in campionato), scarto che cala di una lunghezza prendendo in considerazione anche le gare ufficiose (tornei amichevoli di varia natura e campionati di guerra).

Resta comunque valido il vantaggio complessivo considerando i soli derby disputati in trasferta, quantomeno da calendario. Sempre restando ai precedenti, sono due quelli disputati in campionato nel mese di settembre, entrambi recenti e decisi da terzini mancini: il primo nel 2013, con Balzaretti protagonista e «la chiesa rimessa al centro del villaggio», come da felice aforisma di Rudi Garcia; il secondo nell'ultima stagione, con un'altra nemesi a chiudere il cerchio: gran gol su punizione di Kolarov, ovvero colui che da due anni è passato dalla parte giusta della barricata, peraltro al minuto 71. Al ritorno però la musica è diventata stonata, chiudendo di fatto l'era Monchi-Di Francesco.

Il primo derby della gestione Petrachi-Fonseca può riportare le cose nel verso più consono a come sono sempre andate, certificate anche dai cinquanta tornei nei quali la Roma ha preceduto i rivali nella classifica finale in settantasei campionati. Avrebbero potuto essere di più, ma gli altri sono mancati undici volte dalla Serie A.