Senza proclami, rilasciando pochissime interviste e solo a margine delle partite, concentrato più sulla sostanza del suo lavoro che sulle dinamiche del mercato, eppure fautore del colpo più bello messo a segno da Petrachi e Fienga (il rinnovo di Dzeko, convinto innanzitutto dall'aria diversa che il tecnico ha portato nella squadra), portatore sano del virus del calcio offensivo (che a dir la verità a Trigoria è stato impiantato da tempo) con la speranza che stavolta sia efficace tanto da portare finalmente un trofeo per la povera bacheca di viale Tolstoj, Paulo Fonseca s'è preso la Roma in un tempo relativamente breve, quaranta giorni. Tanti ne sono passati dal primo giorno trascorso sul campo con la squadra, il 9 luglio, quando cominciò la sua avventura con un discorso breve e convincente, usando soprattutto due concetti (intensità e coraggio) che attraverso i suoi insegnamenti tattici ha subito trasferito nel gioco della squadra. Dieci le amichevoli disputate in questo tempo di quaresima, otto vittorie e due pareggi, nessuna sconfitta, 48 gol fatti, 10 subiti. Togliendo i confronti con i dilettanti, sono 26 i gol fatti in 8 gare e 9 subiti. Segno che questa squadra ha una facilità nell'andare a segno degna di nota, ma che subisce anche troppo facilmente le conclusioni degli avversari. E questo è un aspetto su cui è bene concentrarsi subito.

Occhio al Genoa

Resterà questo infatti il principale dilemma sulla nuova Roma di Fonseca. Sa bene anche Di Francesco come le migliori intenzioni offensive di un lavoro magari ampiamente sperimentato in allenamento possano infrangersi contro la dura corazza delle tatticissime squadre del campionato italiano. Oltretutto nello staff non ci sono più collaboratori tecnici e analisti cresciuti in società (come Beccaccioli, portato a Trigoria addirittura da Montali), né il loro carico di conoscenze specifiche utili magari a riconoscere e individuare le caratteristiche migliori degli avversari: pensiamo solo a quanto sarebbe stato utile il contributo di Beccaccioli in vista della prima giornata, lui che di Andreazzoli ai tempi del dopo-Zeman era stato uno dei principali collaboratori. Ma Fonseca ha voluto azzerare tutto e non allargare lo staff dei suoi storici collaboratori: ne aveva il diritto, la società glielo ha riconosciuto.

Le palle inattive

Le partite però in Italia si vincono anche attraverso questa conoscenza dei dettagli. E qualche punto debole quando la palla ce l'hanno gli avversari la Roma l'ha mostrato anche in queste prime amichevoli. Si è già scritto molto della tendenza dei difensori a rimanere con la linea molto alta e dei problemi di copertura della profondità se non c'è perfetto sincronismo nell'allineamento (con Kolarov che non rispetta quasi mai i tempi degli altri) o magari dei rischi enormi che si corrono quando si sbaglia un passaggio in impostazione. Un altro problema sembra emergere dalle marcature sui calci d'angolo. Contro l'Arezzo, ad esempio, per due volte (al 17' e al 26') la difesa si è fatta trovare impreparata su cross derivanti da corner: in questi casi la Roma si piazza con cinque a uomini dentro l'area piccola (nello specifico Zaniolo, Dzeko, Fazio, Jesus e Kolarov), uno sul primo palo (Cristante), due a presidiare gli scambi corti in battuta (Diawara e Ünder), due a presidio della zona del dischetto (Perotti e Florenzi, i meno dotati di testa). Se il riferimento sui cross però deve essere solo il pallone, ognuno è responsabile della propria zona di competenza: nel primo caso Jesus per guardarsi alle spalle ha tralasciato l'inserimento davanti a sé (alle spalle di Fazio), nel secondo sulla palla battuta all'indietro la difesa è salita veloce (tutti tranne Kolarov) e sul successivo cross non c'è stato il tempismo giusto per riabbassarsi, con due o tre avversari finiti in zona favorevole. Sono dettagli decisivi, bisognerà fare molta attenzione.

Dzeko nuovo faro

Dietro al ritrovato sorriso del bosniaco c'è però sicuramente una squadra che cresce e che sa esattamente che cosa fare quando gestisce il pallone. Il decentramento in impostazione dei due registi (uno si abbassa sempre tra i due centrali, a volte anche esternamente), la posizione sempre alta dei terzini, il movimento incontro degli attaccanti esterni, l'attacco alla profondità alternato dei due attaccanti centrali (con l'altro che si propone a legare la manovra) configurano un meccanismo virtuoso che quando il palleggio è veloce e preciso (a volte si ritarda ancora di un tempo la giocata) porta la squadra a trovare sempre invitanti varchi disponibili, grazie anche alla presenza di tanti uomini in zona palla. Poi è inevitabile che quando entrano le seconde linee la performance si abbassi un po'. Mancano ancora degli interpreti in grado di migliorare le performance a cambi effettuati: con un altro difensore, una seconda punta più efficace di Schick e magari un'alternativa a Florenzi migliore di Santon, Fonseca avrebbe anche più soluzioni. Pastore potrà garantire maggior contributo (quando starà bene) di Antonucci, se non si troverà per lui una squadra in prestito. Fonseca ha comunque già apprezzato molto le prestazioni di Ünder e Zaniolo, stima Fazio e Jesus, sa quanto può dare Kolarov, stima Perotti.

Lo spirito di gruppo

Sta poi nascendo anche una squadra che appare più "solida" caratterialmente dell'altra. Saranno solo sensazioni estive, ma l'ariaccia che si respirava l'anno scorso dopo le cessioni di Nainggolan e Strootman (non tanto per le intuizioni tecniche che si sono dimostrate fondatissime, ma per la "temperatura" generale del gruppo) è solo un pallido ricordo. Oggi si vede Dzeko applaudire Florenzi a rincuorarlo per un lancio sbagliato, Perotti prodigarsi con (a volte eccessiva) generosità su ogni pallone, Cristante lottare in silenzio, lo stesso Florenzi calarsi nel ruolo del capitano pronto a spendere una parola di incoraggiamento per tutti, Zaniolo e Ünder manifestare entusiasmo almeno via social (sul campo restano i più "musoni"), Lopez guidare ogni movimento con incessante intensità vocale, Fazio e Jesus a battersi con gli avversari con feroce determinazione. E se qualcuno indugia a discutere con un avversario o con l'arbitro, arrivano tutti gli altri a sostenerlo, più di quanto non sia stato fatto in passato. Sono segnali, per carità, ma di confortante lucentezza. Ora la risposta dovrà darla il campo. Cominciare bene sarà fondamentale per tutti