«Quanto giallorosso tutto intorno e ancor più in là»: parafrasando la celebre canzone della Pfm, le Impressioni di settembre negli ultimi anni hanno rappresentato due vittorie dolcissime contro quegli altri. Successi molto diversi tra loro, per come sono arrivati e per il valore - emotivo e sportivo - che hanno portato, ma con dei terzini sinistri come fili conduttori: Balzaretti e Kolarov.

Chiesa al centro del villaggio

Il 22 settembre 2013 è una data difficile, anzi, impossibile da dimenticare per tutti i romanisti: è il giorno delle lacrime di Federico Balzaretti sotto la Curva Sud, di quella corsa folle e paonazza, gridata in faccia a un'estate da dimenticare. È il giorno in cui rimettiamo «la chiesa al centro del villaggio», per ricordare il proverbio citato da Rudi Garcia dopo la vittoria per 2-0. È il giorno in cui ricordiamo loro che il nostro nome è il simbolo della loro eterna sconfitta. Gli stendardi gialli e rossi che raffigurano la Lupa rendono ancora più luminosa la giornata di inizio autunno, quasi che il sole stesso abbia deciso di riemergere, pronosticando ciò che poi avverrà in campo.
Un successo voluto a tutti i costi, necessario per ristabilire l'ordine naturale delle cose. Dominiamo in lungo e in largo, ma quando il mancino potente di Balzaretti si stampa sul palo, la porta avversaria sembra davvero stregata. Invece passano soltanto pochi secondi e il numero 42 stavolta fa centro, facendo esplodere tutta Roma. Poi Ljajic chiude i conti su calcio di rigore e otteniamo la quarta vittoria nelle prime quattro partite

 Federico Balzaretti esulta dopo il gol dell'1-0 nel derby del 22 settembre 2013 @LaPresse

Aleksandar li punisce

Anche nella passata stagione ce li ritroviamo davanti a fine settembre, il 29 per la precisione: la Roma è reduce dalla vittoria col Frosinone, che fa seguito però a una partenza da incubo. Ma, nonostante l'avvio zoppicante e una squadra che stenterà per tutta l'annata, quel pomeriggio è da goduria: Pastore si fa male dopo mezz'ora e lascia il posto a Lorenzo Pellegrini, che segna il suo primo gol in un derby con un colpo di tacco sotto la Curva Nord.
Nella ripresa uno svarione di Fazio permette loro di pareggiare, ma dura poco: al 71' è Aleksandar Kolarov che emenda il suo passato con un perfetto calcio di punizione che fa esplodere l'Olimpico. Il serbo corre a esultare sotto la Tribuna Monte Mario, con la sua solita espressione tra l'accigliato e lo sbruffone, per la gioia di tutti i romanisti. E visto che siamo in tema di espiazione, anche Fazio si fa perdonare l'errore in occasione del loro gol con un preciso colpo di testa sotto la Sud che chiude i giochi e dà il via alla festa: le bandiere sventolano e De Rossi guida i compagni a festeggiare con i tifosi. Un tacco bello, non c'è che dire.

 Aleksandar Kolarov festeggia dopo la vittoria per 3-1 nella stracittadina del 29 settembre 2019 @LaPresse

Gli altri precedenti

Se in campionato gli incroci di settembre sono cosa recente, in Coppa Italia sono stati una consuetudine tra la fine degli Anni 60 e i primi Anni 70. L'8 settembre 1968 la Roma guidata da Helenio Herrera la sua cavalcata nel torneo (che poi vincerà) con una vittoria contro i biancocelesti: decide un gol di Ferrari in avvio e da lì in avanti i giallorossi non sbaglieranno un colpo, portando a casa il trofeo battendo 3-1 il Foggia il 29 giugno 1969.
Ce li ritroviamo davanti un anno dopo, il 7 settembre, e il risultato non cambia: stavolta arriva a tavolino, ma quando la gara viene interrotta per un blackout elettrico che lascia l'Olimpico al buio siamo avanti per 1-0. Il giudice sportivo Alberto Barbè commuta il risultato in un 2-0 per noi. Stesso risultato, ma maturato sul campo, il 6 settembre 1970: davanti a 73.000 spettatori circa, sono un'autorete di Wilson e il gol di Roberto Vieri (papà del futuro centravanti dell'Inter) lanciano la Roma verso la vittoria del girone eliminatorio.

Il 9 settembre 1973 finisce invece 0-0 in un torneo in cui i giallorossi non brillano e vanno fuori al primo turno. Ci rifacciamo l'anno seguente, il 22 settembre: decide un colpo di testa della "Peste" Pierino Prati al quarto d'ora del secondo tempo, un gol che poi risulterà decisivo per la vittoria del girone da parte della Roma di Liedholm e per l'eliminazione dei biancocelesti. Che iniziano a fare su e giù tra Serie A e B, e gli incroci si riducono notevolmente.
Fino al 9 settembre 1984: passiamo 2-0, con i gol di Iorio su rigore e di Di Carlo. Noi siamo reduci da una finale di Coppa dei Campioni, loro invece pochi mesi più tardi torneranno nel campionato cadetto. La Curva Sud espone uno striscione che vale più di mille parole: «Noi... dove non sarete mai voi». Un altro recita: «Certe illusioni: c'è chi le vive... e chi le sogna». E il campo, ancora una volta, lo conferma.

Prati svetta di testa e segna il gol della vittoria in Coppa Italia nel 1974 @LaPresse